Occhi scuri

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Marianna Santagata, mainstream. Helle incontra Jonas quando sono solo due bambini: lui le insegna a costruire aquiloni e lei gli legge delle storie. Il loro legame sembra destinato a essere indissolubile e duraturo, finché qualcosa accade a Jonas, lasciando Helle nella morsa del dolore e della disperazione. Lei tenta in tutti i modi di ricostruire l'accaduto, fin dal principio, perché il suo amico sapeva già che gli sarebbe successo qualcosa di terribile e aveva cercato di avvisarla. Cosa gli è capitato? Perché sembra che nessuno in paese voglia dirle la verità? Perché non fanno altro che dirle bugie? Helle comincia a sospettare di chiunque, soprattutto delle persone che le sono più vicine, e capisce che non può fidarsi di nessuno. Tenta di mettere insieme tutti i pezzi di un quadro più grande, che le sfugge. Cos'è accaduto alla persona che più ama al mondo? Quali segnali non è stata in grado di leggere? L'incontro con un ragazzo che vive su una barca sembra essere la chiave per risol

Text of Occhi scuri

  • In uscita il 29/2/2016 (1,50 euro)

    Versione ebook in uscita tra fine mrzo e inizio aprile 2016

    (,99 euro)

    AVVISO

    Questa unanteprima che propone la prima parte dellopera (circa il 20% del totale) in lettura gratuita.

    La conversione automatica di ISUU a volte altera limpaginazione originale del testo, quindi vi

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  • MARIANNA SANTAGATA

    OCCHI SCURI

    www.0111edizioni.com

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    www.quellidized.it

    www.facebook.com/groups/quellidized/

    OCCHI SCURI Copyright 2016 Zerounoundici Edizioni

    ISBN: 978-88-6307-962-3 Copertina: immagine Shutterstock.com

    Prima edizione Febbraio 2016 Stampato da

    Logo srl Borgoricco Padova

  • Per M.

  • Non pensare che nessuno sappia che non parli, che nessuno si preoccupi delle parole che sono rimaste incastrate dentro di te.

    Ma prenditi pure il tuo tempo. Non appena potrai, mi racconterai la storia di tutto quello che hai

    provato, e io far di tutto perch le cose migliorino. L. Groff

    Due cuori felici si sollevarono come aquiloni colorati in un cielo azzurrocielo.

    A. Roy

  • PARTE 1

  • 9

    Vogliamo cominciare da quello che accaduto, da quello che sembra sia accaduto o da ci che avrebbe potuto essere? Perch ogni storia tutti questi elementi insieme, incollati alle parole: immaginazione, verit indigeribili, ricordi sfocati. E anche Helle si chiede quanto sia giusto raccontarsi, sfidando il Tempo e le Memoria, soggiogandoli. Una volta disse a Jonas: Non questa la funzione dell'arte? Cosa intendi? aveva risposto lui. Diamo voce a tutte le possibilit irrealizzate della vita che nella realt non ci sono state concesse. Lo facciamo attraverso le storie. Ogni storia ricostruzione, ma anche immaginazione che attra-verso le lenti del narratore e un po' del suo cuore, si intinge nella realt o in quello che se ne assorbito. Ma non solo; ci che fac-ciamo dare spazio e tempo a ci che non potuto essere qui e ora, creiamo mondi paralleli, letteralmente. questa la sopravvi-venza dell'uomo, cos che sfugge a se stesso. Attraverso l'arte, attraverso le storie dietro di essa. Lui aveva sorriso e lei aveva guardato lontano. Oggi Helle ci pensa e ci ripensa e cerca spiegazioni, affannando in sentieri oscuri, le sicurezze di una vita intera che vacillano. Gi nella sua mente, mentre si racconta in una sorta di meta narrazio-ne autolesionista, non compaiono tutti i tasselli della storia e que-sto le arreca un dolore assoluto, duro. Senza uscita. Ripensando ai tredici anni trascorsi, non ricorda i singoli minuti

  • 10

    n le ore; lega a s tranci di realt cos come la sua testa le ha as-similate. Ma cos sente di non render loro giustizia, perch non cos che va davvero. Non siamo solo il riassunto di eventi impor-tanti, siamo una costruzione fatta di mattone dopo mattone, anche se uno uguale a un altro e all'apparenza non degno di nota. Gi il fatto che pensa ai fatti con l'imperfetto significa una sola cosa: tutte le azioni continue, ripetitive, monotone le si raggrup-pano nella mente fino a formare un tutt'uno, una matassa che ten-de all'unit. Una molteplicit che si fa uno. Cos avviene: si dice facevano colazione tutti i giorni e si amarono sempre pi, ma no, non si descrivono i singoli istanti di quei momenti, tutte le dannate mattine e quelle colazioni, e le frasi e i gesti di quei gior-ni, no, si concentrano in una frase soltanto come se il tempo si potesse tagliare. Come se altrimenti non si potesse spiegare come un cuore entra in un altro, come se non tutto fosse degno di men-zione. Ma non dovrebbe essere cos, soprattutto quando tutto ci di cui hai bisogno rivivere istante per istante. Adesso Helle vor-rebbe conservarli nella memoria, uno a uno, e invece la sua mente l'ha tradita. Tradita da se stessa, che fa un riassunto della sua vita anzich riviverla per come andata davvero. E cio ora per ora, pensiero per pensiero, ma un'operazione impossibile. E poi, cos funziona la memoria. Non immagazziniamo certo tutto, e forse anche meglio cos. Eppure non c' niente che Helle desideri di pi. Non pu ricordar-si di tutti quei giorni all'apparenza ripetitivi: non lo erano, ma non pu pi raccontarli come meriterebbero. Ci le crea una tristezza indicibile. Allora fissa il mare sotto di s, a metri di distanza, ap-pollaiata su quello strapiombo. E lei, quale storia di se stessa aveva raccontato? Quello che le era accaduto, quello che era sembrato fosse accaduto o ci che sareb-be potuto essere? Helle non era certa di quale fosse il primo ricordo della sua vita.

