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RIVOLIMUSICA Stagione concertistica 2005/2006 · Berendt, Joachim Ernest, Il nuovo libro del jazz – dal New Orleans al Jazz Rock, Vallardi, 1986 Pieranunzi, Enrico, Bill Evans –

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    RIVOLIMUSICAStagione concertistica 2005/2006

    Sabato 15 Ottobre 2005Sabato 10 Giugno 2006

    ingresso libero (fino ad esaurimento posti disponibili)

    • Auditorium Istituto Musicale(via Capello 3)

    • Casa del Conte Verde(via Piol 8)

    • Biblioteca comunale(C.so Susa 130)

    • Maison Musique(via Rosta 23)

    • Centro Don Puglisi(via Camandona 9a - Cascine Vica)

    INFOIstituto Musicale Città di RivoliVia Capello 3 RivoliTel/fax 011 9564408e-mail: [email protected]/istitutomusicale

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    La colonna sonora della nostra Città, con la nomina diGiorgio Balmas a presidente dell’Istituto Musicale Città diRivoli, è sempre più ricca di suoni, di musiche e di qualitàartistica.Tutto questo grazie anche al prezioso lavoro che la Scuoladell’Istituto Musicale, insieme agli insegnanti e alle scuolerivolesi, continua ad organizzare e a proporci.Da Ottobre 2005 a Giugno 2006 avremo la VI edizione diRivolimusica: un’ulteriore opportunità per dare alla nostraCittà, grazie agli interventi di prestigiosi gruppi e artisti,quell’indispensabile compagnia delle note senza le quali ilnostro tessuto sociale non saprebbe vivere.Un cordiale grazie a quanti si adoperano perché questarealtà continui ad esserci; e, con loro, grazie ancheall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, aPiemonte in Musica e alla Compagnia San Paolo eFondazione CRT, sostenitori dell’Istituzione Comunale inquesta avventura.A tutti buon ascolto e un arrivederci presso l’Auditoriumdell’Istituto Musicale.

    Giuseppe Misuraca Guido TalloneAssessore alla Cultura Sindaco di Rivoli

    RIVOLIMUSICA 2005-2006

    Ascoltare opere raramente eseguite e formazionicameristiche insolite rimangono gli obiettivi principali diquesta sesta edizione di Rivolimusica.Gli appuntamenti con il canto e la liederistica di areaitaliana, francese e tedesca, l’orchestra di fiati con la rarasinfonia di Mabellini, il quartetto d’archi insiemeall’armonica a bocca, l’insolito duo fisarmonica e violinobarocco e il duo arpa e chitarra, il jazz, (insieme a quelloclassico, indirizzo importante dell’Istituto Musicale) sonotappe di un percorso attraverso la diversità, che questoprogetto vuole valorizzare.Quest’anno sette concerti saranno triplicati, gli artistiquasi un poco residenziali (arriveranno il giovedì notte perripartire la domenica mattina) tenteranno di sedurre idiversi pubblici possibili di Rivoli (e non solo... ) dandovita a tre contenitori musicali molto differenziati:RI-sound di venerdì mattina rivolto alle scuole,i Concertini dell’antireplica di venerdì in tarda seratadedicato a chi ricerca un approccio insolito con i la musicae i musicisti per concludersi con il consueto concerto delSabato sera all’Istituto Musicale.L’introduzione delle finestre tematiche inoltre, vuoleoffrire una nota di approfondimento musicologico di unparticolare aspetto dei programmi in cartellone,conferendo a questa pubblicazione un’utilità anchesvincolata dall’esecuzione in sala, che possa quindipredisporre o dare seguito all’ascolto dal vivo ancheattraverso idee e suggerimenti discografici e bibliografici.Siamo convinti non esista musica senza un ascoltatore, el’ascolto è l’essenza di relazioni sociali o culturali, pre-requisito per qualsiasi educazione o formazione critica.Chiedersi quindi per chi e come offrire musica hacostituito la fase più importante nella progettazione diquesta nuova stagione. La volontà di coinvolgere i giovanici ha indotto a modificare anche le stesse modalità difruizione, creando spazi e orari un po’ fuori dalla norma,con l’obiettivo di accendere in tutti una nuova curiositàper la nostra proposta.

    Luciano Berio sosteneva che “tutte le maniere di fare, diascoltare la musica e anche di parlarne siano a loro modocorrette. Quando una musica è dotata di sufficientecomplessità e di sufficiente spessore semantico, allora puòessere avvicinata e compresa in modi diversi”.

    Andrea Maggioradirettore artistico

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    RI-soundincontri possibili

    tra giovani e musicistiRI-sound è un nuovo progetto rivolto alle scuole cheprevede sette incontri tra studenti e i musicisti inseriti nelcartellone di Rivolimusica 2005-2006,Gli incontri (sempre di venerdì mattina all’IstitutoMusicale) coinvolgeranno i ragazzi e gli artisti, questavolta un po’ in maniche di camicia, in una conversazioneamichevole fuori dal contesto scolastico della lezione.Vuol essere un momento in cui i musicisti si presentinoparlando di se stessi e dell’aspetto umano dellaprofessione, facendo vedere da vicino gli strumenti,accennandone le possibilità sonore e tecniche, ma anche lastoria vissuta.Si potrà parlare di calcio e di belle donne o uominiprestanti, per stabilire un feeling con i ragazzi e le ragazzedel liceo o istituto tecnico; far poi capire come si suonainsieme, come si costruisce un programma, ma nonrealizzare un vero concerto, caso mai un poco di provecon interruzioni e molto senso dell’incontro diconoscenza, quella stessa che dovrebbe alimentare lacuriosità di ascoltare il concerto vero del sabato, daspettatori un po’privilegiati, il tutto non lunghissimo néper nulla simile a una lezione a scuola.

    I concertini dell’antireplicaconfidenze quasi intimetra curiosi e musicisti

    I concertini dell”antireplica (che si collocano alla Casadel Conte Verde, ma anche alla Biblioteca e al CentroDon Puglisi) anch’essi più trattenimento di musica in casache concerto. Chiediamo ai musicisti di intrattenercimusicalmente per un massimo di 45 minuti complessivo,partendo dalla 22,30 circa, con pezzi non lunghi e non delmassimo impegno di comprensione, forse anche diversi daquelli del sabato sera, piuttosto vicino ai bis che ai brani diconcerto.Anche qui se i sunadur ogni tanto dicono qualcosa perrompere l’atmosfera aulica e trasformarla inpartecipazione al musizieren tanto meglio. Lo scopo èquello di permettere l’avvicinamento di artisti e pubbliconuovo, con particolare attenzione ai giovani.

