Andata e ritorno, un viaggio a Lampedusa - .Scoop D SETTEMBRE 2016 1 Non un unico grande fratello

  • View
    212

  • Download
    0

Embed Size (px)

Text of Andata e ritorno, un viaggio a Lampedusa - .Scoop D SETTEMBRE 2016 1 Non un unico grande fratello

  • Post

    e Ita

    liane

    s.p.

    a. Sp

    edizi

    one i

    n Abb

    onam

    ento

    Pos

    tale

    D.L.

    353/

    2003

    (con

    v. in

    L. 27

    /02/

    2004

    n 4

    6) a

    rt. 1

    , com

    ma 2

    , DCB

    BO

    Il trimestrale di CADIAINumero 53 Settembre 2016

    Andata e ritorno, un viaggio a Lampedusa

    Una convenzione con lIstituto Ramazzini per CADIAI

    Centro estivo Santa ViolaAlla scoperta di Bologna e della bolognesit

    MestIeriPercorso tra i mestieri di una volta nei Centri Diurni Anziani

  • direttore responsabile:gianluca Montantecomitato di redazione:germana grandi, Laura ZarlengaProprietario ed editore:CADIAI Cooperativa Socialevia Boldrini 8 - 40121 Bolognadirezione e redazione:via Boldrini 8 - 40121 BolognaTel 051 74 19 001Fax 051 74 57 288coordinatrice di redazione:giulia Casarinicollaboratori:Anna Chiara AchilliDaniela BrunettiDomenico CapizziPatrizia CardelliniAnnalisa FabbriPiera FranceschelliLisa Lambertini

    Federico MantovaniImmacolata MassesioRaffaele MontanarellaVeronica Ndy Nwokogregorio ParlascinoLaura PianaMaria Angela PiccinelliMihaiela Adina RomegheaLaura SantiDeborah Venturoligloria VerricelliProgetto grafico e impaginazione:Natascha Sacchini, giorgia Vezzanistampa:Casma Tipolitovia Provaglia 3/b, 3/c, 3/d 40138 Bologna

    Periodico trimestrale di cadiai registrazione tribunale di Bologna: n. 7703 del 18/10/2006

    1 editoriale2 in copertina andata e ritorno, un viaggio a lampedusa

    5 progetti internazionali progetto enable, continua il percorso verso la co-produzione

    6 cooperazione La SA8000, un modo per certificare la responsabilit sociale7 cadiai: 1 ora di lavoro vale 28 istituto ramazzini9 una convenzione a favore dei soci cadiai

    10 pari opportunit il pacco dono, unoccasione per festeggiare!

    Sommario

    11 attivit sociale da cadiai 135 partecipanti alla race for the cure in visita alla mostra di edward hopper

    12 servizi una volta lo disse anche James bond: mai dire mai!13 il centro diurno sandro pertini si apre al territorio14 muovimenti16 benvenuti!

    18 centro estivo santa viola

    20 ecco a voi la compagnia teatrale del centro diurno san biagio

    21 una buona notizia

    22 incontro con i volontari dellunit Cinofila dellUnione Nazionale Arma dei carabinieri a casa simiani festa degli ammalati23 Lesperienza CADIAI supera i confini regionali e sbarca a milano confronto tra trasferimenti24 voci e volti del caff san biagio26 lascolto e il dialogo attraverso lopera27 lestate si avvicina in fondo al mare28 mestieri

    30 cadiai in cucina couscous alla marocchina

    30 lettere31 liber libero borderlife

    32 rubriche

    Foto di copertina e immagine a pagina 2 di Salvatore Della Capa.

  • Scoop 53 Settembre 2016 1

    Non un unico grande fratello ma molti familiari e colleghidi Franca GuGlielmettiPresidente di cadiai

    In questi ultimi mesi si parla molto, sui giornali e tra la gente, degli episodi di maltrattamento scoperti allinterno di servizi educativi o socio sanitari, che con preoccupante regolarit vengono alla luce e giustamente denunciati.Sono episodi che ci riempiono di sde-gno, perch le vittime sono persone fragili e incapaci di difendersi; perch gli autori di questi gesti insani sono per-sone a cui questi soggetti deboli sono stati affidati e che per ruolo sociale do-vrebbero tutelarli e difenderli. il totale rovesciamento dei valori e dei comportamenti che a questi va-lori dovrebbero ispirarsi, che lascia in-terdetti; lemergere della violenza vigliacca e meschina in chi dovrebbe invece curare e sorreggere, che ci indi-gna e ci fa sentire traditi, sia come cit-tadini che come professionisti.Come cittadini perch i servizi socio sanitari ed educativi sono la concretiz-zazione della scelta che la nostra so-ciet ha fatto di dedicare risorse ed energie alla cura dei piccoli, degli an-ziani e delle persone fragili, alleduca-zione dei bambini e dei ragazzi. Chi, la-vorando in questi servizi, si macchia di simili crimini, tradisce questo mandato

