IL MINISTERO DEL LETTORE

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IL MINISTERO DEL LETTORE. 6° INCONTRO PER LETTORI. Il compito del lettore è quello di proclamare la Parola di Dio nell’assemblea liturgica, ministero di annuncio , di educazione alla fede e di evangelizzazione . - PowerPoint PPT Presentation

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  • IL MINISTERO DEL LETTORE6 INCONTRO PER LETTORI

  • L'esercizio di un ministero non mai da intendersi solo come un fatto tecnico, ma suppone sempre la risposta libera e consapevole di chi si rende disponibile, oltre che a svolgere un certo servizio, anche a fare un'esperienza di fede. I ministeri si vivono nell'ottica della fede. I ministeri, infatti, non sono da considerarsi solo come prestazioni rituali, ma costituiscono una grazia, ossia un dono che lo Spirito Santo concede per il bene della Chiesa e comportano per quanti li assumono una grazia, non sacramentale, ma invocata e meritata dalla intercessione e dalla benedizione della Chiesa. quanto mai importante sottolineare una simile prospettiva, perch la responsabilit della formazione spirituale del lettore non deve essere lasciata al gusto e all'inclinazione soggettiva delle persone. Chi esercita un ministero deve sforzarsi di avere una spiritualit veramente ecclesiale e deve essere aiutato e sostenuto nel suo cammino di fede.

  • Nella proclamazione della Parola di Dio, il lettore si pone al servizio di una struttura rituale ben precisa che egli deve conoscere e animare. La Liturgia della Parola non l'unico modo di proporre all'ascolto dei fedeli il fascino della Bibbia. Questa, infatti, pu essere letta anche da soli o in gruppo, ma fuori della liturgia. La Liturgia della Parola, per, un'altra cosa. Perci, il lettore si deve preoccupare di rispettare il pi possibile il programma e la struttura rituale della Liturgia della Parola, per consentire che questa emerga liberamente e interpelli l'assemblea determinando in lei, attraverso l'ascolto, una profonda fiducia in Dio che renda possibile l'accoglienza del suo messaggio e la conversione della vita. Inoltre, il lettore deve sforzarsi di comprendere la struttura e l'ordinamento delle letture bibliche durante la celebrazione dell'Eucaristia, secondo la specificit dei tempi dell'anno liturgico, tenendo presenti gli adattamenti, la versione e l'apparato dell'attuale distribuzione delle letture. Ma questo non basta: il lettore deve anche impegnarsi a far cogliere il rapporto esistente fra la struttura della Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica, perch la mensa della Parola di Dio e la mensa del Corpo e del Sangue di Cristo rappresentano un'unica e indivisibile esperienza di salvezza.

  • Quanto abbiamo detto finora pu essere sintetizzato da alcuni suggerimenti che riguardano lo stile che deve caratterizzare la proclamazione liturgica della Parola di Dio e che ogni lettore dovrebbe cercare di possedere:- leggere con entusiasmo i testi di un profeta che suscitano una speranza e annunciano la realizzazione di una promessa;- tenere un ritmo pi lento, un tono pi semplice, quando vi sono dei testi che insegnano una verit di fede;- assumere il tono dell'incoraggiamento fraterno e, quindi, della conversazione quando si tratta di proclamare testi di carattere esortativo. L'assemblea liturgica deve essere stimolata a reagire in modo diverso, quando le si annuncia un testo di natura lirica, o quando le viene proposto un testo profetico, o un brano del Vangelo, o una pagina del Nuovo Testamento.

  • importante che il lettore sappia promuovere l'assemblea al senso dell'ascolto, della interiorizzazione e della risposta da dare alla Parola di Dio, che stata proclamata. Durante la Liturgia della Parola, gli occhi di tutti dovrebbero stare fissi su di lui (cf. Lc 4,20), per ascoltare quanto egli proclama in nome di Dio. Un lettore tutte queste cose le deve conoscere bene. Fanno parte del suo programma di formazione liturgica. Diversamente, egli rischia di far scadere il suo importante servizio liturgico in una qualsiasi forma di lettura e, allora, qualcuno potrebbe essere tentato di leggersi da solo il testo biblico o dal foglietto domenicale o dal Messalino. Perci non ci si pu improvvisare lettori e non si pu chiedere, al primo che capita, di svolgere un simile servizio. Tanto meno indicato ricorrere a bambini o a ragazzi, i quali difficilmente sono in condizione di svolgere un vero servizio della Parola, dignitoso ed efficace.

  • Lazione di far udire la parola di Dio detta proclamazione della parola. Non solo questione di leggere bene e distintamente, si tratta anche di dare testimonianza dei fatti e delle parole annunciate, di impegnarsi per quanto viene affermato, di favorire lascolto da parte di coloro che sono chiamati ad accogliere quanto hanno udito. Proclamare non equivale solo a ben leggere, ma a rendere pubblico, acclamare, confessare e rivelare. Per questo colui che proclama deve impegnarsi per farsi udire da tutti, usando ogni accorgimento personale e tecnico. Proclamando si acclama e si venera la Parola di Dio, se ne dichiara pubblicamente il valore e limportanza, si confessa la propria fede in colui da cui si inviati; di conseguenza la proclamazione agisce sugli uditori perch entrino nellatteggiamento di fede, con la coscienza di trovarsi di fronte allautore del messaggio.