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    Sabato 15 ottobre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Antonio Faraò jazz trio Encore

    Antonio Faraò pianoforteDejan Terzic batteriaMartin Gjakonovski basso

    Antonio Faraò, nato a Roma nel 1965, musicistaemergente tra i più apprezzati della scenajazzistica internazionale, ha partecipato a vari JazzFestival tra cui Umbria Jazz.Nel 1998 Antonio Faraò ha vinto il prestigioso ConcorsoMartial Solal, organizzato dalla città di Parigi.Il pianista Herbie Hancock ha scritto di lui: “Antonio isnot only a fine pianist, but a great one”

    IL PIANOFORTE NEL JAZZ

    Il pianoforte è uno strumento che offre grandi possibilità:non solo può creare il ritmo, ma contemporaneamentearmonizzare questo ritmo. Per questo motivo, è stato dasempre uno degli strumenti più importanti nella storia deljazz.Uno dei primi grandi pianisti di New Orleans fu Jelly RollMorton; egli suonava ragtime, ma influenzato delle“marching” bands, ha segnato il decisivo passaggio di questamusica al jazz.Negli anni ‘20 Harlem diventò un vivaio di pianisti, primofra tutti James P. Johnson. Altro polo importante per losviluppo pianistico fu Chicago, dove forte era lo stile boogie-woogie di matrice blues.Verso la metà degli anni ‘30 Art Tatum riunì tutto ciò che ilpianoforte aveva sviluppato nel jazz, aggiungendovi unvirtuosismo senza precedenti, a tal punto da poter essereconsiderato un “Franz Liszt neroamericano”. Suo grandeerede: Oscar Peterson.Con Earl Hines il jazz trovò un pianista capace di suonarecome uno strumento a fiato (“trumpet piano style”); sullostile di Armstrong egli maturò una moderna e complessaconcezione ritmica, in un nuovo rapporto tra mano destra esinistra, tracciando un percorso che porterà al pianismo be-bop.Il più importante pianista bop fu sicuramente Bud Powell, ilquale creò uno stile che ha fatto scuola tra i pianisti moderni.In quegli anni un caso a parte è rappresentato da TheloniousMonk che si è spinto avanti nella dissoluzione della frase,mediante spostamenti ritmici e costruzione di frasi irregolari.Negli anni ’50 e ‘60 dalle varie formazioni di Miles Davisemersero grandi pianisti come Bill Evans, Herbie Hancock,Chick Corea e Keith Jarrett, i quali hanno dato un grandecontributo allo sviluppo del pianismo moderno.Tra i maggiori innovatori del free, Cecil Taylor sviluppò unrapporto informale e percussivo con la tastiera, mantenendoelementi della musica nera, ma in un flusso di idee di grandeintensità, aprendo la strada a infinite possibilità pianistiche.

    bibliografia essenziale:Berendt, Joachim Ernest, Il nuovo libro del jazz – dal NewOrleans al Jazz Rock, Vallardi, 1986Pieranunzi, Enrico, Bill Evans – Ritrtto di artista con pianoforte,Stampa alternativa/Nuovi equilibri, 1994Schuller, Gunther, Il jazz – Il periodo classico, le origini: Oliver,Morton, Armstrong, EDT 1996

    discografia essenziale:Bill Evans, The Bill Evans Golden Trio, Riverside, 1961Jelly Roll Morton, The complete J.R.M., RCAbud powell, Blue Note Paris, ESP 1961cecil taylor, The world of C.T., 1960

    f.g.

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    Sabato 22 ottobre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Rinaldo Bellucci pianoforte

    Sergej Rachmaninov 5 Préludesop. 23 n° 1op. 23 n° 2op. 23 n° 5op. 23 n° 6op. 23 n° 7

    Claude Debussy dal secondo libro di Studi:X. “Pour les sonoritésopposées”XI. “Pour les arpègescomposés”

    Franz Liszt Polacca n. 2 in mi maggioreda Années de PèlerinageII Annèe : Après unelecture de Dante(Fantasia quasi Sonata)

    Rinaldo Bellucci, ha studiato pianoforte e composizione presso ilConservatorio di Torino. Si è perfezionato con Lazar Berman e VictorMerzhanov.Ha collaborato come maestro sostituto con Oksana Krovytska, sopranodella New York City Opera, Misha Svetlov, basso della Chicago CityOpera, Alfred Werner, baritono dell’Opera di Stato di Vienna,registrando per la rete televisiva nazionale ORF 1.In qualità di compositore ha scritto l’opera buffa: “Il gatto con glistivali” eseguita al Conservatorio di Torino.

    IL PIANOFORTE NARRATIVOAnni di pellegrinaggio, secondo anno: Italia (1837-1856)

    Liszt amò molto l’Italia, per questo ne celebrò in musica lebellezze monumentali, artistiche (come i quadri di Raffaelloe le statue di Michelangelo) e letterarie (si pensi ai sonettidel Petrarca) nel più vasto ciclo pianistico forse mai statoscritto, gli Anni di pellegrinaggio. Dopo una lettura diDante è forse il brano più interessante di questa collezioneed è un’opera massiccia di proporzioni e fortementevirtuosistica. Dante lo colpì per la sua forza di scrittura eper la sua visione dell’ambiente infernale: il Romanticismotedesco era fortemente affascinato dall’idea del “diabolico”,del “tenebroso”, e Liszt fu tra i musicisti che più furonoispirati da questo tema (lo dimostrano esempi come i poemisinfonici Dante e Faust o il Mephisto Valzer per pianoforte).Tutto lo strumento è coinvolto in esplosioni sonore digrandi effetti di natura “orchestrale”, la musica stessa fafantasticare: Dante sta attraversando l’Inferno e nelfrattempo ci racconta storie, sofferenze e tormenti deicondannati, fino ad arrivare poi, attraverso il Purgatorio, inParadiso, dove viene colpito da una luce abbagliante cheviene resa in musica con una liberazione di note acute.La pagina ha una straordinaria capacità narrativa ecomunicativa, qui ritroviamo esattamente quello cheabbiamo trovato nel racconto di Dante, e cioè passioni,sentimenti, tormenti, cronache e visioni estatiche. Liszt eraabilissimo nel rappresentare musicalmente fatti, sentimentied impressioni, e per fare ciò rende la musica chiara econcreta come può esserlo un’espressione verbale o gestuale.

    bibliografia essenziale:Piero Rattalino, Liszt o il giardino d’Armida, Torino,EDT, 1993.Franz Liszt, Divagazioni di un musicista romantico, acura di Raoul Meloncelli, Roma, Edizioni Salerno, 1979.

    discografia essenziale:Emanuele Arciuli, etichetta Stradivarius (STR 33417),anno di pubblicazione 1997.

