da: “Le Città Invisibili” di Italo Calvino 1. Parma che cresce La città di Ottavia è forse uno

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Rapporto sulleconomia della provincia di Parma nel 2012

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PARMA cHe cReSceCompetere nella crisi economica

Se volete credermi, bene. Ora dir come fatta Ottavia, citt - ragnatela. C un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la citt sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle.

Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di cana-pa. Sotto non c niente per centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; sintravede pi in basso il fondo del burrone.

Sospesa sullabisso, la vita degli abitanti dOttavia meno

incerta che in altre citt. Sanno che pi di tanto la rete non regge.

Tratto da: Le Citt Invisibili di Italo Calvino

1. Parma che cresce

La citt di Ottavia forse uno dei luoghi pi visionari immaginati da Calvino nelle sue citt invisibili. Una citt che si regge sulla rete di una ragnatela, sospesa nel vuoto, allegoria della fragilit e dellequilibrio pre-cario che accomuna i suoi abitanti.

La stessa fragilit che oggi sembra attraversare le nostre citt. Lanno scorso, di questi tempi, - prose-guendo il percorso di analisi della metamorfosi del tessuto sociale ed economico della provincia di Parma affermammo che la fase che stiamo vivendo una transizione da un modello del non pi ad un modello del non ancora; un periodo nel quale i vecchi modi di gestire i problemi non funzionano pi, ma non sono ancora state create nuove modalit in grado di rispondere efficacemente al nuovo contesto.

Dodici mesi dopo numeri e analisi delineano uno scenario dove la transizione sembra non avere mai fine; il non pi prosegue nel suo devastante processo di erosione di quanto rimasto, del non ancora si fatica a scorgerne tracce, anche gettando lo sguardo verso lorizzonte.

La stessa, desolante, situazione, viene spesso raccontata attraverso la metafora del tunnel. Tutti con-cordano nellaffermare che ci troviamo allinterno di una galleria, quelli pi ottimisti iniziano a intravedere la luce che annuncia luscita. Anche i pessimisti vedono la luce, ma ci avvertono che il bagliore che scorgiamo proviene dai fari di un treno che sta arrivando in senso contrario. Infine, altri ancora, sostengono che forse meglio iniziare a pensare a come arredare e rendere meno disagevole il tunnel, visto che ci staremo dentro ancora a lungo.

Crediamo siano vere tutte e tre le affermazioni. Di certo la crisi sar ancora lunga e non mancheranno treni provenienti in senso contrario a renderla ancora pi pesante. Sono tanti i numeri che lasciano presa-gire che in molti gangli vitali del nostro sistema economico e sociale dalloccupazione al welfare solo per citarne alcuni il fondo della crisi non sia ancora stato toccato. Le analisi settoriali di questo rapporto ripor-tano fedelmente i numeri che fotografano uneconomia ferma, una societ che ogni giorno vede aggravarsi le emergenze occupazionali e sociali.

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A nostro avviso, ci che dovremmo fare prepararci ad arredare il tunnel, vale a dire creare una rete di protezione economica e sociale estesa a tutti, persone e imprese, che renda la permanenza meno dram-matica. Una rete che va costruita con il contributo di tutti, ciascuno per la propria parte di competenza.

Nel percorso di analisi del territorio fatto in questo decennio abbiamo individuato due parole, comunit e resilienza, per sintetizzare le caratteristiche che la provincia e, pi in generale, il luogo di appartenenza - dovrebbe avere.

Cercammo anche di declinare in alcuni punti cosa significa essere una comunit resiliente. Una societ che:

ponga al centro le persone e la loro capacit, in relazione con altri, di produrre il nuovo; di fronte alle difficolt e ai problemi irrisolti decide che deve farsene carico collettivamente; fatta da uomini e donne che condividono il senso e che attraverso il loro lavoro assolvono ad una

funzione e ad una responsabilit; non esclusiva ed escludente, ma riconosciuta e legittimata dai soggetti esterni con i quali si

confronta.

Essere una comunit resiliente, disporre di una rete di protezione sociale ed economica, riscoprire il va-lore della legalit e del civismo sono passaggi ineludibili, ignorarli non significherebbe solamente lasciare indietro i pi deboli, avrebbe come conseguenza il rimanere dentro il tunnel tutti.

Ci premesso, arredare il tunnel non sufficiente. Se vi sono numeri che descrivono il buio pi profondo nel quale siamo immersi, ve ne sono altri che sembrano rischiarare lorizzonte e, se non proprio illumina-re, lasciar intravedere luscita dal tunnel. Numeri che ci dicono che la crisi non sta colpendo tutti, vi sono imprese che nonostante il contesto realizzano utili e creano nuova occupazione, rendendo un po meno oscuro il cammino.

