René Descartes - Cartesio - Filosofia

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Sintesi e spiegazione della filosofia cartesiana (René Descartes, Cartesio).Fondatore del razionalismo.Il metodo.Il cogito ergo sum.Dio come giustificazione delle certezze umane.Il dualismo cartesiano.Il mondo fisico e la geometria.la filosofia pratica.Diego DeplanoLiceo Scientifico G.BrotzuAs 2009/10Quartu S.E.

Text of René Descartes - Cartesio - Filosofia

- Cartesio --------------------------------------------------------------------------------------------------------------- IL FONDATORE DEL RAZIONALISMO

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------La personalit di Cartesio segna la svolta decisiva dal Rinascimento allet moderna. La filosofia di Cartesio, infatti, si fonda sui temi della filosofia rinascimentale, ma in essa: Luomo inteso come soggetto; Il mondo inteso come oggetto. Inoltre egli considerato il fondatore del razionalismo, basato sulla ragione, considerata come: Il principale organo di verit; Lo strumento per elaborare una nuova visione del mondo. Cartesio ritiene gli studi finora condotti insufficienti per fornire un orientamento sicuro allindagine filosofica. Orientamento = Criterio = Metodo Perverr quindi alla formulazione del suo metodo dindagine, come? Cos: 1. Compone un trattato di metafisica (che pubblicher pi tardi con il titolo di Meditazioni sulla filosofia prima, con laggiunta delle obiezioni di altri filosofi e teologi e le risposte di Cartesio). 2. Compone un trattato sul mondo (che diverr un sommario per le scuole: Principi di filosofia). 3. Compone e pubblica in seguito alcuni dei suoi risultati in 3 saggi (su: Diottrica, Meteore, Geometria), a cui premette una prefazione intitolata il Discorso sul metodo.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------- IL METODO

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------Al termine dei suoi studi Cartesio si rende conto che non ha nessun criterio certo per distinguere il vero dal falso, e che quindi il sapere finora appreso negli studi scolastici inutile.

--------------------------I TERMINI DEL PROBLEMA

--------------------------La filosofia cartesiana devessere sia speculativa che pratica, e quindi il metodo con la quale si conduce devessere a sua volta: Teoretico: Perch deve portare a saper distinguere il vero dal falso; Pratico: Perch devessere utile e vantaggiosa la vita umana. Il Metodo Criterio dorientamento unico e semplice, che serve alluomo in ogni campo teoretico e pratico, che ha come fine il vantaggio delluomo nel mondo.

Cartesio ritiene che per luomo lunica via per giungere ad una conoscenza oggettiva del mondo sia mediante luso delle scienze matematiche, che sono gi in possesso del metodo, che applicano normalmente. E necessario per saper giustificare tale metodo e la possibilit della sua applicazione universale, riducendolo al suo termine minimo: la ragione (o uomo pensante). Quindi il compito di Cartesio : Formulare le regole del metodo, gi in qualche modo presenti nel procedimento matematico. Fondare il valore assoluto e universale del metodo, attraverso una ricerca metafisica. Dimostrare la possibilit dutilizzo del metodo, nei vari rami del sapere.

--------------LE REGOLE

--------------Le 4 regole del metodo sono: Evidenza: Prendere per vero solo ci che risulta per intuizione evidente, ovvero chiaro e senza dubbi. Analisi: Suddividere qualsiasi problema nelle sue parti fondamentali. Sintesi: Procedere dagli elementi pi semplici trovati con lanalisi per poi risalire agli elementi pi complessi. Enumerazione e revisione: Controllo delle due regole precedenti: - La prima controlla, enumerandoli, tutti gli elementi dellanalisi; - La seconda controlla, revisionandoli, tutti i passaggi della sintesi.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------- IL DU BBIO E IL COG ITO ERGO SU M

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------DAL DUBBIO METODICO AL DUBBIO IPERBOLICO

-----------------------------------------------Le regole metodiche non hanno giustificazione in s stesse, Cartesio deve tentare dunque di giustificarle risalendo alla loro radice: Luomo come soggettivit o come ragione. Per giustificare tale metodo Cartesio afferma che bisogna dubitare di tutto (dubbio metodico) e considerare come falso tutto ci su cui c dubbio. Se si trova qualcosa che si sottrae al dubbio, questo dovr servire da fondamento per tutte le altre conoscenze. Si dubita quindi: Delle conoscenze sensibili, perch i sensi possono ingannarci ->miraggi, il bastone immerso nell'acqua che vediamo spezzato. Delle conoscenze matematiche, perch potrebbe essere che luomo sia stato creato da un Dio maligno che gli fa apparire chiaro ed evidente ci che contrariamente falso e assurdo. Cos il dubbio si estende ad ogni cosa e diventa assolutamente universale (dubbio iperbolico). Dato che io sto dubitando, io devo esistere necessariamente, altrimenti non potrei dubitare -> Cogito ergo sum.