    f.s

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    Venerdì 28 Ottobre 2005

    Sandra Foschiatto nata a Udine, ha studiato al Conservatorio diParma diplomandosi in canto con Jenny Anvelt.Ha vinto nel 1996 la Borsa di Studio “Arturo Toscanini” e in seguitosi è perfezionata con Mirella Freni, Katia Ricciarelli, RainaKabaivanska, Lella Cuberli.Ha debuttato a Udine nel 1995 in “La cambiale di Matrimonio” diRossini e “La Serva padrona” di Pergolesi.Altre tappe importanti: al Teatro Olimpico di Vicenza è stata Zaidenell’opera omonima registrata dalla TV giapponese, al TeatroComunale di Modena con l’Orchestra Sinfonica “A. Toscanini”, aSarajevo presso l’Accademia Musicale Nazionale, a Praga, dove hacantato il Requiem di Mozart con la Praga SinfoniettaLuca De Marchi nato a Venezia, ha studiato pianoforte conMassimo Somenzi e composizione con FabioVacchi e, al“Mozarteum” di Salisburgo, direzione d’orchestra e musica dacamera.Ha collaborato, in qualità di assistente musicale, con il TeatroNazionale di Praga, il Teatro di Darmstadt, il Teatro Comunale diBologna, Ferrara Musica, l’Accademia del Mozarteum diSalisburgo, presso la NHK-Hall di Tokjo e la Ken Min Hall diJokohama sotto la direzione di Giuseppe Sinopoli.Nelle stagioni 2000-02, in qualità di maestro sostituto e assistentemusicale, ha curato il repertorio italiano all’Opera di Stato diVienna con i Wiener Philarmoniker.

    con il soprano Sandra Foschiattoe il pianista Luca De Marchi

    Auditorium Istituto Musicale ore 11,00

    RI-soundincontri possibili tra giovani e musicisti

    Casa del Conte Verde ore 22,30

    I concertini dell’antireplicaconfidenze quasi intime tra curiosi e musicisti

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    Sabato 29 Ottobre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Sandra Foschiatto sopranoLuca De Marchi pianoforte

    Francesco Paolo TostiRomanze su testi di Gabriele D’Annunzio

    Francesco Paolo Tosti MalinconiaDorme la selvaQuand’io ti guardoL’ora è tardaOr dunque addioChi sei tu che mi parli

    Quattro canzoni d’AmarantaLasciami! Lascia ch’iorespiriL’alba separa dalla lucel’ombraInvan preghiChe dici, o parola delSaggio?

    Due piccoli notturniVan gli effluvi de le roseO falce di luna calante

    ConsolazioneNon pianger piùAncora qualche rosa è ne’rosai…Tanto accadrà, ben che nonsia d’aprile…Perché ti neghi con losguardo stanco?Sogna, sogna, mia caraanima!Settembre (dì: l’anima miam’ascolta?…)Quanto ha dormito, ilcembalo!…Mentre che fra le tendescolorate…

    IL CASO TOSTI DI LONDRAUn giallo quello di Francesco Paolo Tosti (1846-1916):pupillo di casa Ricordi, insegnante di canto della reginaMargherita, docente presso il Royal College of Music e laRoyal Academy of Music di Londra, autore di metodi percanto adottati dai conservatori inglesi, osannato e richiestoin tutte le corti europee e poi, dopo la sua morte, quasidimenticato.Al tempo di Verdi e Puccini non sarebbe stato intelligentededicarsi al melodramma per ingrossare le fila dei tanti“minori”, Tosti decise così di coltivare un genere discretoed attuale: la romanza. Con la sua scomparsa le romanzepassarono agevolmente dal salotto aristocratico alle sale daconcerto, tuttavia subirono una perdita di interesse, insiemea tutte quelle forme d’arte che avevano addolcito gli ultimifasti della vecchia Europa. Dagli anni ’50 i cantanticonsiderarono queste meraviglie canzonette dal facileeffetto, contemporaneamente i musicologi le bollavano comeprodotti minori. Dagli anni ’90, con la nascita dell’IstitutoNazionale Tostiano, la rivalutazione è completa: è in corsol’edizione critica di tutte le romanze: 14 volumi, di cui 8 giàpubblicati per la BMG, due studi con contributi dimusicologi italiani e stranieri editi dalla EDT: Tosti e IlCanto di una vita, ed infine in registrazione l’integralediscografica, prevista in 20 CD, di cui già 5 per la NuovaEra.Romanze che rivelano una profonda conoscenza del belcanto (Tosti era un eccellente tenore), piene di melodiematurate all’ombra della più alta produzione operisticaitaliana, romanze che rispecchiano il gusto per la letteratura,evidente nella scelta di autori contemporanei: D’Annunzio,Fogazzaro, Praga, brani che ancora hanno vita nonostante ilmondo per il quale furono concepiti sia scomparso.

    bibliografia essenziale:AA.VV.: Tosti e Il Canto di una vita, EDT

    discografia essenziale:integrale discografica, prevista in 20 CD, di cui già 5 perla Nuova Era.

    p.c.

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    Sabato 5 Novembre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Giuseppe Nova flautoRino Vernizzi fagottoGiorgio Costa pianoforte

    Giuseppe VerdiLuigi Hugues(1836/1913) Fantasia sul Ballo in Maschera

    di Giuseppe Verdi

    Vincenzo BelliniFranz e Karl Doppler(1821/1883 -1825/1900) Paraphrase op.42 en souvenir

    de Adelina Patti, sur laSomnambule de MonsieurVincenzo Bellini

    Giuseppe VerdiFrancesco Morlacchi(1784-1841)Antonio Torriani(1784/1841 ) Fantasia Concertante per

    flauto e fagotto conl’accompagnamento delpianoforte su motivi delMaestro Giuseppe Verdi *

    Astor Piazzolla Le Quattro Stagioni in BuenosAiresPrimavera PorteñaVerano PorteñoOtoño PorteñoInvierno PorteñoClose your eyes and listenOblivion

    Il Trio ha debuttato nel 1996 in apertura del Festival Verdiano diBusseto. La sua ricerca è rivolta alla riscoperta del patrimoniostrumentale italiano del XIX secolo di matrice operistica, spesso ancorainedito, ed alla valorizzazione del repertorio meno conosciuto del XXsecolo. La simbiosi strumentale tra il flauto, il fagotto e il pianoforterende il Trio, nella sua particolarità di organico e di repertorio, unensemble particolarmente interessante sotto l’aspetto timbrico.

    PIAZZOLLA COME VIVALDI?