  • La proclamazione liturgica fatta da uomini per altri uomini e reca quindi con s anche i difetti degli uomini. Quelli pi comuni sono ben noti ed evidenti a tutti i partecipanti. Da una parte il tono dimesso, la monotonia della voce, la pronuncia indistinta, il fraseggio sconnesso, una lettura priva di senso e di calore. Dallaltra parte lenfasi, la retorica, il manierismo, per non parlare poi della fona errata, delle cantilene, della mancanza di pause e di stacchi. Difetti che provengono dalla mancanza delle regole fondamentali di una buona dizione che, per una inconsapevole leggerezza, la grande maggioranza di coloro che sono chiamati a leggere in chiesa non pensa di dover imparare.

  • Con questo non si pretende di avere a disposizione dei professionisti. Infatti non sempre un buon dicitore pu assolvere la funzione di lettore nella celebrazione liturgica, perch non basta che la lettura risulti chiara e intelligibile. Nella proclamazione liturgica si esige un certo colore e calore, una certa solennit, un tono pi vibrato, pi partecipato. La proclamazione liturgica esclude la lettura teatrale. Si tratta invece di pronunciare ogni parola della Bibbia con cuore spalancato, carico di amore e di umilt. Lamore impedir letture frettolose, sfilacciate e superficiali; lumilt terr lontano dalla vuota enfasi e dalla fredda declamazione.

  • Dare voce alla ParolaNella liturgia si impone una dizione tipica ed espressiva perch il ministero della Parola connesso internamente con la liturgia. pronuncia di una parola insigne, a volte dolce, a volte sferzante, a volte poetica, ma sempre divina. Pertanto deve avere vibrazioni non eccessive, pause esatte, suoni sempre pi perfetti. Non tollera oscillazioni, precipitazioni, ma deve essere dotata di una musicalit particolare, equilibrata, serena. Questa particolare dizione sa rinunciare ai personalismi canori, alle cadenze dialettali troppo evidenti, senza per questo portare ad una freddezza che rasenti lindifferenza. La dizione liturgica possiede una sua peculiarit che consiste nel calore della parola nitida e prova avversione per le cantilene, gli interrogativi strascicati, scolastici. Ricerca la giusta misura dove il ritmo non sia eccessivamente lento n eccessivamente precipitoso o, ancor peggio, frettoloso. Il calore dovr essere dettato da profonda piet e gioia interiore. Concretamente si tratta di mettere in pratica unautentica locuzione presa scarsamente in considerazione: quella della lettura espressiva, dove non si indulge n a teatralismi, n a sciatterie.

  • Accanto alla dizione espressiva e tipica va posta la lettura diversificata, cio quel lieve e diverso modo di leggere, a seconda che si tratti di orazioni, invocazioni, letture, Vangelo, salmo, sequenze. Le preghiere vanno lette con piet e dolcezza; le letture con estrema logicit; il salmo con un tono leggermente lirico; il Vangelo con tonalit di proclamazione alta e scandita; le sequenze come composizione da sostenere con il tono e lanimo perch non diventino filastrocche; le invocazioni con espressioni n troppo plateali n troppo scomposte.

  • Dare corpo alla ParolaLa proclamazione della Parola di Dio esige formazione biblica e liturgica, atteggiamenti spirituali e disponibilit al servizio, ma richiede anche un corretto comportamento fisico per una migliore efficacia del ministero esercitato. Il comportamento del ministro della parola inizia gi dal momento in cui si reca allambone o al luogo dove svolge il suo ufficio.Non opportuno che il ministro lasci il suo posto prima che sia terminata lazione liturgica precedente. Mentre il celebrante conclude la preghiera comune, non bello vedere i lettori che si recano verso lambone, quasi fossero estranei allAmen finale della colletta.Le monizioni da premettere alla lettura, al salmo o alla preghiera e al canto, vanno fatte dal commentatore, ma nel caso che mancasse e il compito toccasse al lettore, questi avr laccorgimento di cambiare tono di voce e di fare una pausa vera perch non sembri che la monizione sia gi parte della lettura o la lettura sia ancora la monizione.

  • Non va detto prima lettura o salmo responsoriale: queste sono indicazioni rituali.Le norme prescrivono che al termine delle prime due letture si dica Parola di Dio, facendo un breve stacco, cambiando leggermente tono e mettendo in evidenza la parola di Dio per suscitare la risposta dellAssemblea (non si dice Parola di Dio).Il servizio va svolto in un clima di devoto rispetto, con contegno semplice e grave, con dignit e disinvoltura nellatteggiamento, nello sguardo e nel comportamento. Disinvoltura non significa leggerezza, faciloneria, svolazzamenti fuori posto. Il volto stesso deve riflettere linteriorit e far emergere che il lettore si immedesima in quello che sta leggendo o pregando o cantando. Poich legge una parola di salvezza, non potr che avere il volto gioioso degli uomini l