    e quindi oltraggia non solo le singole vittime, ma tutti noi che gli abbiamo in-direttamente affidato questo compito.Come professionisti perch noi tutti ci impegniamo, nello svolgimento del no-stro lavoro, a rimanere coerenti con i valori che ispirano la nostra professio-ne, e tra tutti, in primis, il rispetto e la centralit dellutente. E sappiamo be-ne quanto questa coerenza sia impe-gnativa, quanto ci richieda in termini di formazione continua, confronto nelle-quipe di lavoro, apertura e disponibili-t verso lutente ed i suoi congiunti, at-tenzione, cura, dedizione.Ma oltre a questa fatica, che conoscia-mo bene, sappiamo anche quanta sod-disfazione possiamo ricavare quando facciamo bene il nostro lavoro e pro-prio per questo, per il fatto che in que-sti casi vediamo la nostra dignit pro-fessionale andare in frantumi agli occhi dellopinione pubblica, gli episodi di maltrattamento ci colpiscono profon-damente e ci coinvolgono in modo drammatico.La reazione pi diffusa che c stata nellopinione pubblica stata quella di aumentare il controllo con linstalla-zione di telecamere di sorveglianza. Ci sono state in tal senso interrogazioni parlamentari, proposte di disegno leg-ge, petizioni a mezzo web.Diciamo subito che questa non ci sem-bra una soluzione.Innanzitutto perch interviene a co-se fatte: la videosorveglianza permette di individuare i colpevoli ma una vol-ta che il fatto compiuto, attraverso la sbobinatura delle registrazioni video. A meno che non ci immaginiamo un centro di sorveglianza immenso, nel quale decine di sorveglianti guardano giorno e notte i monitor di centinaia di magliaia di telecamere per cogliere i violenti sul fatto. Ma questo grande fra-tello irrealizzabile (oltre che inquie-tante ed estremamente dispendioso).E poi dove ci fermiamo? Le telecamere

    vanno anche nei bagni, nelle docce, nei magazzini, nei corridoi, nel vano scale?Si pu parlare di effetto deterrente: sapere che ci sono le telecamere co-stringe gli operatori a mantenere un comportamento pi controllato. Ma anche questo ci sembra un argomento del tutto teorico, che non ha riscontro nella realt: basti pensare che la mag-gior parte di questi comportamenti viene agito davanti a colleghi e a uten-ti che, per quanto inermi o conniven-ti, comunque vedono e possono testi-moniare, come poi in effetti succede.Il fatto che quello dei maltrattamen-ti nei servizi un problema complesso, che si pu affrontare solo mettendo in atto diverse azioni combinate e man-tenendole attive nel tempo.Innanzitutto i servizi devono essere luoghi aperti, nei quali i parenti e i co-noscenti degli utenti possono entrare senza particolari vincoli di orario; nei quali si sviluppino progetti integrati con il territorio, per far s che gli operato-ri siano sempre a confronto e coinvolti nella vita della comunit complessiva.Occorre mantenere aperto il dialogo nei gruppi di lavoro in modo tale che le difficolt di ogni giorno siano affron-tate collegialmente e nessuno si senta solo, isolato, di fronte a problemi che gli paiono insormontabili.Anche la formazione continua una strumento di grande importanza nel-la prevenzione di questo rischio, cos come pu esserlo la possibilit di ruo-tare su diversi servizi in modo tale da sfuggire alla routinizzazione, al prevale-re di automatismi che ci fanno perde-re di vista il senso e il valore del nostro intervento.Infine occorre una grande attenzione e grande rigore da parte delle figure re-sponsabili del coordinamento dei ser-vizi, nellindividuare i comportamenti che segnalano una situazione di rischio e nel trattarli con tempestivit nel mo-do dovuto. E in questo necessario

    Editoriale

  • 2 Scoop 53 SETTEMBRE 2016

    poter contare sulla collaborazione e il contributo di tutto il gruppo di lavoro perch responsabilit di tutti farsi ca-rico della prevenzione di questi episo-di, segnalare le situazioni di inadegua-tezza e concorrere alla presa incarico del problema.

    Tutto il contrario di quello che si veri-ficherebbe con listallazione di teleca-mere che, in quanto strumento tecno-logico amorfo, vengono delegate alla registrazione delle situazioni, senza re-sponsabilizzare nessuno ad intervenire con tempestivit.

    Si tratta in ultima analisi di intervenire sulle persone, di contare sulle perso-ne, di investire sulle persone piuttosto che in impianti tecnologici sicuramente molto costosi e probabilmente altret-tanto inefficaci.

    Ne abbiamo iniziato a parlare nello scorso numero di Scoop, CADIAI ha aderito e sostenuto il Museo della Fi-ducia e del Dialogo per il Mediterra-neo, un progetto promosso da First Social Life e da numerose altre realt, tra le quali un bel gruppo di coopera-tive bolognesi. stato inaugurato, come scrivevamo nellultimo Scoop, a inizio giugno, mo-mento istituzionale e significativo a cui, purtroppo, CADIAI non era riuscita a

    partecipare, ma ci eravamo ripromessi che saremmo comunque andati a visi-tarlo e non solo.Perch non solo? Perch per CADIAI aderire a questo progetto non ha signi-ficato semplicemente sostenere eco-nomicamente unidea, una bella mo-stra, significativa a livello culturale. E per culturale intendiamo due aspetti: uno pi prettamente artistico, coi dipin-ti e gli oggetti di inestimabile valore, e quello di cultura dellaccoglienza. Lam-

    pedusa non stata scelta a caso, cer-to, di per s gi questo poteva bastare, in un certo senso, ma questa proposta ha mosso in noi qualcosa di pi, il desi-derio e soprattutto la volont che que-sta adesione producesse poi qualcosa di concreto, di tangibile qui a Bologna, nei nostri servizi.Da dove partire per fare questo? Di idee ovviamente ne avevamo molte in par-tenza, chiedendo in particolar modo al-le pedagogiste di ipotizzare percorsi che

    Andata e ritorno, un v