    Il “prete rosso” certamente si aggirava nella mente delrevolucionario del tango, ma solo per evocare unasuggestione storico-musicale, non per richiamare unacitazione stilistica, tanto meno tematica. Non è un pasticheda Rondò Veneziano, questo di Piazzolla: la nascitaspontanea, libera da costrizioni programmatiche di questipezzi è segno del desiderio di ritrarre il proprio mondo conil proprio linguaggio, non di edificare un monumento alpassato. Le quattro estaciones furono composte in annidiversi, dal 1964 al 1970, e non nell’ordine naturale: più chestagioni di un anno solare sono stazioni di un percorsoumano e musicale, in una fase, quella degli anni Sessanta,in cui lo stile di Astor Piazzolla si va definendocompiutamente. Anzi, probabilmente proprio volgendo losguardo a un elemento cangiante come le stagioni, ilcompositore ha voluto approfondire la propria tecnicaespressiva.Non devono ingannare gli spunti fugati (come nell’aperturadella Primavera) o gli episodi dialogati fra tutti e solo (peresempio nel finale dell’Invierno): la loro presenza è usualenel repertorio piazzolliano, non si tratta di citazionistilistiche barocche inserite una tantum. La compenetrazionedi procedimenti armonici e contrappuntistici europei conl’incalzante impulso ritmico del tango popolare argentino èdivenuta, anche grazie alla celebrità delle Cuatro estacionesporteñas (cioè di Buenos Aires), un simbolo identificativodella musica di Piazzolla, un autore che ha portato nelrepertorio della musica da camera l’arranque tipico deltango tradizionale.

    bibligrafia essenziale:Maria Susana AZZI e Simon COLLIER, Le grand tango:the life and music of Astor Piazzolla, Oxford, Oxford UniversityPress, 2000

    discografia essenziale:Un paio di edizioni discografiche con l’ottima interpretazionedel Richard Galliano Septet (Piazzolla Forever, 2003, DreyfusJazz) e la rilettura di Gidon Kremer alla guida della KremerataBaltica (Eight Seasons, 2000, Nonesuch) con l’interessanteinanellamento delle Stagioni di Vivaldi e Piazzolla

    s.s.

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    Venerdì 11 Novembre 2005

    I Fiati di Parma sono l’unica Orchestra da camera stabile italianadi strumenti a fiato fondata nel 1990 su iniziativa dell’attualedirettore Claudio Paradiso. I componenti sono o sono stati le primeparti di Orchestre sinfoniche e da camera, come la SinfonicaNazionale della RAI di Torino, l’Orchestre de Paris, i WienerSymphoniker, il Teatro “La Scala” di Milano, ed hanno tutti unasolida esperienza cameristica.E’ complesso residenziale della Sala Mozart dell’AccademiaFilarmonica di Bologna e della Associazione Amici della Musica nelTeatro Comunale di Atri.La ricerca di un repertorio apparentemente ristretto che, spaziandodal XVIII secolo ai nostri giorni ha permesso a I Fiati di Parma discoprire ed eseguire per la prima volta in tempi moderni l’Adagioper violino e fiati del trapanese Antonio Scontrino (1850-1922) edincidere per la prima volta (per Studio A di Radio Vaticana) laSinfonia per fiati del pistoiese Teodulo Mabellini (1817-1897),Nel 1995 ha registrato per la RAI e per la Radio Vaticana e nel2003 per i Concerti di RadioTre.

    Auditorium Istituto Musicale ore 11,00

    RI-soundincontri possibili tra giovani e musicisti

    Casa del Conte Verde ore 22,30

    I concertini dell’antireplicaconfidenze quasi intime tra curiosi e musicisti

    con gli strumentisti dei Fiati di Parmae il direttore Claudio Paradiso

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    Sabato 12 Novembre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00I Fiati di ParmaBruno Paolo Lombardi flautoJosef Feichter flautoFabio Bagnoli oboeFabio D’Onofrio oboeFrancesco Zarba clarinettoSergio Delmastro clarinettoMarco Panella cornoLeonardo Consoli cornoFranco Perfetti fagottoGiuseppe Settembrino fagottoSergio Lazzeri contrabbasso

    Claudio Paradiso direttore

    Gaetano Donizetti Sinfonia per fiatiAndanteAllegro

    Wolfgang Amadeus Mozart dall’opera Don Giovanni:Harmoniemusik

    [Ouvertura. Andante]Allegro con PrestoAndanteAllegroTempo di MenuettoAllegro vivaceTempo di MenuettoUn poco Allegro

    Teodulo Mabellini Sinfonia per fiati(1817-1897) Largo molto

    Allegro giustoScherzo e TrioAdagioFinale

    TEODULO MABELLINI,CHI ERA COSTUI?

    Schiacciato dall’ingombrante predominio del teatromusicale, il repertorio strumentale italiano dell’Ottocentoresta uno dei più giganteschi contenitori di carneadi dellastoria della musica. Dopo decenni di esaltazione monoliticadel repertorio operistico, oggi si è costretti a faticare comedei dannati per riesumare alcuni illustri personaggi rimastiinspiegabilmente dimenticati. Mabellini, ad esempio, è unodei compositori più interessanti di tutto l’Ottocento italiano;pur avendo trascorso quasi tutta la vita tra i confini dellaToscana, fu uno dei musicisti più famosi del suo tempo: loprova il fatto che Verdi, per la Messa da Requiem in onoredi Rossini, commissionata ai dodici compositori più notidell’epoca, abbia affidato proprio a Mabellini il Lux aeternaconclusivo. Grande didatta, nonché valente direttored’orchestra (rimase alla “Società filarmonica” di Firenze dal1843 al 1859), scrisse qualche opera teatrale e alcuniinteressanti lavori liturgici; pare che Rossini, subito dopoaver ascoltato la sua Messa da Requiem nel 1851, abbiaesclamato: “se l’Almagna vanta quella di Mozart, l’Italiapuò andare superba della tua!”. La Sinfonia per fiati, unadelle perle della produzione di Mabellini, è uno dei fruttidimenticati degli anni immediatamente successivi all’unitàd’Italia; dedicata “ai Conservatori d’Italia” coninequivocabili intenti didattici, spicca tra la produzionecoeva, rendendo sbiadita anche la ben più sgargiante famadella Petite Symphonie di Gounod. E pensare chenell’Ottocento ci si lamentava dell’eccessiva diffusione diMabellini; pare addirittura che i fiorentini, per criticare lascarsa presenza di opere nei loro teatri, avessero coniato conuna punta di sarcasmo il seguente slogan: “Bellini è morto,Ma-Bellini è vivo!”.

    bibliografia essenziale:Claudio Paradiso, prefazione alla prima edizione astampa della Sinfonia di Mabellini, Parma, Edizionidel Cairo, 1999.Sergio Martinotti, Ottocento strumentale italiano,Bologna, Forni, 1972.

    discografia essenziale:Donizetti: musica per fiati, Asciallo - Bonucci - Gorgi -Toppi - Petracchi - Vlad, CD, Frequenz, 1990.Hummel: Ottetto Partita, Danish Wind Octet, CD,Rondo - Gramophon, 1999.Le grandi serenate romantiche per fiati, I fiati di Parma,CD, Amadeus, Febbraio 2000.

    a.m.