Certo, sono luci ancora deboli e fioche, primi vagiti del non ancora. Con po di coraggio e una certa dose di ottimismo abbiamo deciso di dedicare questa parte monografica del rapporto alla Parma che cresce. Se fondamentale arredare il tunnel per sopravvivere alla discontinuit, altrettanto importante iniziare a costruire il futuro volgendo lo sguardo nella direzione delle luci deboli e fioche, concentrare lana-lisi su chi dal tunnel ne gi uscito o a chi non vi nemmeno entrato. Nella speranza di rintracciare aspetti strutturali o comportamenti che possano essere portati a fattore comune, mattoni utili per la costruzione del non ancora.

Dividiamo questo viaggio nella Parma che cresce in tre tappe: i settori che rafforzano la loro presenza sui mercati esteri, i settori che aumentano il numero delle imprese e loccupazione, le imprese che creano nuova occupazione e migliorano i risultati economici.

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2. un mondo che cresce

2.1. Uno sguardo dinsieme

Nel 2013 la crescita del PIL mondiale dovrebbe attestarsi attorno al 3,5 per cento, nel 2014 risalir al 4,1 per cento. Complessivamente nel decennio 2004-2013 il tasso di crescita medio annuale risulter pari a 3,8 per cento, superiore a quello registrato nel decennio 1994-2003.

Fuori dai confini nazionali, a differenza di quanto avviene in Italia, esiste un mondo dove leconomia continua a crescere, in alcuni Paesi a ritmi ancora superiori alle due cifre.

Un andamento analogo lo si ritrova nei dati del commercio estero. Le esportazioni mondiali negli anni dal

2008 al 2011 sono cresciute del 19 per cento, quelle italiane dell1,9 per cento. Ancor pi penalizzante risulta il confronto se guardiamo allEmilia-Romagna, la crescita 2008-2011 dellexport si fermata allo 0,9 per cento. Meglio andata a Parma dove il valore del commercio verso lestero nello stesso arco temporale aumentato del 18 per cento. Una dinamica positiva, quasi prossima alla variazione globale che, tuttavia, ha determinato una contrazione della quota di mercato detenuta da Parma: nel 2008 ogni milione di euro di prodotti esportati a livello mondiale 468 erano ascrivibili a merci provinciali, nel 2011 tale valore sceso a 465 euro.

Nessuno dei Paesi dellUnione europea (a eccezione di Romania, Bulgaria e Grecia) aumenta la propria quota export nel periodo considerato, a sottolineare come la minor competitivit sui mercati internazionali derivi principalmente dalla forte concorrenzialit di merci provenienti da quelle economie sempre meno emergenti e sempre pi consolidate.

La Cina ha superato Germania e Stati Uniti ed oramai saldamente in testa alla graduatoria dei principa-li Paesi esportatori, quasi il 12 per cento di quanto commercializzato a livello mondiale made in China. I primi tre Paesi raccolgono quasi un terzo dellexport mondiale, lItalia si posiziona allottavo posto con una quota di mercato del 3,3 per cento.

Macrosettori a confronto. Crescita della domanda mondiale (2008-2011) e variazione export di Parma (2008-2011). La dimensione delle bolle rappresenta la quota di mercato mondiale detenuta dalla provincia.

Fonte: Unioncamere Emilia-Romagna su sistema informativo Archer Road

Per quanto riguarda Parma alcuni settori rilevanti meccanica, chimica, agricoltura - hanno aumentato le proprie quote di mercato; tiene, pur perdendo quote di mercato, lexport dellalimentare e dellabbiglia-mento, mentre risultano in forte difficolt alcuni settori rilevanti nel portafoglio commerciale provinciale: mol-

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te produzioni legate allindustria dei metalli, dellelettricit ed elettronica, dellautomotive hanno registrato un calo delle esportazioni prossimo al 20 per cento.

Questi pochi dati restituiscono uno scenario di progressiva perdita di appeal allestero delle merci euro-pee e, allinterno di queste e in misura molto pi contenuta - delle produzioni di Parma. Tuttavia, disag-gregando il dato settoriale, vi sono numerosi prodotti della nostra provincia che in questi anni hanno saputo consolidare e rafforzare la propria posizione internazionale guadagnando quote di mercato, dalle macchine di impiego generale e speciale ai prodotti farmaceutici, dal lattiero caseario alle macchine per lagricoltura, solo per citare quelli pi rilevanti in termini di export.

Macrosettori dove Parma guadagna quote di mercato a livello mondiale

Meccanica; Chimico; Agricoltura; Carta, cartone; Legno; Altri mezzi trasportoFonte: Unioncamere Emilia-Romagna su sistema informativo Archer Road

Nel periodo 2008-2011 Parma ha esportato beni verso 182 Paesi, in 94 di questi le produzioni provinciali hanno guadagnato quote di mercato. Ne un esempio lalimentare che ha rafforzato la propria posizione in 62 Paesi, di cui 31 a elevata dinamicit, cio con una crescita della domanda di