Impronte dicembre 2013 specie aliene

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    Le specie non native: responsabilit e soluzioni

    di Massimo Vitturi e Barbara Bacci

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  • GLI AUTORI

    Barbara BacciTraduttrice, ma da sempre appassionata di fauna selvatica, ha realizzato un percorso che, attraverso il volontariato sul campo elo studio della gestione della fauna selvatica, lha portata a collaborare con la LAV su questo Rapporto.

    Massimo VitturiResponsabile per la LAV del Settore Caccia e Fauna selvatica, dal 2009 membro del Consiglio Direttivo Nazionale della stessaassociazione. Tiene frequentemente conferenze sulla gestione della fauna selvatica con metodi incruenti. A tale propositocollabora con veterinari e biologi, sia italiani sia stranieri, per affinare e sviluppare nuove metodologie di controllo faunistico cherispettino il benessere degli animali e gli interessi degli stakeholders coinvolti.

    La LAV ringrazia la Fondazione Cariplo per la diffusione di questo Dossier

    Impronte N.9 Dicembre 2013

    AUT. TRIB. ROMA 50/84 - dell11.2.1984ISCR. REG. NAZ. STAMPA 4086 - dell1.3.1993ISCR. ROC 2263 - anno 2001

    Periodico associato allUnione Stampa Periodica Italiana (USPI)

    DIRETTORE RESPONSABILE Maria Falvo

    DIREZIONE E REDAZIONESede Nazionale LAVViale Regina Margherita 177 00198 RomaTel. 064461325 fax 064461326 www.lav.it

    GRAFICA Fabiola Corsale

    COPERTINA Foto Dreamstime

    STAMPA Arti Grafiche La Moderna - Via di Tor Cervara 171 - Roma

    CHIUSO IN TIPOGRAFIA: dicembre 2013

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  • Sommario

    Premessa 4

    1. Gli invasori 6

    2. Il processo di invasione 9

    3. Specie aliene residenti 12

    4. Eradicazione e controllo 15

    5. Verso una gestione non crudele delle specie alloctone 20

    6. Le specie aliene in Italia 25

    7. Implicazioni sociali ed economiche 34

    Conclusioni 35

    Bibliografia 36

    COPYRIGHT LAVVIALE REGINA MARGHERITA 177 - 00198 ROMA

    RIPRODUZIONE CONSENTITA CITANDO, ANCHE PER LE SINGOLE PARTI, LA FONTE: LAV 2013

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  • PREMESSA

    La questione delle specie non native non certo un fenomenorecente, profondamente legata alla comparsa delle prime spe-cie animali e vegetali. E a ben guardare una delle specie che pidi tutte ha prima occupato e poi colonizzato zone e luoghi inogni parte del Pianeta, proprio quella a cui noi tutti, lettori diquesto dossier, apparteniamo.Luomo, fin da quando era un inquilino delle caverne, ha sempreavuto la necessit di spostarsi, di recarsi in nuovi territori nonancora colonizzati. Principalmente allo scopo di trovare nuove emaggiori risorse, ha sempre affrontato i rischi dellignoto, spintodalla necessit fisiologica della sopravvivenza. Certo, almenoallinizio della nostra storia, tali spostamenti erano molto limita-ti nello spazio, legati comerano allassenza di mezzi di traspor-to. Ma con il passare del tempo, con le conquiste derivatedallinventiva di Homo sapiens, il fenomeno degli spostamentiha ricevuto nuovo e grande impulso. La colonizzazione ha inte-ressato aree sempre pi estese, la nostra specie diventata sem-pre pi invasiva andando ad occupare nuovi territori edalterando, finanche stravolgendo, la biodiversit fino a quel mo-mento inalterata. Fino a giungere alla storia pi recente, un pe-riodo caratterizzato dalla migrazione di masse imponenti diesseri umani da un luogo ad un altro del Pianeta, che hannocontribuito cos ad alterare equilibri mai intaccati prima. Pensia-mo ad esempio al fenomeno dello schiavismo. Un numero im-precisato di esseri umani stato sradicato dal territorio natioper poi essere spostato in zone del tutto sconosciute, andandoad intaccare non solo la biodiversit ambientale, ma la stessapurezza di Homo sapiens che l dimorava. Si sono cos mesco-lati i DNA, dando luogo a nuovi, fin poco prima, impensati in-croci. Sono scomparse civilt ma altre si sono affermate in uncontinuo scambio di inquilini di un ambiente che, nonostante iripetuti attacchi, comunque riuscito ad arrivare fino ai giorninostri.Spostamenti che con modalit e per finalit del tutto diverse,avvengono ancora oggi. Basti pensare ai continui sbarchi di mi-granti che lasciano le coste dellAfrica del nord per entrare in Eu-ropa attraverso lItalia. Sbarchi dettati, ancora oggi come ieriquando abitavamo le caverne, dalla necessit di trovare nuove ri-sorse o di sfuggire ad un ambiente divenuto oramai ostile.Ma le traslocazioni non hanno interessato solamente gli umani.Pensiamo ad esempio a vegetali quali patate, pomodori, mais, fa-gioli che mai avremmo conosciuto se non fossero stati importatidal nuovo mondo. Eppure oggi sono specie perfettamente inte-grate anche nel nostro ambiente. Probabilmente la loro e quindinostra fortuna stata lessere importate quando ancora non siparlava di specie invasive aliene o non native, come oggi ven-