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    Sabato 19 Novembre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Mario delli Ponti pianoforte

    Franz Schubert Improvviso in fa minoreD. 935

    Ludwig van Beethoven Sonata in la bemolle maggioreop. 110

    Moderato cantabile, moltoespressivoAllegro moltoAdagio, ma non troppoFuga allegro, ma non troppo

    Claude Debussy 12 Préludes (II volume)

    Mario delli Ponti, milanese, incomincia la sua carriera in Italia enegli Stati Uniti. Nel 1956 fu invitato da Arturo Toscanini a suonarenella propria residenza di River-dale; vinse quindi a Londra la BachMedal; nel 1961 venne chiamato da Pablo Casals a suonare a PuertoRico. In Italia ha suonato al Teatro alla Scala, alla Società delQuartetto di Milano, all’Accademia di Santa Cecilia di Roma .Ha inciso dischi con la RCA, l’ Angelicum e CD per la Foné, laLoveLied e la Bongiovanni. Nel maggio del 2003 gli è stata concessadal presidente della Repubblica la medaglia di benemerito della Culturae delle Arti.

    L’IMMAGINAZIONE IN MUSICAPreludi: secondo libro (1910-1912)

    È difficile tradurre in parole il linguaggio dei preludi,spiegare se e in che modo Debussy si fosse ispirato adalcuni soggetti provenienti dalla poesia, dalla pittura edalla natura.Qualcuno definì il secondo libro “l’album di schizzi di unartista”, poiché contiene un po’ di tutto: ritmispagnoleggianti (n°3) e da music-hall (n°6), personaggi daShakespeare e Dickens (n°9), atmosfere bucoliche e suonidi zampogna (n°5), ambienti d’acqua (n°8), spettacolipirotecnici (n°12), ecc…Nonostante questa vasta scelta di spunti, Debussy non vuolerappresentare situazioni; troppo spesso è stato chiesto allamusica (e le si chiede tuttora) di dover a tutti i costisignificare o spiegare qualcosa. Nel caso dei preludi questarichiesta viene soddisfatta solo in parte: infatti, l’autore“suggerisce” non dei veri e propri titoli, ma proposte,ipotesi, suggerimenti che chi ascolta può invece interpretarein maniera diversa.Solo a volte i riferimenti sono abbastanza chiari (si pensiall’imitazione delle onde marine nel preludio n°8 o alloscoppio dei petardi nel n°12), ma molto spesso, invece,l’ascoltatore si trova immerso in un ambiente sonorototalmente indefinibile.Ma forse è quello che Debussy voleva: cioè desiderare cheil suo pubblico si diverta ad indovinare immagini esensazioni descritte che non sempre coincidono con quelleche realmente lo hanno ispirato (se così è stato…), ma nonper questo sono sbagliate o inadatte alla situazionemusicale; in questo modo l’ascoltatore viene sollecitato edinvitato a collaborare con la sua stessa immaginazione.

    bibliografia essenziale:Edward Jankélévitch, Debussy: la vita e l’opera,traduzione dall’inglese di Domenico de’ Paoli, Milano,Curci, 1993Alfred Cortot, La musica pianistica di Debussy in “Lamusica pianistica francese”, Milano, Edizioni Curci, 1957(pp. 7-35)

    discografia essenziale: Arturo Benedetti Michelangeli,Deutsche Grammophon (DGG 449438 2), anno dipubblicazione 1995.

    f.s.

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    Sabato 26 Novembre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Joint Venture jazz groupMario Petracca chitarraSaverio Miele contrabbassoAndrea Penna batteria

    Mario Petracca suona professionalmente dal 1980. Ha fatto parte divarie formazioni jazzistiche collaborando con musicisti quali: FlavioBoltro, Pierre Drevet; ha fatto parte del gruppo “Arti & Mestieri” con ilquale ha inciso “Children’s Blues” (ed. Augusta ’85). Nel 1990 con ilbrano “Matteo” contenuto nel disco “Come ci dovremmo sentire almattino” si è classificato primo al concorso “Nuovi compositori –musica per Orione” indetto da Rai Radiotre.

    Saverio Miele si diploma in contrabbasso nel 1990 presso ilConservatorio di Alessandria. Segue seminari di perfezionamento jazznell’ambito del festival Internazionale “Umbria Jazz” e presso il CentroDidattico Musicale di Milano. Svolge attività concertisticacollaborando con numerose orchestre fra cui Camerata delle Arti,Orchestra da Camera del Piemonte.

    Andrea Penna inizia a dedicarsi allo strumento nel 1978 e nel 1982intraprende l’attività professionale svolgendo tournée in Finlandia,Svezia Germania e Svizzera. Ritornato in Italia ha suonato con diversimusicisti tra i quali: Riccardo Zegna, Barry Vincent, Arthur Miles,Karl Potter.

    DUE MONDI CHE SI INCONTRANO

    La storia del jazz è storia di contaminazione, tra neri ebianchi, con musiche di diverse civiltà musicali, e anchecon la musica cosiddetta “colta”. La storiografia musicale hasempre creato categorie, generi, e con essi gerarchie, ma lastoria della musica, in particolare quella del jazz, è stata dasempre all’insegna dello scambio, dell’andare oltre i confini.Questo atteggiamento di apertura ha contraddistinto i grandiinnovatori del jazz, grazie ai quali questo genere ha potutocompiere nell’arco di un secolo un’evoluzione straordinaria.Negli anni ’30 Teddy Wilson, uno dei più importanti pianistidell’era Swing, studiava i brani di Scarlatti, ma nascondevaquesto suo interesse, dal momento che la musica dei neridoveva apparire come istintiva. Talvolta anche importantiesponenti della musica colta hanno dimostrato un certointeresse per il jazz. Si racconta che Toscanini si recavaspesso ad ascoltare dal vivo il grande pianista Art Tatum,impressionato dal suo strabiliante virtuosismo; lo stessoTatum utilizzò nel suo repertorio temi di Massenet e diDvorak.I casi di scambio, attrazioni, contaminazioni si moltiplicanonella storia del jazz. Sono note le esecuzioni di Keith Jarrettdelle Variazioni Goldberg e del Clavicembalo ben temperatodi Bach, nonché di composizioni di Haendel e Sostakovic.Nelle infinite versioni di “My Favorite Things” JohnColtrane costruì complessi sviluppi polifonici, conconcezioni del tutto simili alle Partite per violino solo diBach.Un caso esemplare è rappresentato dal concerto tenutosi aMonaco nel 1982 dal viennese Friedrich Gulda e l’italo-americano Chick Corea, due pianisti “irrequieti”,provenienti da due mondi diversi, ma amanti da sempredella trasversalità dei linguaggi. L’esito di questo incontromusicale è quello di un’improvvisazione davvero senzalimiti, in un continuo intrecciarsi di codici espressivi.Esempi di musica libera, oltre i confini.

    bibliografia essenziale:Nisenson, Eric, Ascension – Vita e musiche di JohnColtrane, Testo e immagine, 2002Cerchiari, Luca, Il jazz, una civiltà afro-americana edeuropea, Tascabili Bompiani, 2001Carr, Ian, Keith Jarrett – L’uomo e la musica, Arcana,1992

    discografia essenziale:John Coltrane, My Favorite Things, Atlantic, 1961Friedrich Gulda & Chick Corea, The meeting, Philips1983Art Tatum, The solo Verve recording, 1953/1955Teddy Wilson, Teddy 1937-38, Classics

    f.g.

