Parmitano, 37 anni, è Le conquiste spaziale italiana ... ?· Le conquiste spaziale italiana. della…

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Testimonianza raccolta da Maria Cristina Giongo

IL TUO CORPO MAGGIORE DELLAERONAUTICA

militare, Luca Parmitano, 37 anni, astronauta dellESA,

lagenzia spaziale europea. Nellaltra

pagina, unimmagine durante i suoi sei mesi

in orbita per conto dellASI, lagenzia spaziale italiana.Le conquiste

della medicinaaerospazialeLastronauta Luca Parmitano racconta come le soluzioni adottate per salvaguardare la salute in orbita possano essere utili anche sulla Terra. E gli scienziati che si occupano di ricerca illustrano le scoperte pi promettenti

Tornato sulla terra dopo sei mesi in orbita, per due setti-mane medici e scienziati mi hanno tenuto costantemente sotto osservazione. Hanno controllato se avevo problemi vestibo-lari, lo stato delle ossa, la situazione a livello cardiovascolare. Mi hanno sotto-posto a biopsie, risonanze magnetiche, a scansioni ottiche per misurare eventuali variazioni nel mio corpo. Conclusione: mi hanno trovato in ottima forma! Addirittura alcuni muscoli si sono fortificati. Per... Probabilmente non ho avuto problemi perch sono giovane; sono stato il pi giovane astronauta occi-dentale ad aver portato a termine un volo di cos lunga durata. Anche sotto il pro-filo piscologico ho saputo mantenere la calma quando, durante la mia attivit ex-traveicolare, rischiavo di annegare nello spazio a causa di uninfiltrazione dacqua nello scafandro. Daltra parte, una delle tante sfide che noi astronauti dobbiamo affrontare quella di reagire e superare la paura in caso di pericolo. Allora posso

considerare questa missione astronautica un successo personale e principalmente un grandissimo successo per la medicina aerospaziale.

A BORDO UTILIZZO TAPIS ROULANT, CYCLETTE, MACCHINE PER I PESIIl merito di unimportante evoluzione nel campo delladdestramento, grazie alle nuove tecnologie degli strumenti messi a nostra disposizione, sia a terra sia sullastronave. Le nostre ossa hanno biso-gno di moto per restare sane e rigenerar-si; sulla terra possibile per via del peso, che fa uno sforzo passivo tutte le volte che ci alziamo, che stiamo semplicemente in piedi, quando camminiamo... In orbita tutto ci non avviene per assenza di gra-vit. Per cui, in passato, la probabilit di sviluppare osteoporosi per gli astronau-ti era in media del 15%. Ora disponiamo di tre apparecchiature perfezionate so-prattutto per rigenerare gli impatti che avremmo una volta tornati sulla terra: un nuovo modello di tapis roulant (T2), a cui ci colleghiamo attraverso unimbra-

gatura, una cyclette per gli esercizi car-dio-aerobici, ovviamente senza sedile e manubrio, perch in orbita non servono. E lAred (equipaggiamento per addestra-mento resistivo avanzato), una macchina per fare sollevamento pesi, costituita da due grossi cilindri a vuoto atti a creare uno sforzo. Un po come la pompa di una bicicletta. Con questi strumenti, in orbi-ta facciamo due ore di addestramento al giorno. Un allenamento concentrato e mirato. Anche sulla terra mi piace alle-narmi, lo faccio per unora al giorno. Sono un appassionato di sport!Un altro fattore molto importante della missione riguarda lalimentazione: io faccio parte di uno studio che ho iniziato a sperimentare su me stesso proprio du-rante il volo spaziale. Si tratta di questo: quando mangiamo proteine, soprattutto di origine animale, lo zolfo contenuto in esse viene metabolizzato sotto forma di acido solforico, il quale, come ogni acido, tende ad alterare lequilibrio del pH del nostro organismo. Unalterazione ecces-siva provocherebbe la morte. Per cui, la

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58 luglio/agosto 2014

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Testo di Simona Regina

IL TUO CORPO_medicina aerospaziale

reazione naturale del nostro corpo quel-la di utilizzare delle basi per bilanciare lacidit. Il calcio contenuto nelle ossa lelemento fondamentale di base per sta-bilizzare il pH. A questo punto lorgani-smo si attiva e pensa: Adesso utilizzo il calcio per risolvere un pericolo immedia-to, cos ti salvo la vita. Ma se si utilizza il prezioso minerale per questo scopo si finisce per indebolire lossatura.

