Icone Del Mondo Antico

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ICONE DEL MONDO ANTICOUN SEMINARIO DI STORIA DELLE IMMAGINI Pavia, Collegio Ghislieri, 25 novembre 2005

a cura di

MAURIZIO HARARI, SILVIA PALTINERI, MIRELLA T.A. ROBINO

conclusioni di

CORNELIA ISLER-KERNYI

LERMA di BRETSCHNEIDER

UN SEMINARIO DI STORIA DELLE IMMAGINI (Pavia, Collegio Ghislieri, 25 Novembre 2005)

ICONE DEL MONDO ANTICO

a cura di MAURIZIO HARARI, SILVIA PALTINERI, MIRELLA T.A. ROBINO Copyright 2009 LERMA di BRETSCHNEIDER Via Cassiodoro, 19 - 00193 Roma http://www.lerma.it Tutti i diritti riservati. vietata la riproduzione di testi e illustrazioni senza il permesso scritto dellEditore.

Icone del mondo antico: un seminario di storia delle immagini : Pavia, Collegio Ghislieri, 25 novembre 2005 / a cura di Maurizio Harari, Silvia Paltineri, Mirella T.A. Robino ; conclusioni di Cornelia Isler-Kernyi. - Roma : LERMA di BRETSCHNEIDER, 2009. 243 p., 54 p. di tav. : ill. ; 25 cm. (Studia archaelogica ; 170) ISBN 978-88-8265-468-9 CDD 21. 704.9 1. Iconografia Antichit Congressi Pavia - 2005 I. Harari, Maurizio II. Paltineri, Silvia III. Robino, Mirella T. A. IV. Isler-Kernyi, Cornelia

Universit degli Studi di Pavia Dipartimento di Scienze dellAntichit

Immagine di copertina: Kalpis attica a figure rosse, particolare; Pittore di Leningrado, 470-460 a.C. Vicenza, Palazzo Leoni Montanari (per gentile concessione dellArchivio Fotografico Banca Intesa).

Redazione, composizione editoriale e progetto grafico del volume: Silvia Paltineri, Mirella T.A. Robino

INDICE

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MAURIZIO HARARI Presentazione

Oriente e orientalizzante 13 ANDREA BABBI Iconographic traditions of the Hittite and Syrian sich entschleiernde Gttin and the Egyptian and Syrian-Palestinian Qu-du-shu in the central-Tyrrhenian area from the 9 to the 7 century B.C.th th

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MARIA CRISTINA BIELLA Le immagini dimenticate. Su un vaso biconico dalla necropoli di Monte Cerreto a Narce SILVIA PALTINERI - MATTEO CANEVARI Icone del mito e della storia. I fregi di due olpai di bucchero del VII sec. a.C.: dai modelli tecnicoformali e iconografici alla messa a punto di categorie interpretative MIRELLA T.A. ROBINO Una statuetta in ambra della collezione Grotto di Adria ELENA SMOQUINA Un kantharos in bucchero del Royal Ontario Museum di Toronto e il demone etrusco impugnante i serpenti

In Grecia 89 111 119 MARIA ELENA GORRINI Dedalo o Aristeo? Unindagine su alcuni documenti greci ed etruschi CLAUDIA LAMBRUGO Donne pittrici nellAtene democratica? Una giornata speciale per la bottega del Pittore di Leningrado LAURA PURITANI Immagini attiche in Etruria. Il caso delle oinochoai di tipo VII

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MARTA SAPORITI Limmagine tatuata

In Etruria 141 159 169 187 MARCELLO ALBINI Lo specchio di Bolsena e la figura di Caco ILARIA DOMENICI Un contributo sulla ricezione di un mito greco in Etruria: il caso di Telefo VIVIANA TRAFICANTE Nethuns lassente. Osservazioni sulliconografia delle divinit marine nellarte etrusca arcaica DANIELA UCCHINO La garanzia del sangue