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    Venerdì 2 Dicembre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 11,00

    RI-soundincontri possibili tra giovani e musicisti

    Casa del Conte Verde ore 22,30

    I concertini dell’antireplicaconfidenze quasi intime tra curiosi e musicisti

    Angelo Manzotti sopranista, si dedica alla riproposta del repertoriostorico dei castrati con particolare riferimento alla produzionesettecentesca.Grazie ad un lungo esercizio fisiologico, ha perfezionato una tecnicadi canto che lo differenzia dai comuni controtenori: invece diadottare il meccanismo del falsetto ha sperimentato un metodo perfar vibrare soltanto la porzione anteriore delle corde vocali,riducendone così la lunghezza allo standard femminile. In tal modo,grazie all’uso dello “stop closure falsetto” egli può avvalersi di tuttal’estensione, la duttilità ed il volume sonoro tipici della voce di unsoprano, superando così i tradizionali limiti del falsetto maschile, edesibendo una gamma vocale continua e omogenea dagli estremisopracuti (Re5) fino alle più gravi note baritonali.Vincitore nel 1992 del Concorso Internazionale “Luciano Pavarotti”di Philadelphia si è aggiudicato il “Timbre de Platine” di OpéraInternational con la sua prima registrazione discografica: Arie diFarinelli.

    Rita Peiretti, nata a Torino, dopo essersi diplomata in pianoforte,si è dedicata allo studio della musica antica.Dal ’90 è alla guida del complesso barocco “L’Accademia deiSolinghi” con il quale ha inciso, per la casa discografica Dynamic diGenova, l’integrale dei concerti per clavicembalo e orchestra diGaluppi e nove concerti di Giordani.

    con il sopranista Angelo Manzottie la clavicembalista Rita Peiretti

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    Sabato 3 Dicembre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Angelo Manzotti sopranistaRita Peiretti clavicembalo

    Claudio Monteverdi Se i languidi miei sguardilettera amorosa a voce sola

    dal settimo libro deimadrigali

    Giovanni Felice Sances “Usurpator tiranno” cantada a(1600-1679) voce sola sopra il Passacaglie

    Girolamo Frescobaldi Cento Partite sopraPassacaglia

    dal primo libro delle toccate,partite, ecc. per cembalo

    Geminiano Giacomelli “Sposa non mi conosci” da(1692 c.-1740) Merope

    Riccardo Broschi “Son qual nave” da Artaserse(1658 c.-1756)

    Carlo Broschi “Che chiedi che brami”

    Christoph Willibald Gluck “Addio, addio, o miei sospiri”da Orfeo

    Domenico Scarlatti Sonata in mi bemollemaggiore K193

    Wolfgang Amadeus Mozart “Voi che sapete” dall’operaLe nozze di Figaro

    Gioachino Rossini recitativo “ Oh patria!” aria“Di tanti palpiti” dall’operaTancredi

    L’ALTRA VOCE DEL BAROCCOCarlo Broschi detto Farinelli (1705-1782)

    Oggi suona strano, quasi sgradevole, pensare a ruolimaschili come quelli di Arbace o Catone interpretati da vociacutissime, del tutto prive di tratti virili; eppure i castratiutilizzati in quelle parti furono uno dei fenomeni più abusatidi tutto il barocco. Quando Carlo Broschi, poco più chequindicenne, subiva il dolore dell’evirazione, la storia dellamusica segnava la nascita di un mito inarrestabile. Acquisitolo pseudonimo di Farinelli, in omaggio alla protezione dellafamiglia napoletana Farina, egli intraprese subito unacarriera leggendaria; dopo straordinarie avventure in Italia ea Vienna, Londra lo accolse nel 1734 presso la Compagniadella Nobiltà, la rivale delle rappresentazioni organizzate alCovent Garden da Händel; Burney descriveva così l’incantodella sua voce: “l’orchestra non lo seguiva, ma tutti eranotrasognati con la bocca aperta, come se cadesse un raggio”.In seguito Farinelli rimase per ventidue anni alla cortespagnola di Fernando VI (1737-1759), mentre l’Italia ospitòl’ultimo periodo della sua lunghissima vita, che si conclusea Bologna nel 1782. Indescrivibili pare fossero le suequalità vocali: quasi quattro ottave di estensione, note tenutesino alla soglie delle svenimento, vocalizzi interminabili,questo era Farinelli; innumerevoli poi sono le testimonianze,che raccontano sfide all’ultimo sangue con strumentistivirtuosi o scene di follia provocate dalle sue esecuzioni.Ma nella costruzione del personaggio non deve esseretrascurata l’importanza delle composizioni scritte ad hocper la sua voce dal fratello Riccardo Broschi, musicistarimasto inevitabilmente sepolto sotto l’insostenibile pesodella fama fraterna, che alcuni studiosi individuanoaddirittura nel materiale colpevole dell’evirazione piùcelebre di tutti i tempi.

    bibliografia essenziale:Sandro Cappelletto, La voce perduta: vita di Farinellievirato cantore, Torino, EDT, 1995.Corrado Ricci, Farinelli: quattro storie di castrati eprimedonne tra Sei e Settecento, Lucca Akademos & LIM,1995.Patrick Barbier, Voce sola, Milano, Rizzoli, 1995.

    discografia essenziale:- Farinelli Soundtrack, Rousset - Lee Ragin - Les talentslyriques, CD, Travelling, 1995.- Arias for Farinelli, Genaux - Jacobs, CD, HarmoniaMundi, 2002.- Arie di Farinelli, Manzotti - Jacoboni - I solisti di Roma,Bongiovanni, 1995.

    a.m.