LA MIA DIETA SPECIALE PER CONTRASTARE LOSTEOPOROSIDa qui lidea di immettere nella dieta unaltra base come il potassio, contenuto in certi tipi di frutta e verdure, trovando una composizione, una percentuale bi-lanciata fra potassio e proteine. Con la sola alimentazione non si pu influire sul deterioramento delle ossa; ma forse con questo tipo di dieta si potrebbe limita-re, ridurre al minimo la perdita di calcio dovuta a fattori esterni. Se riuscissimo a comprovare la nostra teoria, allora sa-rebbe una scoperta notevole: anche per la sua applicazione sulla terra per curare losteoporosi (una patologia che afflig-ge milioni di persone), senza lausilio di medicine. Potremmo migliorare lo stile e la qualit della vita senza ricorrere a cure dispendiose. Ho seguito questa dieta bilanciata per cinque settimane; ogni giorno ricevevo da terra uno speciale men fornito da scienziati dietologi, contenente anche carne di pollo, maiale e manzo. Nella stazione spaziale noi operiamo come scienziati terrestri. Inutile allora chiedere a un astronauta appena tornato da una missione che risultati eclatanti hai otte-nuto lass, nello spazio?. Sarebbe come lamentarsi con un oncologo perch non ha ancora trovato una cura risolutiva con-tro il cancro dopo 50 anni di ricerca! Dal-la scienza spaziale il grande pubblico si aspettata vantaggi immediati. Una prete-sa assurda, ingiusta! Non dimentichiamo che la stazione spaziale internazionale effettiva, come laboratorio scientifico, da meno di dieci anni, per cui solo ora si vedono i primi risultati. Noi raccogliamo milioni e milioni di dati: ma ci vogliono anni e anni per studiarli, e campioni con-validati per svilupparli. Tuttavia, ci sono casi in cui rientriamo con elementi direttamente utilizzabili. Per esempio, a bordo della nostra astronave abbiamo sperimentato nuovi software che, con una semplice macchina per fare ecografie, delle dimensioni di un compu-ter portatile, riprendono immagini molto

precise della spina dorsale. Nello spazio essa rimane distesa, non si comprime come avviene di giorno sulla terra a cau-sa del peso; anzi, gli spazi intervertebrali si allungano. Per questo gli astronauti in orbita sono un po pi alti; il che compor-ta un discreto mal di schiena! Se pensate alle dimensioni degli apparecchi normali in uso sulla terra, ingombranti, enormi, impossibili da spostare, potete capire l importanza di tale strumento diagnosti-co: da utilizzare anche in zone remote, per esempio dellAfrica. Il mio lavoro quello di pavimentare la

I risultati delle missioniaprono prospettive per tutti,dai neonati agli anziani

strada allesplorazione del futuro. Noi siamo attaccati alla terra: ma forse un giorno dovremo staccarci da questa no-stra culla e allontanarci. Il mio scopo di dare un contributo sul piano della salu-te raccogliendo dati per attuare sempre nuove sfide che ci portino a spingerci ol-tre i confini dellorbita terrestre; per far s che lesplorazione umana, che il nostro destino e il nostro sogno, possa continua-re. Oggi siamo ancora homo sapiens; spe-ro e sono convinto che in futuro, grazie allesplorazione spaziale, ci evolveremo in qualcosa daltro.

Luca Parmitano

I programmi di allenamento e di alimenta-zione controllata descritti da Luca Parmi-tano e i test di fisiologia condotti in orbita servono a capire come il nostro organismo reagisce a lunghe permanenze nello spazio e a contrastare gli effetti della microgravit sul benessere psicofisico degli astronauti. Il fine ultimo della ricerca biomedica spaziale infatti salvaguardare la salute dei prota-gonisti delle missioni, sempre pi lunghe, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, in vista anche di future missioni su Marte, per fare in modo che lessere umano possa vivere in un ambiente cos diverso da quello terrestre, spiega Vittorio Cotronei, per anni responsabile del settore di medicina e biotecnologia dellAgenzia Spaziale Italiana (ASI). Ma ci non toglie che possa miglio-rare anche la vita sulla Terra, perch quello che impariamo nello spazio pu essere utile anche per combattere patologie che afflig-gono milioni di persone. Basti pensare che linvecchiamento e lassenza di gravit nello spazio sono associati ad alterazioni simili dei normali processi fisiologici. Riduzione dellattivit muscolare, indebolimento delle ossa, fattori di rischio cardiovascolare, per esempio, si sviluppano progressivamente nellanziano e rapidamente nello spazio. La-stronauta dunque rappresenta un ottimo modello sperimentale per lo studio di inter-venti utili a prevenire patologie socialmente rilevanti legate allet e alla sedentariet, aggiunge Gianni Biolo, direttore della Clinica

medica universitaria dellOspedale di Catti-nara di Trieste, che da anni collabora con lA-genzia Spaziale Europea (ESA) e lASI. Non a caso protocolli nutrizionali e di allenamento sviluppati per mantenere in salute gli astro-nauti hanno dimostrato la loro efficacia anche per prevenire e contrastare latrofia muscolare, un meccanismo fisiopatologico che contraddistingue numerose malattie croniche tipiche dellinvecchiamento. Da un lato abbiamo dimostrato infatti che, proprio come in condizioni di microgravit, anche sulla Terra importante un costante esercizio fisico come terapia adiuvante in grado di migliorare lefficacia delle terapie. Dallaltro che il fabbisogno proteico aumenta sia in condizioni di microgravit sia in caso di forzata inattivit fisica.Anche la diagnosi e la cura di malattie neu-rologiche che comportano disturbi della motricit possono beneficiare della ricerca spaziale. Abbiamo osservato, spiega Francesco Lacquaniti, direttore del Centro di biomedicina spaziale dellUniversit Roma Tor Vergata, una serie di affinit tra i proble-mi di coordinazione neuromotoria causati da alcun