Mondo italico e Roma 199 GIORDANO CAVAGNINO Saeculum frugiferum. Una nuova proposta di interpretazione per il mosaico con trionfo di Nettuno da La Chebba (Tunisia) MASSIMILIANO DI FAZIO Morte e pianto rituale nellItalia antica. Il caso dellaskos Catarinella ALESSANDRA GOBBI Hercules Musarum SERENA SOLANO Incisioni rupestri e dati archeologici: elementi di continuit culturale in Valcamonica fra tarda et del Ferro e romanizzazione CORNELIA ISLER-KERNYI Conclusioni

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Tavole

Nota dei curatori In tutti i contributi sono state adottate le abbreviazioni delle riviste dello Jahrbuch des Deutschen Archologischen Instituts; le fonti letterarie greche sono state uniformate secondo i criteri del Diccionario griego - espaol, vol. 1, a cura di F.R. Adrados, Madrid 1980; le fonti letterarie latine seguono i criteri del Thesaurus linguae Latinae, Index, Lipsia 1990. Altre abbreviazioni utilizzate sono:AE BK ABV ARV2 CIE CIL CSE CVA EAA ES ET EVP IG Inscr. It LIMC RE REE SEG Syll3 TLE Anne pigraphique H. BRUNN-G. KRTE, I rilievi delle urne etrusche, Roma-Berlino; vol. I (1870); vol. II, 1; vol. II, 2 (1890-96); vol. III (1916) J.D. BEAZLEY, Attic Black-Figure Vase-Painting, Oxford 1956 J.D. BEAZLEY, Attic Red-Figure Vase-Painters, voll. I-III, Oxford 19632 Corpus Inscriptionum Etruscarum Corpus Inscriptionum Latinarum Corpus Speculorum Etruscorum Corpus Vasorum Antiquorum Enciclopedia dellArte Antica Classica e Orientale, Roma. Etruskische Spiegel, herausgegeben von E. Gerhard, Berlin, vol. I (1840); vol. II (1863); vol. III (1865); vol. IV(1884-1897) Etruskische Texte, herausgegeben von H. Rix, Tbingen 1991 J.D. BEAZLEY, Etruscan Vase-Painting, Oxford 1947 Inscriptiones Graecae Inscriptiones Italiae Lexicon Iconographicum Mithologiae Classicae Paulys Realencyclopaedie der classischen Altertumswissenschaft, Neue Bearbeitung, begonnen von G. Wissowa, Berlin 1894-1978 Rivista di epigrafia etrusca (in Studi Etruschi) Supplementum Epigraphicum Graecum W. DITTENBERGER, Sylloge Inscriptionum Graecarum, 3a ed., Leipzig 1915-1924 M. PALLOTTINO, Testimonia lingue Etruscae2, Firenze 1968

MORTE E PIANTO RITUALE NELLITALIA ANTICA. IL CASO DELL ASKOS CATARINELLAMASSIMILIANO DI FAZIOTusi nei telun ta clmata Tusi nei telun clameni Ti tui en in macata apaniasmeni Questi giovani richiedono lacrime Questi giovani devono esser pianti Perch non siano del tutto perduti*