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    Sabato 10 Dicembre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Concerto premio offerto

    dall’Istituto Musicale Città di Rivoliai vincitori del Concorso Internazionale

    “Città di Valentino”che si è tenuto nel 2004 a Castellaneta

    Ayako Harada pianoforte

    Franz Joseph Haydn Sonata n. 3 in mi bemollemaggiore

    Béla Bartok Suite Op.14AllegrettoScherzoAllegro molto-sostenuto

    Franz Liszt Ballade n. 2

    Wolfgang Amadeus Mozart Variazioni su un tema diDuport K 573

    Franz Liszt Sonetto 47, 104 del PetrarcaRapsodia spagnola

    Harada Ayako nata ad Aichi, (Giappone) ha incominciato laformazione musicale a cinque anni, e si è laureata allaPrefectural University of Fine Arts and Music di Aichi.Si è perfezionata all’Accademia Liszt di Budapest. Ha vintonumerosi concorsi e premi pianistici tra cui: il Wakayama MusicCompetition, il Japan Chamber Music Competition e ilConcorso Internazionale Bela Bartok di Szeged (Ungheria).Ha suonato come solista con la Nagoya Philharmonic Orchestra,e l’Orchestra Sinfonica di Szeged.

    TRA UNGHERIA E ALGERIA CON BARTÓK

    Dimostrare che gli elementi strutturali, melodici e ritmicidelle musiche e dei canti dei paesi balcanici hanno radicicomuni: era la tesi di Béla Bartók, avvalorata da decenni distudi e indagini sul campo. Compositore ed etnomusicologo,Bartók raccolse nella sua vita un’infinità di testimonianze:nella natia Ungheria, in Romania, Slovacchia, Bulgaria,persino in Turchia e Africa del nord. Per lui, seduto alpianoforte per comporre, quel patrimonio sedimentato neisecoli costituiva, oltre che oggetto di indagine, anchemateriale di inesauribile sviluppo e fonte di ispirazione, manon risultava sufficiente il linguaggio post-romantico pertradurre musiche nate secondo principi del tutto estranei allagrammatica “colta”. L’incontro con Debussy fu da questopunto di vista determinante e suggerì a Bartók la direzione incui procedere: l’armonia tonale ristretta ai modi maggiore eminore non era adeguata, era necessario recuperare ilconcetto di modalità e adattarlo alle scale delle musichepopolari. La capacità di recuperare i materiali motivici diquelle musiche nelle proprie composizioni, ma soprattutto diricrearne il sound, di mantenere alta e pulita la qualità delsegno musicale, di conferire un grado di originalità sempremeraviglioso e sbalorditivo alle composizioni, è riscontrabilein tutta la produzione di Bartók, che nella Suite op. 14Sz. 62 composta nel 1916 avrebbe più tardi riconosciuto laprosecuzione di un processo di affinamento della scritturapianistica, resa in quegli anni più trasparente ed essenziale,lontana dagli eccessi sonori della propria prima fase post-romantica. Pur non essendoci citazioni letterali di melodiepopolari, nella Suite si distinguono pezzi dal carattererumeno e persino l’impiego di strutture di origine araba,frutto della campagna di indagini effettuata tre anni prima inAlgeria.

    bibliografia essenziale:David YEOMANS, Bartók for Piano, Bloomington andIndianapolis, Indiana University Press, 1988

    discografia essenziale:Bartók Plays Bartók, Pearl, 1995

    s.s.

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    Venerdì 16 Dicembre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 11,00RI-soundincontri possibili tra giovani e musicisti

    Biblioteca Comunale ore 22,30I concertini dell’Antireplicaconfidenze quasi intime tra curiosi e musicisti

    con il chitarrista Federico Pietronie l’ arpista Genni Tommasi

    Auditorium Istituto Musicale ore 11,00

    RI-soundincontri possibili tra giovani e musicisti

    Biblioteca Comunale ore 22,30

    I concertini dell’antireplicaconfidenze quasi intime tra curiosi e musicisti

    Genni Tommasi nata a Lucca ha studiato all’Istituto Musicale“L.Boccherini”. Si è perfezionata con Irene Rossi, con la qualeapprofondisce lo studio del repertorio arpistico italiano.Ha studiato in seguito al Regio Conservatorio di Bruxelles conSusanne Mildonian ottenendo il Primo Premio con menzionespeciale della giuria. Collabora in qualità di prima arpa con il TeatroComunale di Lucca e il Teatro Comunale di Firenze.

    Federico Pietroni diplomato in chitarra al Conservatorio di LaSpezia ha studiato in seguito con Ralph Towner e Josè Luis Postigoaffermandosi ben presto in Italia come esponente di un chitarrismoin grado di esprimersi con i linguaggi della musica flamenca e latino- americana, avvalendosi di una tecnica propriamente classica. Nel’98 viene invitato ad interpretare in un duo con Alirio Diaz brani direpertorio venezuelano nell’ambito del Festival Internazionale“Umbria Estate”. Ha collaborato con Juan Lorenzo (RAI1), GipsyKings (RAI3) e Tony Esposito per (Canale 5).

    con il chitarrista Federico Pietronie l’arpista Genni Tommasi

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    Sabato 17 Dicembre 2005

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00EtnoclassicGenni Tommasi arpaFederico Pietroni chitarra

    Sammy Cahn I should care

    Federico Pietroni Aire del Sur

    Astor Piazzolla Escualo

    Antonio Lauro CaroraValser N.2

    Ariel Ramirez Alfonsina y el mar

    Genni Tommasi Il carro di Tespi

    Federico Pietroni Necesidad

    Eden Ahbez Nature boy

    SULLA SOFFICE SABBIACHE LAMBISCE IL MARE...

    Nata nel Canton Ticino nel 1892 ed emigrata con in genitoriin Argentina appena quattro anni più tardi, autrice di settelibri di poesie, di una commedia teatrale e di numerosiarticoli di critica letteraria, conosciuta e venerata in tutto ilSud America, Alfonsina Storni lasciò dietro di sé una storiamisteriosa. Salita agli onori della fama negli anni Venti,ricevette poi molti premi letterari e riconoscimenti ufficiali,mantenendo un ruolo di primo piano fra gli intellettualiargentini, finché, all’alba del 25 ottobre del 1938, a Marde la Plata, per probabili motivi esistenziali che ancor ogginon risultano del tutto chiariti, decise di porre fine allapropria vita in un modo che lasciò – e che lascia tuttora –una strana eco: Alfonsina si diresse alla spiaggia e, conestrema semplicità e freddezza, camminò dentro il mare,finché le onde la avvolsero del tutto.«Sulla soffice sabbia che lambisce il mare / le sue piccoleorme non tornano più indietro, / un sentiero solitario di penae silenzio / è giunto fino all’acqua profonda…»: sono leparole che schiudono Alfonsina y el mar, la canzone-omaggio di Ariel Ramírez e Félix Luna, divenuta un innopopolare in tutto il Latinoamerica, nonché un manifestodella Nueva Canción Americana, in qualche modo oppostaalla canzone commerciale “prefabbricata”, soprattutto quelladi matrice yankee – ossia degli Estados Unidos. Simbolodell’identità culturale di un continente e dello sforzo che sicompie per salvaguardare quell’idendità, Alfonsina y el marsi è diffusa in Sud America e in buona parte dell’Europasoprattutto grazie all’interpretazione di Mercedes Sosa.

    bibliografia essenzialeAlfonsina y el Mar di Michela Fregona

    discografia essenziale:Mercedes Sosa ’87, Mercedes en Bariloche,(http://www.matson.it/sonora/html/writings.asp?id=31)numerose

    s.s.

