La memoria del mondo di Italo Calvino e la terza ...· La memoria del mondo di Italo Calvino e la

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Tra i valori che vorrei fossero tramandati al prossimo millennio c soprattutto questo: duna letteratura che abbia fatto proprio il gusto dellordine mentale e dellesattezza, lintelligenza della poesia e nello stesso tempo della scienza e della filosofia.

Calvino (1993: 116)

nella lingua, e solo nella lingua, possibile lottare con linesprimibile finch si arrivi ad esprimerlo

Hjelmslev (FTL: 117)

1. La narrazione

Nel brevissimo racconto La memoria del mondo (Calvino 1968) Italo Calvino narra il dialogo tra il direttore di un oscura organizzazione e il suo successore, con-vocato per un misterioso passaggio di consegne. Lo scopo dellistituto, apparen-temente, quello di raccogliere e ordinare tutto quello che si sa dogni persona e animale e cosa, in vista di un inventario generale (MdM: 121). Un catalogo di tutto momento per momento che costituisca una memoria centralizzata del genere umano, di tutto quello che c stato sin dalle origini, miniaturizzato sul tipo delle memorie individuali dei nostri cervelli (MdM: 121-122).

Mller, il successore del direttore, viene convocato per ricevere le ultime se-grete consegne: Lavoriamo in vista duna prossima fine della vita sulla Terra. perch tutto non sia stato inutile, per trasmettere tutto quello che sappiamo ad altri che non sappiamo chi sono n cosa sanno (MdM: 122). Il direttore rivela che

Alberto Cammozzo

La memoria del mondo di Italo Calvino e la terza rivoluzione industriale: siamo vivi o informazione?*

* Abbreviazioni

MdM Calvino 1996CLG Saussure 1972FTL Hjelmslev 1968 TSG Eco 1975

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Alberto Cammozzo

il compito segreto dellorganizzazione quello di comunicare agli abitanti di altri pianeti la memoria generale, trasmettendola o depositandola al sicuro sulla Ter-ra in attesa di archeologi extragalattici. Il presupposto di base che purch sia in grado di conservarne memoria il genere umano al momento dellestinzione sar solo una certa quantit dinformazione su se stesso e sul mondo (MdM: 123).

Lo sforzo dellorganizzazione quello di testimoniare ai posteri, di questo o altri pianeti, ci che stata la vita.

Per un certo tempo, luniverso ha avuto una particolare occasione di raccogliere ed elaborare informazione; e di crearla, di far saltar fuori informazione l dove non ci sarebbe stato niente da informare di niente: questo stata la vita sulla Terra e soprattutto il genere umano, la sua memoria, le sue invenzioni per comunicare e ricordare (MdM: 123).

Nel passaggio di consegne si delinea poi una difficolt: non possibile con-servare tutto. Di conseguenza si precisa il ruolo specifico del direttore dellorga-nizzazione: colui che, nellimpossibilit di conservare la memoria di tutto, dovr selezionare ci che va tenuto e ci che andr dimenticato per sempre. colui che opera lo scarto, che decide, che discrimina esercitando un giudizio definitivo e ra-dicale, poich quel che resta fuori come se non ci fosse mai stato (MdM: 124). Aggiungiamo: colui che attribuisce il valore, e di conseguenza crea la ricchezza.

Il principio che lo guida quello di semplificare, di ridurre allessenziale, poich occorre fare come se non ci fosse mai stato tutto ci che finirebbe per impastoiare o mettere in ombra altre cose pi essenziali (MdM: 124). Lo scopo, lesito finale del lavoro di raccolta, scarto e censura del direttore sar un modello generale in cui tutto conta come informazione, anche ci che non c e che di conseguenza sar insieme ci che , stato e sar, e tutto il resto niente1.

Descrizione questultima, di ci che vero, reale ed esistente, opposto al falso, al finto, allirreale perch mai esistito. Quello del direttore qualcosa di pi del privilegio di poter dare unimpronta personale alla memoria del mondo (MdM: 125): limmenso potere (demiurgico?) di chiamare allesistenza o di condannare alloblio, cancellando cio dallesistenza tutto ci che non rientra nel modello generale, nella big picture. Fin qui lintento del direttore potrebbe essere definito ingegneristico: modellizzare il mondo richiede una necessaria semplificazione, per cui ci che concorre a formare il modello va trattenuto, il resto scartato. A meno di eventi trascurabili, il modello rappresenta veridicamente il mondo.

A questo punto del racconto, in questa grandiosa architettura solo apparente-mente perfetta si apre per una crepa, che presto far crollare drammaticamente

1 Diversamente, Borges in Sullesattezza della scienza fa costruire ai cartografi la mappa (Borges 2005) dellimpero cos dettagliata che combacia con il territorio in ogni dettaglio. Se il mondo di Borges pare essere quello dei fisici, quello di Calvino piuttosto quello degli ingegneri, abituati a fare i conti con approssimazioni e arrotondamenti.