  • 11

    A volte pensava di essere riuscita a intrappolarne uno, il pi re-moto, ma poi si accorgeva che in realt apparteneva a foto o rac-conti di altri. Perch perfino in questo sapeva che la Storia rap-presenta la falsa imitazione di elementi reali e irreali, speranze e manomissioni. Helle nacque in ottobre, in un giorno come un altro, piuttosto ven-tilato. Nello stesso ospedale quel giorno nacquero altri quattro bambini, ma Helle non li conobbe mai n si interrog sul caso. Sua madre era corsa all'ospedale in piena notte, in preda alle do-glie, due settimane prima del previsto. Loredana non aveva mai avvertito un tale dolore fisico nella sua vita e maledisse ogni sin-golo istante di quella notte e di quel parto, ancor pi sofferto del normale perch le sembrava che quella gravidanza indesiderata avesse raccolto, in quei nove mesi, tutti i suoi sogni distrutti da tempo e le sue aspirazioni bruciate. Credeva che, una volta avuta sua figlia tra le braccia, si sarebbe sentita come tutte: pervasa dall'amore e appagata. Quando le portarono la piccola fu esatta-mente cos: sent di amarla incondizionatamente e ruppe in un pianto isterico. Ma non si sent appagata per niente. Anzi, tutto il veleno dei pensieri che aveva fatto in quei mesi in cui era stata immobile come una mummia, congelata dalla rabbia, sembrarono esploderle dentro. L'infermiera prese la piccola, le disse che suo marito Pietro stava arrivando era stato fuori a pesca, la sua passione, e non era arri-vato in tempo, non potendo prevedere un arrivo prematuro. Vuole dirci come chiamare la piccola, o aspetta suo marito? le chiese l'infermiera, e lei ancora scossa dai singhiozzi fece di no con la testa. Quando Pietro arriv all'ospedale tutto ci che trov fu la sua bambina. Si sentiva un pessimo padre ancor prima di diventarlo: si era perso la nascita, si era perso l'inizio, aveva paura che, come quando non riesci pi a trovare il filo di un film gi cominciato, sarebbe rimasto sempre col dubbio di essersi fatto sfuggire qual-cosa di assolutamente essenziale. Per, quando vide sua figlia, la

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    prima cosa che avvert fu un forte calore al petto che sembr sa-lirgli alla faccia, rossa. Era la cosa pi bella e indifesa che avesse mai visto in vita sua, che pi lo aveva intimorito e al contempo fatto sentire eccezionalmente importante. Ed era sua, era venuta da lui. Prima era niente e adesso era. Vera. Aveva il potere di dare la vita ed era qualcosa di incomprensibi-le e magnifico. Loredana invece era sparita, la sua stanza era vuota. Pietro pens per un attimo che fosse in bagno. La sua mente, prontamente, ela-bor una serie di giustificazioni che per si rifiut di ascoltare: non gli ci volle niente per capirlo, lei era andata via. L'aveva sa-puto da quel momento, quando gli aveva detto che era incinta. Era l'ultima cosa che desiderava al mondo e, qualora se ne fosse accorta prima, avrebbe provveduto a togliersi da quest'impiccio. Era inciampata in un errore irreparabile e si era sentita condanna-ta a morte, eppure aveva trovato il modo di piegare le sbarre e fuggire. Chiss quali giustificazioni aveva trovato, lei, per se stes-sa. Pietro era rimasto a fissare quel letto vuoto per un po', poi si fece portare la piccola. Aveva una catenina d'argento al collo con la lettera L. Non sorrise, non si infuri. Era sua figlia e l'avrebbe protetta da qualunque cosa, anche da sua madre. Anche dalla sua assenza, lui sarebbe bastato per entrambi. Quando l'infermiera gli chiese dove fosse sua moglie non rispose, e quando gli chiese come l'avrebbero chiamata rispose: Helle. Elle. Ma di certo lei non poteva ricordarlo, n aveva poteva dire di aver visto sua madre di spalle andar via. I suoi occhi erano ancora chiusi, era appena sbarcata nel mondo, si era da poco dichiarata come essere vivente e non lo sapeva neanche. Forse quello che Helle crede sia il suo primo ricordo all'asilo, e lo sa perch nessun altro potrebbe sapere di quando chiese alla

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    maestra di uscire per andare al bagno e lei glielo neg. Maestra ma devo vomitare! La maestra non le diede retta e lei si vomit sulle mani chiuse a coppetta. Adesso mi crede? aggiunse allora Helle vittoriosa. Le sembra sciocco ricordare quest'episodio che in realt non l'a-veva nemmeno scossa, eppure eccolo l. Era corsa in bagno come un folletto trionfante, pi contenta di aver mostrato alla maestra che si sbagliava che preoccupata per aver vomitato. E ricorda anche con precisione di essere stata chiamata alla lava-gna durante il primo mese della prima elementare. La maestra le aveva chiesto scrivere la parola macchina alla lavagna (a turno tutti erano andati a scrivere qualcosa). Helle alla fine non aveva fatto neanche un errore, aveva messo la doppia e la h al posto giu-sto e la maestra le chiese se sapesse gi scrivere. Lei aveva annui-to fierissima, e sapeva che era cos perch sentiva e ricordava di aver da qualche parte copiato le lettere per memorizzarle, prima dell'inizio dell'anno scolastico. Era