IL DANNO AMBIENTALE. Forme di riparazione del danno ambientale

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  • IL DANNO AMBIENTALE
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  • Forme di riparazione del danno ambientale
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  • Art. 311 co. 2 Lobiettivo principale del legislatore consistito nel conferire indiscutibile carattere primario e privilegiato alla forma risarcitoria del c.d. ripristino piuttosto che al risarcimento per equivalente monetario. Attraverso il ripristino si tende a ricostruire lo stato dei luoghi preesistente alla verificazione del danno. Solo quando l'adozione delle misure di riparazione anzidette risulti in tutto o in parte omessa, o comunque realizzata in modo incompleto o difforme dai termini e modalita prescritti, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare determina i costi delle attivita' necessarie a conseguirne la completa e corretta attuazione e agisce nei confronti del soggetto obbligato per ottenere il pagamento delle somme corrispondenti Si tratta di unaltra differenza rispetto alla responsabilit codicistica extracontrattuale, in cui la regola il risarcimento per valore equivalente e il risarcimento in forma specifica leccezione.
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  • Levoluzione delle forme di risarcimento del danno ambientale L. 349 1986: risarcimento per equivalente patrimoniale Art. 18: Il giudice, nella sentenza di condanna, dispone, ove possibile, il ripristino dello stato dei luoghi a spese del responsabile.
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  • Levoluzione delle forme di risarcimento del danno ambientale: L. 349 1986 Tuttavia, gi la giurisprudenza aveva cercato di dare uninterpretazione diversa: La preferenza [] accordata alla misura risarcitoria in forma specifica rispetto a quella per equivalente pecuniario, trae ampia giustificazione dallintento di favorire una pi fattuale (anche se tendenziale) coincidenza tra i soggetti portatori degli interessi lesi dal degrado ambientale ed i soggetti beneficiari del ripristino dello stato dei luoghi (SU 25.1.1989 n. 440).
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  • Levoluzione delle forme di risarcimento del danno ambientale: L 349 1986 L. 349 1986: funzione sanzionatoria del risarcimento Art. 18: Il giudice, ove non sia possibile una precisa quantificazione del danno, ne determina l'ammontare in via equitativa, tenendo comunque conto della gravit della colpa individuale, del costo necessario per il ripristino e del profitto conseguito dal trasgressore in conseguenza del suo comportamento lesivo dei beni ambientali.
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  • Levoluzione delle forme di risarcimento del danno ambientale: L. 349 1986 Questa previsione aveva fatto ritenere che il risarcimento del danno non avesse solo funzioni riparatorie, ma anche sanzionatorie. Nel comma 6 si prevede, ove non sia possibile una precisa quantificazione del danno, una determinazione in via equitativa, rapportata non al solito criterio della Differenztheorie, ma parametrato a criteri del tutto inusitati per il vecchio modello del danno risarcibile nella responsabilit civile, in quanto il bene ambiente fuori commercio, e come tale insuscettibile di una valutazione venale secondo i prezzi di mercato, dovendo essere considerato nel suo valore d'uso. Il giudice, infatti, deve tener comunque conto: a) della gravit della colpa individuale, b) del costo necessario per il ripristino dell'ambiente; c) del profitto conseguito dal trasgressore, in conseguenza del suo comportamento lesivo dei beni ambientali.
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  • Balza evidente come sotto il riflettore dell'indagine giudiziaria non si trovi la situazione patrimoniale dello Stato o degli altri enti legittimati, come conseguenza del danno ambientale subito, bens elementi chiaramente sanzionatori, a livello di pene civili, quali la gravit della colpa del trasgressore, il profitto conseguito dallo stesso, ed il costo necessario al ripristino, al posto del pregiudizio patrimoniale subito. [] Il timbro repressivo adoperato dal legislatore conferisce al torto ecologico una sua peculiarit nell'ambito della responsabilit civile, con la conseguenza che anche la prova di siffatto torto non pu non risentirne, ispirata, come dev'essere, non a parametri puramente patrimoniali, ma alla compromissione dell'ambiente, strettamente collegata al fatto lesivo del bene ambientale posto in essere Levoluzione delle forme di risarcimento del danno ambientale: L. 349 1986
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  • come nella specie, da chi ha concorso nell'utilizzo di un serbatoio non autorizzato, dal quale fuoriuscivano, come accertato dalla USL, i rifiutati tossici e nocivi che vi erano stati sversati. Il giudice del rinvio dovr tener conto degli esposti principi, ed in particolare che nella prova del danno ambientale bisogna distinguere tra danno ai singoli beni di propriet pubblica o privata, o a posizioni soggettive individuali, che trovano tutela nelle regole ordinarie, e danno all'ambiente considerato in senso unitario, in cui il profilo sanzionatorio nei confronti del fatto lesivo del bene ambientale comporta un accertamento che non quello del mero pregiudizio patrimoniale, ma della compromissione dell'ambiente (Cass. Civ. n. 9211 del 1.9.1995)
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  • Levoluzione delle forme di risarcimento del danno ambientale: il D.Lgs 152 2006 prima della riforma D.Lgs 152 2006 prima della recente riforma: -sistema incentrato sulla priorit del ripristino e della riparazione in forma specifica, lasciando il risarcimento in forma monetaria solo come extrema ratio, qualora nessuna altra operazione riparatoria sia possibile. -Vecchio art. 311 co. 2: -Quando l'effettivo ripristino o l'adozione di misure di riparazione complementare o compensativa risultino in tutto o in parte omessi, impossibili o eccessivamente onerosi ai sensi dell'articolo 2058 del codice civile o comunque attuati in modo incompleto o difforme rispetto a quelli prescritti, il danneggiante e' obbligato in via sostitutiva al risarcimento per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato.