Negli anni 20 del 900, scavi probabilmente non ufficiali nellagro di Lavello (odierna provincia di Potenza) restituirono un askos dalla decorazione singolare. Il pezzo, passato dapprima nelle mani del farmacista del luogo, cavalier Donato Catarinella, fu poi recuperato da uno studioso che proprio in quegli anni si accingeva a lasciare il suo incarico in Soprintendenza, Silvio Ferri: grazie a lui che oggi conosciamo laskos detto Catarinella1. Limitandoci ad una descrizione sommaria, si tratta di un askos a tre bocche della classe listata canosina nella sua ultima fase di produzione2, dalla connotazione prettamente funeraria3, datato prevalentemente agli inizi del III secolo4 (Tav. 48, 1). Tutti gli elementi di decorazione accessoria presenti sul vaso hanno riscontri in esemplari della stessa classe: le due protomi femminili di tipo gorgonico, i galletti, le stelle, le catenelle, le ruote, i delfini5. Come ben diceva Ferri, se laskos non avesse ricevuto altra pittura dallignoto artefice indigeno, esso sarebbe entrato silenziosamente nella vetrina di un tranquillo Museo e nessuno se ne sarebbe accorto6. Ma qui aggiunta una scena di grande interesse, che costituisce il centro di questo contributo. Rimandando ai lavori precedentemente citati per una descrizione puntuale, possiamo sintetizzare la scena raffigurata sul vaso: si tratta dell'esposizione di un defunto, adagiato su un letto a baldacchino, allincirca al centro della scena; vicino al defunto una piccola figura, forse di infante. Verso il letto funebre* B. MONTINARO, Canti di pianto e damore dallantico Salento, Milano 1994, pp. 54-55. Si scelto in questo lavoro di limitare la bibliografia alle opere pi recenti, oltre ovviamente a titoli di particolare importanza. Desidero ringraziare con affetto Elena Calandra per i suggerimenti che hanno migliorato il testo. 1 E. GALLI, Laskos Catarinella, in Il folklore italiano 4, 1929, pp. 100-133; S. FERRI, La prothesis apula di Lavello, in Historia. Revue dhistoire ancienne. Zeitschrift fr Alte Geschichte 3, 1929, pp. 673-682 (= IDEM, Opuscula, Firenze 1962, pp. 317-321). Pi di recente un riesame in A. BOTTINI, M. TAGLIENTE, Due casi di acculturazione nel mondo indigeno della Basilicata, in PP 45, 1990, pp. 206-231. Tra gli altri contributi: M. TORELLI, Aspetti materiali e ideologici della romanizzazione della Daunia, in DialA 10, 1992, pp. 47-64; E.M. DE JULIIS, I fondamenti dellarte italica, Roma-Bari 2000, p. 187; E.M. DE JULIIS, La rappresentazione della figura umana nella Puglia anellenica, in AEI MNESTOS. Miscellanea di studi per Mauro Cristofani (a cura di B. ADEMBRI), Firenze 2005, pp. 333-342. 2 DE JULIIS, I fondamenti, cit. Sulla classe: D. YNTEMA, The Matt-painted Pottery of Southern Italy, 2 ed., Galatina 1990, p. 279 ss. 3 Cfr. F. VAN DER WIELEN-VAN OMMEREN, La ceramica apula, in LArte dei Popoli Italici dal 3000 al 300 a.C. Collezioni svizzere, catalogo della mostra, Napoli 1993, p. 46; E. CALANDRA, La ceramica indigena e la ceramica indigena di derivazione greca, in La collezione Lagioia. Una raccolta storica dalla Magna Grecia al Museo Archeologico di Milano (a cura di G. SENA CHIESA), Milano 2004, p. 66. 4 A. BOTTINI, M. TAGLIENTE, Due casi di acculturazione, cit.; DE JULIIS, I fondamenti, cit. 5 Confronti in S. VANIA, Ceramiche apule della collezione Lillo-Rapisardi nel Museo Diocesano di Trani, Bari 2003, pp. 78-79; Lart premier des Iapyges, catalogo della mostra (a cura di J. CHAMAY, C. COURTOIS), Napoli 2002, p. 131 ss. 6 FERRI, La prothesis apula, cit., p. 673.

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Massimiliano Di Fazio

converge una serie di personaggi coinvolti nel pianto: alcune prefiche in atteggiamento di dolore; ancelle che portano vasellame; alcuni musici; altri personaggi in atteggiamenti non immediatamente decifrabili (Tav. 48, 2). Linsieme restituisce dunque inequivocabilmente la rappresentazione di quella che in ambito greco chiameremmo una prothesis, ovvero l'esposizione del defunto, associata al rito del pianto e della lamentazione e ad offerte funerarie7. Prima di entrare nellanalisi della scena, dobbligo richiamare almeno sommariamente il complesso e difficile contesto storico in cui il nostro askos venne prodotto. Lavello, come avvertir ancora secoli dopo il venosino Orazio (Lucanus an Apulus anceps)8, un territorio di confine tra Dauni e Lucani, che nel IV secolo sembra condividere con la limitrofa area del Melfese