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La memoria del mondo di Italo Calvino e la terza rivoluzione industriale

tutto ledificio. Si tratta di un dubbio, o meglio di una tentazione che il direttore esprime in merito al proprio lavoro, per cui si tentati di pensare che solo ci che sfugge alla nostra registrazione importante, che solo ci che passa senza la-sciar traccia esiste veramente, mentre tutto quel che i nostri schedari ritengono la parte morta, i trucioli, la scoria (MdM: 124). Ci che conta davvero sarebbe dunque la rete discontinua degli attimi non registrabili di cui il modello genera-le depositato nellarchivio rappresenta lo stampo negativo, la cornice di vuoto e dinsignificanza (MdM: 125). Lorganizzazione dunque corre il rischio, tentando di preservare la memoria della vita, di trattenere solo ci che morto. O addirit-tura, come si vedr nei drammatici sviluppi della narrazione, di svuotare di signi-ficato ed uccidere tutto ci che tocca appena tenta di inserirlo nello schema della modellazione generale. Muore ci che fissato, e vivo resta solo ci che sfugge.

Il significare di un fatto, suggerisce Calvino, non sta solamente nella sua con-gruenza con un modello fissato, ma nel vivo processo di interpretazione, nella relazione che questo instaura con chi lo interpreta.

A questa bruciante scoperta segue la reazione contro linsignificanza: quella che il direttore chiama deformazione professionale di voler includere nella memoria ogni cosa come significativa: appena ci fissiamo su qualcosa, subito vorremmo comprenderla nei nostri schedari; e cos mi spesso accaduto, le confesso, di catalogare sbadigli, foruncoli, associazioni didee sconvenienti, fischiettii, e di nasconderli nel pacco delle informazioni pi qualificate (MdM: 125) con la giusti-ficazione che qualcosa di inespresso, di dubbioso, di parzialmente indecifrabile sia ci che impone di essere interpretato, mentre un messaggio contenente puri dati di fatto non solleverebbe alcuna attenzione.

Il principio inizialmente impiegato risulta insufficiente: sterile, non ingaggia linterlocutore, non esauriente nel descrivere il mondo perch nel mondo compreso anche linspiegabile. Al dato vero e qualificato se ne aggiunge uno pi ambiguo, ma aperto ad interpretazione, con leffetto duplice di imporre linter-pretazione, e aprire una relazione attraverso limpegno del destinatario, di forzare la soglia della coscienza, ed in secondo luogo di arricchire larchivio con qualcosa di non comprensibile secondo il modello generale. I dati indecifrabili aggiungono quel ch di vivo.

La narrazione procede oltre: il direttore si sente autorizzato dalla maggiore discrezionalit della impronta soggettiva ad introdurre anche dati non veri, oltre a quelli insignificanti: La menzogna esclude solo in apparenza la verit; [...] in mol-ti casi le menzogne per esempio, per il psicoanalista quelle del paziente sono indicative quanto o pi della verit (MdM: 125-126). In definitiva linformazione non ha da essere vera per essere tramandata, ma occorre solo che sia significativa, che renda il messaggio verosimile, chiaro, semplice. A maggior giustificazione ag-giunge che la menzogna va usata l dove essa non complica il messaggio, ma anzi lo semplifica.

Una volta impegnata questa lubrica china, il direttore scioglie ogni ritegno e confessa candidamente che la menzogna la vera informazione che noi abbiamo

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Alberto Cammozzo

da trasmettere (MdM: 126). Lanziano direttore, del quale cominciamo ad intrav-vedere il delirio, porta ad esempio fatti che riguardano s medesimo e sua moglie Angela: confessa di aver fatto uso della menzogna nel descrivere e consegnare ai posteri una memoria esemplare, da perfetti innamorati, della propria coppia co-niugale, al posto di ben altri fatti, sotterfugi, diffidenza, interesse, pedinamenti, meschinit di ogni genere. Giunge alla fine a confessare di aver ucciso sua moglie e averne fatto sparire i resti quando i fatti che riguardavano lAngela vivente (ma effimera) non potevano pi essere conciliati con lAngela-informazione, introdotta negli archivi e ormai eterna, ideale e immutabile. Non poteva permettere che lAngela vivente macchiasse quella ideale, e quindi lha soppressa.

Lomicidio della moglie non esaurisce la cascata drammatica, infatti la ricerca della assoluta congruenza tra i fatti della vita e il modello generale spinge il diret-tore ad uccidere anche il povero Mller, che in vita fu amante di Angela. Prima di sparare il direttore si giustifica cos: Se nella memoria del mondo non c niente da correggere, la sola cosa che resta da fare correggere la realt dove essa non concorda con la memoria del mondo (MdM: 128). Nel modello generale si esau-risce tutto ci che serve e nulla pi.

2. Lanalisi

Nella narrazione individuiamo tre tempi: (1) la descrizione della comunicazio-ne come dovrebbe essere nellintenzione del direttore, composta di soli fatti codifi-cabili ed ordinati; (2) la comunicazione com, composta anche di fatti significativi ma non codificabili e (3) la soluzione drammatica al problema della incoerenza