    gono identificati animali e vegetali che, dalla zona di origine,vengono traslocati o diffusi in aree a loro sconosciute.Il commercio e il conseguente movimento di merci al quale strettamente legato, ha certamente contribuito a diffondere spe-cie animali e vegetali in zone altrimenti non interessate dalla lo-ro presenza. In tutte le ere. Ma soprattutto in epoca modernache gli animali sono divenuti essi stessi oggetto di florido com-mercio. La visione antropocentrica degli esseri umani ha contri-buito in larga misura a non considerarli soggetti, ancor menosoggetti di diritto, consentendone quindi il loro utilizzo a finimeramente economici, commercializzati come una qualsiasi mer-ce. Questo concetto, unito al notevole sviluppo dei mezzi di tra-sporto e quindi di commercio, ha consentito traslocazioni digrandi quantit di animali in ogni angolo del Pianeta.A titolo di esempio vale la pena ricordare che le nutrie sono stateimportate dal Sud-America, allo scopo di impiantare floridi alle-vamenti in Italia per la successiva trasformazione in pellicce.Quando poi, nel corso degli anni 80, tale capo di abbigliamentoha conosciuto una profonda crisi commerciale, ecco che gli alle-vatori di nutrie non avendo pi sbocchi di mercato hanno pensa-to bene di disfarsi degli animali in loro possesso liberandolinellambiente, in quanto lo smaltimento a norma di legge avreb-be rappresentato un costo. cos che i primi nuclei di nutrie, ri-trovandosi in un ambiente praticamente privo di competitori e dipredatori, si sono poi riprodotti senza difficolt. Ma anche loscoiattolo grigio, additato oggi come una vera e propria gravissi-ma minaccia alla sopravvivenza di altre specie, scoiattolo rosso inparticolare, presente sul nostro territorio in ossequio a politi-che commerciali che ne hanno determinato limportazione ingrandi quantit e la conseguente liberazione - voluta o acciden-tale - nel nostro Paese, con la conseguenza che oggi considera-to un vero e proprio flagello. Analoga situazione quellaascrivibile alle tartarughe dalle guance rosse, mentre il gamberorosso della Louisiana pare sia riuscito a fuggire autonomamentedagli allevamenti.Il presente dossier rappresenta una approfondita ricerca di tutti iprincipali casi di invasione di specie non native che sono statiscientificamente documentati. Vengono analizzati i motivi ed imeccanismi che hanno determinato le invasioni, ma soprattuttoviene dato ampio spazio ai metodi utilizzati per contrastarle edai risultati ottenuti. Sar cos possibile verificare che nella mag-gior parte dei casi il controllo numerico delle specie si concre-tizzato nelleliminazione fisica dei soggetti. Veleni, trappole,fucili sono alcuni dei mezzi utilizzati che in concreto hanno di-mostrato tutta la loro fallacia. Ma anche lintroduzione di speciecompetitrici che hanno determinato danni maggiori di quelli cheavrebbero dovuto ridurre. Solo in pochi casi sono stati utilizzatimetodi non cruenti di controllo. Accettati dai cittadini perch ri-

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    "Conoscere significa seguire un sentiero che abbia un cuore"

    Detto sciamanico messicano

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  • spettosi della vita e del benessere delle specie target, si sono di-mostrati come il metodo pi efficace e meno costoso nel lungoperiodo.Non c dubbio che in alcuni casi le specie animali, traslocate inluoghi privi di competitori naturali e con grandi risorse trofiche adisposizione, possano determinare interazioni con le attivitumane, in particolare lagricoltura, che vengono percepite comedanni. anche innegabile, daltro canto, che la risposta dellacomunit umana sempre stata limitata dallapproccio venatorioche da sempre caratterizza linterazione con gli animali selvatici.Leliminazione fisica degli animali causa enormi sofferenze,stress, paura ed angoscia anche alle specie cosiddette no-targeted invisa ad un numero sempre maggiore di cittadini sensibilialle sofferenze di qualsiasi animale, sia esso umano o non uma-no.Eppure le politiche di accoglienza caratterizzano da tempo lap-proccio al problema dei migranti (esseri umani non-nativi) co-stretti a lasciare le loro terre alla ricerca di nuove opportunit o

    per sfuggire a guerre e persecuzioni. Ebbene riteniamo che itempi siano maturi per ampliare il cerchio di considerazione eti-ca fino ad includere anche le specie animali non-native. Per ga-rantire la definizione di un percorso che punti ad instaurarenuove politiche di accoglienza anche per quegli animali che, nonper loro scelta, si trovano ad essere considerati all