[Manuale Speleo] 06 Fotografare in Grotta

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  • COMMISSIONE NAZIONALE

    SCUOLE DI SPELEOLOGIA SCUOLA DI SPELEOLOGIA DI REGGIO EMILIA

    Del Gruppo Speleologico-Paletnologico Gaetano Chierici

    Corso di Speleologia I livello

    FOTOGRAFARE IN GROTTA

    Testi e disegni a cura di

    Lorenzo Bassi G.S.P.G.C. Reggio Emilia

    AAgggg.. 0011

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    IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE Questi appunti non vogliono formare un bravo fotografo, ma intendono dare una spennellata di basi fotografiche a chi intende fare foto in grotta; ci soffermeremo un po di pi sulle tecniche di luce artificiale. Alcuni elementi di fotografia sono stati volutamente omessi poich non servono in grotta. Chiunque ne sappia pi degli autori su di un dato argomento, ci illumini sui suoi segreti: saremo ben contenti di imparare anche noi.

    LLAA MMAACCCCHHIINNAA La fotocamera, ovvero il corpo della macchina fotografica, non altro che una scatola a tenuta di luce: di conseguenza, anche una scatola da scarpe od un pacchetto di sigarette con inserita una pellicola e con davanti un obiettivo una macchina fotografica. Tutto ci che differenzia un corpo CANON o NIKON da una scatola di cachi, riguarda la qualit, le comodit e le prestazioni. Vediamole insieme: le fotocamere 6 X 6 utilizzano pellicola in formato 6x9 6x6 e 6x4,5 cm in rullini 220. Queste fotocamere si dividono principalmente in due categorie: le REFLEX MON0TTICA e le REFLEX BIOTTICA che si distinguono ovviamente dallavere davanti uno o due obiettivi. Queste macchine possiedono un mirino a POZZETTO, ove si osserva dallalto limmagine inquadrata; inoltre molte di esse sono dotate di DORSO INTERCAMBIALE che permette di cambiare il dorso della macchina con un dorso uguale, consentendo cos di effettuare fotografie cambiando tipo di pellicola senza dover finire il rullino.

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    Le 24x36, che sono le pi diffuse fra i fotoamatori, sono macchine fotografiche che utilizzano la pellicola del tipo 135, larga 35 mm (la stessa del cinema) in formato 24x36 mm. Esse si distinguono in REFLEX, a TELEMETRO, a MIRINO GALILEIANO per le caratteristiche differenti del mirino. Nella REFLEX limmagine dellobiettivo viene deviata da uno specchio interno alla macchina, che la riflette nel mirino; al momento dello scatto lo specchio si solleva permettendo allimmagine di colpire la pellicola. Nelle macchine a TELEMETRO, un sistema composto dal mirino, un prisma ed un secondo piccolo mirino, consente di vedere due immagini della stessa scena che combaceranno soltanto nei punti che risultano a fuoco sulla pellicola. In queste macchine quindi, limmagine dellobiettivo non viene trasmessa al mirino. La comodit di messa a fuoco del telemetro ha spinto a costruire molte reflex con incorporato un sistema a telemetro. Le macchine a MIRINO GALILEIANO sono le pi semplici, poich il mirino non altro che una finestra che permette di vedere limmagine inquadrata e non consente la messa a fuoco, la quale va effettuata ad occhio, utilizzando la scala metrica posta sullobiettivo. EEccccoo ccoommee ssii pprreesseennttaannoo llee diverse fotocamere:

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    LLOOBBIIEETTTTIIVVOO Tornando al paragone della scatola di cachi, lobiettivo pu essere una semplice lente di ingrandimento che focalizza limmagine sulla pellicola posta dentro la scatola; questo banale paragone trova un riscontro nella realt: un simile esperimento darebbe una indiscutibile immagine fotografica come risultato. Gli obiettivi sono nati dallesigenza di perfezionare il meccanismo in base alle giuste esigenze del fotografo; essi si dividono in due grandi famiglie: GRANDANGOLARI e TELE che stanno ai lati opposti, per caratteristiche, dal NORMALE. Lobiettivo NORMALE quello che inquadra una porzione di orizzonte con un angolo simile a quello che percepisce locchio umano: in parole semplici, guardando davanti a noi dentro e fuori dal mirino della macchina, vedremmo due immagini simili. Il GRANDANGOLO invece, rende tutto pi piccolo. per cui nel mirino vedrete una porzione pi grande di orizzonte, quindi potrete fotografare un gruppo di persone senza allontanarvi troppo per farcele stare; vedrete tutto pi lontano, e i soggetti appariranno nella foto anchessi pi lontani fra loro. Questi obiettivi hanno notevoli problemi di costruzione ottica, per cui sono composti da molte lenti, che servono a correggere le numerose aberrazioni; nonostante ci, i grandangoli sono pi luminosi dei teleobiettivi. Il TELEOBIETTIVO rovescia tutti i ragionamenti: ingrandisce il soggetto e tutto vi sembrer vicino e nella foto pure i soggetti risulteranno vicini tra loro. Esso semplice da costruire ed composto da poche lenti; nonostante ci sono poco luminosi per insormontabili leggi fisiche. La FOCALE lunit di misura degli obiettivi, ed segnata su di essi con una effe minuscola, seguita dai numeri in millimetri e serve ad informare se un obiettivo pi o meno TELE o pi o meno GRANDANGOLO.