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  • Levoluzione delle forme di risarcimento del danno ambientale: il D.Lgs 152 2006 prima della riforma D.Lgs 152 2006 prima della recente riforma: -per la determinazione del danno per equivalente si deve avere riguardo anche al valore monetario stimato delle risorse naturali e dei servizi perduti e ai parametri utilizzati in casi simili o materie analoghe per la liquidazione del risarcimento per equivalente del danno ambientale in sentenze passate in giudicato pronunciate in ambito nazionale e comunitario.
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  • Levoluzione delle forme di risarcimento del danno ambientale: il D.Lgs 152 2006 prima della riforma Esclusi criteri meramente contabili, la quantificazione monetaria del danno ambientale non unoperazione semplice, se si considera che per la valutazione del danno, dunque, non pu farsi ricorso ai parametri utilizzati per i beni patrimoniali in senso stretto, ma deve tenersi conto della natura di bene immateriale dellambiente, nonch della particolare rilevanza del valore duso della collettivit che usufruisce e gode di tale bene (Cass. Pen. sez. III, 2.5.2007 n, 16575).
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  • QUANTIFICAZIONE DEL DANNO: IL CASO, Corte dAppello di Messina, 24.12.1993. Il 21.3.1985 nello stretto di Messina si verificava una collisione tra una nave cisterna spagnola e una nave cisterna greca che trasportava un carico di circa 800.000 tonnellate di petrolio greggio. Lurto, oltre a causare un incendio a bordo della nave greca, provocava altres una falla nella stessa, con conseguente fuoriuscita di parte del carico, accertato in circa 2.000 tonnellate di greggio.
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  • QUANTIFICAZIONE DEL DANNO: IL CASO, Corte dAppello di Messina, 24.12.1993. Accertata la responsabilit della societ greca per lincidente e il conseguente danno ambientale (consistente principalmente nellalterazione dellambiente marino per circa 500 km2 per una profondit di 10m), in tema di quantificazione del danno la Corte dAppello ha ricordato che il danno ambientale pur avendo un carattere economico, non tuttavia suscettibile di valutazione pecuniaria secondo i prezzi di mercato, poich il bene ambiente (comprese talune sue componenti) indubitabilmente fuori commercio e non pu quindi essere considerato, in un suo presunto valore di scambio, ma deve essere considerato nel suo valore duso, cio in rapporto alla fruibilit che ne riservata alla collettivit.
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  • QUANTIFICAZIONE DEL DANNO: IL CASO, Corte dAppello di Messina, 24.12.1993. Pur avendo esattamente individuato nel plancton (che costituisce il primo stadio della catena alimentare) la comunit pelagica principalmente e pi direttamente danneggiata dallo sversamento del greggio, i CTU hanno per erroneamente circoscritto alla sola quantit di pesce che da questo sarebbe stata prodotta, e non sarebbe stata pescata, larea del danno risarcibile. Cos facendo hanno, infatti, finito con lattribuire al bene ambiente un valore di scambio che, come sopra abbiamo visto, esula dal carattere di detto bene. Questo, dovendosi considerare nel suo valore duso, deve invece ritenersi danneggiato da ogni fatto che ne alteri o ne diminuisca la sua consistenza oggettiva, tale alterazione o diminuzione risolvendosi, in ultima analisi, in una minore fruibilit dello stesso da parte della collettivit. Se cos non fosse si dovrebbe, invero, pervenire alla conclusione che nelle aree marine nelle quali la pesca vietata leventuale sversamento anche di masse ingenti di petrolio non farebbe sorgere in capo agli stati rivieraschi alcun diritto al risarcimento del danno verificatosi.
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  • Art. 311: Solo quando l'adozione delle misure di riparazione anzidette risulti in tutto o in parte omessa, o comunque realizzata in modo in