---------------------------LA NATURA DEL COGITO

---------------------------Lespressione io esisto per ci da indicazioni solo che esista quel qualcosa che pensa, e non ci da certezza sullesistenza del nostro corpo, pertanto io esisto in quanto cosa che pensa (res cogitans). Quindi, io posso pensare, dubitare, affermare ecc, ma non posso affermare che esistano con assoluta certezza le cose pensate, dubitate o affermate, ma posso affermare con assoluta certezza che esiste qualcosa che pensa, dubita e afferma. Su tale certezza, che una verit necessaria, devessere fondata ogni altra conoscenza. Io esisto = Io sono un oggetto pensante (Spirito, intelletto, ragione)

-------------------------------------LE DISCUSSIONI INTORNO AL COGITO

------------------------------------- Laccusa di circolo vizioso: Se: Il principio del cogito accettato perch evidente e quindi la regola dellevidenza anteriore al cogito stesso Allora: giustificare, come fa Cartesio, levidenza in virt del cogito, porta ad un ciclo senza fine. Risposta di Cartesio: Il cogito non evidente perch segue la regola dellevidenza, esso autoevidenza esistenziale che il soggetto ha di s stesso. Laccusa di sillogismo abbreviato: Premessa 1: Tutto ci che pensa esiste. Premessa 2: Io penso Conclusione: Io esisto E se cos fosse, la Premessa 1 cadrebbe secondo la teoria possibile del genio maligno. Risposta di Cartesio: Il cogito non un ragionamento, ma unintuizione immediata della mente. Laccusa di Hobbes: Sebbene: Cartesio abbia ragione nellaffermare che se penso allora, necessariamente, esisto Tuttavia: pretenzioso affermare che ci che pensa il pensiero, quando potrebbe essere qualsiasi altra cosa. Dicendo che se io penso, allora io esisto e sono pensiero che pensa e quindi pensiero pensante o sostanza pensante si commette lo stesso errore nel caso in cui dicessi che io passeggio ed allora sono una passeggiata. Risposta di Cartesio: 1. Il pensare non paragonabile al passeggiare, in quanto il primo un attributo essenziale il secondo accidentale per luomo. 2. Se io non passeggio, sono lo stesso un uomo. 3. Se io non penso, non sono lo stesso un uomo. 4. Il pensiero indica: - La facolt del pensare; - Loggetto del pensare.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------- DIO C OME G IUSTIFICAZIONE METAFISICA DELLE C ERTEZZE UMANE

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------Tramite il principio del cogito sono sicuro della mia esistenza ed evidenza, ma le altre esistenze ed evidenze? Dato che io sono un essere pensante, penso qualcosa. Questo qualcosa sono le idee (intese come oggetti del pensiero). Sebbene sia sicuro che tali idee esistano nel mio spirito, non sono sicuro che corrispondano alle cose al di fuori di me. Per risolvere tale dubbio, Cartesio suddivide le idee in: Innate: Quelle innate in me, a cui appartiene la capacit di pensare e di avere idee. Avventizie: Quelle estranee a me, a cui appartengono le idee delle cose naturali. Fattizie: Quelle formate o trovate da me, a cui appartengono le idee inventate.

-----------------------------------------------LIDEA DI DIO E LE PROVE DELLA SUA ESISTENZA -----------------------------------------------Lidea di Dio, sostanza infinita, eterna, onnisciente, onnipotente e creatrice, lunica che non pu essere stata creata dalluomo, me. Premessa 1: Ci che pensa (la causa dellidea) devessere perfetto quanto ci che pensato (lidea); Premessa 2: Io, uomo, non possiedo le qualit di perfezione dellidea di Dio. 1 Prova: La causa delidea di una sostanza infinita devessere una sostanza infinita, e non io, uomo, che sono sostanza finita, e tale sostanza infinita deve esistere. Premessa 1: Io sono un essere finito ed imperfetto (poich dubito). Premessa 2: Se io fossi la causa di me stesso, mi sarei dato le perfezioni che concepisco e che sono contenute nellidea di Dio. 2 Prova: Non mi sono creato da me, ma da Dio che mi ha creato finito dandomi lidea dinfinito. 3 Prova: Se Dio un essere perfetto, deve esistere per forza, perch lesistenza una delle sue perfezioni necessarie.

----------------------------------------------------------------DIO COME GARANTE DELLEVIDENZA E LA POSSIBILIT DELLERRORE ----------------------------------------------------------------Dio, essendo perfetto ed avendo creato me, mi ha donato di una facolt di giudizio che non pu indurmi in errore. Quindi: Dallevidenza della mia esistenza ricavo la necessit dellesistenza di Dio, dalla quale ricavo levidenza dellesistenza delle altre cose. Ma se fosse cos, da dove deriva lerrore? Da: Intelletto umano: Esso limitato, e non possiamo concepire un intelletto illimitato (di Dio). Volont umana: Essa possiede la facolt di scelta, e nei campi in cui lintelletto non arriva chiaramente, l risiede lerrore. Lerrore quindi cesserebbe di esistere se non esprimessi il mio giudizio su ci che non abbastanza chiaro al mio int