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    IILL DDIIAAFFRRAAMMMMAA Spesso capita che la luce del giorno sia eccessiva per la pellicola e bisogna quindi fargliene arrivare di meno; questo possibile agendo su di un meccanismo chiamato DIAFRAMMA che posto dentro lobiettivo, laddove tutto il fascio di luce si convoglia in un unico punto per poi riformare limmagine rovesciata dallaltra parte (vedere schemino). Esso funziona come un rubinetto che lascia passare pi o meno luce a seconda dellapertura; lintensit luminosa si misura con una scala che indica la perdita di luce, e viene segnata con una effe minuscola riportata sullapposita ghiera nellobiettivo di fianco ai valori di diaframma: f. 2 2,8 4 5,6 8 il 16 22 32. Essendo riferiti alla perdita di luce, i numeri piccoli indicano che passa pi luce mentre i numeri grandi indicano il passaggio di poca luce ed il diaframma pi CHIUSO: OGNI VALORE CORRISPONDE AL DIMEZZAMENTO DELLA LUCE RISPETTO AL VALORE PRECEDENTE. Chiudendo il diaframma, ovvero facendo entrare meno luce, si riducono i difetti dellobiettivo e si aumenta la PROFONDITA DI CAMPO. Questa brutta parola si riferisce alle parti che risultano a fuoco sulla pellicola, davanti e dietro al soggetto: se con f 2,8 abbiamo messo a fuoco a 5 metri, con f 8 vediamo limmagine nitida dai 3 ai 10 m di distanza; con f 16 a fuoco dai 2 ai 30 m. La cosa strettamente vincolata alla lunghezza focale dellobiettivo: un grandangolo possiede di gran lunga pi profondit di campo di un teleobiettivo: con un 35 mm a f 11 si tiene a fuoco da 2 m allinfinito mentre, adoperando un 100 mm sempre a f 11, si focheggia dai 15 m allinfinito. Altra caratteristica il contrasto: con un diaframma pi chiuso otterrete una scala dei grigi (cromatica nelle pellicole a colori) che tende a saturarsi.

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    IILL TTEEMMPPOO Abbiamo detto che il diaframma permette di fare arrivare pi o meno luce alla pellicola, ma occorre che qualcosa consenta alla luce di cominciare e di terminare di colpire lemulsione per un dato TEMPO DI ESPOSIZIONE. Il concetto molto semplice, poich la macchina fotografica riporta la scala dei TEMPI segnata in frazioni di secondo: il valore 30 corrisponde ad un trentesimo di secondo, 250 si riferisce ad un duecentocinquantesimo di secondo. Poich ogni scatto di diaframma dimezza lintensit luminosa, per i tempi si adotta una scala che dimezza o raddoppia il tempo di esposizione: 1/500 1/250 1/125 1/60 1/30 1/15 1/8 di secondo etc., la posa B infine, consente di esporre finch si tiene il dito sul pulsante di scatto. Esistono due differenti sistemi per regolare il tempo di esposizione: OTTURATORE CENTRALE e OTTURATORE A TENDINA. -LOTTURATORE CENTRALE posto dentro lobiettivo e controlla il tempo di esposizione tramite due lamelle (non sono pesci) metalliche che si aprono e si chiudono: negli apparecchi con ottica intercambiabile ci comporterebbe una grossa spesa per ogni obiettivo. Si applica quindi a queste macchine un OTTURATORE A TENDINA, che posto subito davanti alla pellicola e permette quindi di cambiare tanti obiettivi senza toccare lotturatore. Esso funziona con due tendine: una protegge la pellicola dalla luce e laltra pronta a scorrere stando di fianco. Al momento dello scatto la prima tendina scopre la pellicola lasciandola alla merc della luce; al termine dell esposizione la seconda tendina ricopre la pellicola facendo cessare la posa. Quando si trascina la pellicola dopo uno scatto per farne un altro, le due tendine tornano al posto di partenza: la seconda torna di lato e la prima torna a coprire la pellicola.

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    LLEESSPPOOSSIIMMEETTRROO Per stabilire quale tempo e quale diaframma impostare, dovremo attenerci alla quantit di luce esistente nellambiente. Per non regolarci ad occhio col rischio di sbagliare esposizione, esistono gli ESPOSIMETRI, aggeggi che leggono la quantit di luce e la riportano su di una scala parallela, composta da tempi e diaframmi, nel senso che, per esempio, si consiglia sulla scala di mettere un sessantesimo con f.8 oppure un centoventicinquesimo con f.5,6 oppure un trentesimo con f.11. Queste tre esposizioni saranno tutte esatte, poich se chiudi il diaframma di uno scatto e raddoppi il tempo di esposizione, la quantit di luce che colpir la pellicola sar identica. Oggi lesposimetro viene montato dentro la macchina e solitamente indica il tempo da impostare in base al diaframma scelto; molte fotocamere automatiche impostano da sole il diaframma in base al tempo da noi scelto, altre impostano il tempo in base al diaframma

    LLAA PPEELLLLIICCOOLLAA La pellicola una striscia di plastica trasparente ricoperta da una gelatina sensibile alla luce; le caratteristiche di questa gelatina sono differenti nei diversi tipi di pellicola: LA NEGATIVA IN BIANCO E NERO la pi semplice di tutte. La sua emulsione subisce una