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    Sabato 21 Gennaio 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00RivolijazzJazzensemble Istituto Musicale Città di Rivoli

    Terry Fessia voceMax Carletti chitarraDiego Borotti saxStefano Maccagno pianoforteGiuseppe Calvagna contrabbassoAndrea Penna batteria

    Il gruppo Rivolijazz si è formato all’interno dell’Istituto Musicale Cittàdi Rivoli ed è composto da musicisti che svolgono anche attivitàdidattica all’Istituto.Il profilo dei componenti vede un importante percorso professionale,che pone tutti come attivi concertisti in diversi generi musicali, daljazz alla musica da film all’etnico ed alle sperimentazioni.Rivolijazz rappresenta un importante momento di creazione e sinergiatra professionalità del jazz dai linguaggi e stili differenti che siincontrano sulla scena dell’Istituto Musicale.

    A SCUOLA DI JAZZ

    Il Jazz all’Istituto Musicale Città di Rivoli è stato unindirizzo fondamentale delle attività didattiche fin dallafondazione della scuola nel 1979.Scegliere quest’indirizzo vuol dire divertirsi suonandoinsieme, affinare le proprie capacità di ascolto edapprofondire le proprie attitudini all’improvvisazione edalla creatività, affidandosi ad insegnanti che rappresentanoil jazz a livello nazionale.Il percorso musicale di jazzistico consente una libertàassoluta nella scelta dei programmi individuali, chevengono concordati insieme agli insegnanti, offrendoperò la sicurezza di una solida formazione per la partegenerale e teorica.Le attività di musica d’assieme e il laboratorio di jazzensemble rappresentano un focus molto seguito dall’IstitutoMusicale; ogni anno i gruppi Latin Institute, la Big Bandresidente all’Istituto, il Combo Vocale e il LaboratorioCorale sono aperti a tutti coloro che desiderino suonare ecantare insieme.Con i laboratori di arrangiamento, analisi ed informaticamusicale è possibile aprire i propri orizzonti musicalisfruttando le possibilità che arrivano dalle più aggiornateinnovazioni informatiche.

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    Sabato 28 Gennaio 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Alexei Soutchkov pianoforte

    Fryderyk Chopin Fantasia op.49 in fa minoreSonata n. 2 op.35 in sibemolle minore

    Grave- Doppio movimentoScherzoMarche funèbreFinale. Presto

    24 Preludi op.28

    Alexei Soutchkov è nato a Mosca nel 1966 in una famiglia dimusicisti. Ha iniziato gli studi nella Scuola Centrale di Musica, edin seguito presso il Conservatorio Cajkovskij di Mosca sotto la guidadel Maestro Eugenj Malinin (assistente del Maestro Henrich Neuhaus),laureandosi in pianoforte con lode nel 1991.È risultato vincitore del 1° premio assoluto nei seguenti concorsipianistici internazionali e nazionali: Palma d’Oro di Finale Ligure,Città di Cesenatico, Coppa pianisti d’ Italia” di Osimo, Città diTeramo, Premio Seiler di Palermo.Ha tenuto concerti come solista in Russia, Germania, Francia, Polonia,U.S.A.

    L’ARIEL DEL PIANOFORTE

    Era Ariel, la creatura svolazzante della Tempesta diShakespeare, l’immagine più frequentata dai contemporaneiper dipingere Chopin al pianoforte. Oggi, frastornati daesecuzioni sempre più nerborute, raramente potremmoaccostare immagini della stessa leggerezza ai moderniinterpreti chopiniani. Eppure l’evanescenza e la delicatezzaerano le sensazioni che il suono di Chopin produceva sulpubblico del tempo: “si dice che io suoni troppodebolmente, o meglio troppo delicatamente, per la genteabituata agli artisti indigeni che fracassano il pianoforte.Ma preferisco questa critica a quella di suonare troppo forte”.Chopin era l’altra faccia dell’esuberanza coeva, colpivaper il suo intimismo accentuato, che sembrava quasi svanirenell’impercettibile, tra le nebbie di sonorità impalpabili:“si è tentati di avvicinarsi allo strumento porgendol’orecchio come si farebbe ad un concerto di silfi e difolletti” (Berlioz). Indubbiamente i pianoforti cheprediligeva Chopin (i Pleyel) avevano una sonorità deboleper le grandi sale, ma il suo atteggiamento alla tastierarestava legato all’ambito salottiero; solo da vicino sipotevano cogliere tutte le raffinatezze delle sue esecuzioni:“il giorno in cui si inventerà un microscopio per le orecchie,quel giorno Chopin sarà divinizzato” (Berlioz); Moschelesne lodava le sottigliezze dinamiche: “il suo ‘piano’ è cosìsimile ad un soffio che non ha affatto bisogno del forte perprodurre i voluti contrasti”; ma visto che per Chopin i“fortissimo” sulla timbrica ancora approssimativa deglistrumenti del tempo erano solo degl’inascoltabili “guaiti dicani”, viene da chiedersi come si sarebbe comportato alleprese con un pianoforte moderno; chissà se sarebbe statoun “Ariel della tastiera” anche su uno Steinway gran coda dioggi.

    bibliografia essenziale:- Gastone Belotti, Chopin, Torino, EDT, 1984.- Piero Rattalino, Chopin: ritratto d’autore, Torino, EDT,1991.- Marco Beghelli, Invito all’ascolto di Chopin, Milano,Mursia, 1989.- André Gide, Note su Chopin, Firenze, Passigli, 1986.

    discografia essenziale:- Chopin: Preludi op. 28, Pogorelich, CD, DeutscheGrammophon, 1990.- Chopin: Sonata n. 2 op. 35, Horowitz, CD rimasterizzatoda incisione storica, CBS Sony Classical 2001.Chopin: Fantasia op. 49, Zimerman, CD, DeutscheGrammophon, 1990.

    a.m.

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    Venerdì 3 Febbraio 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 11,00

    RI-soundincontri possibili tra giovani e musicisti

    Biblioteca Comunale ore 22,30

    I concertini dell’antireplicaconfidenze quasi intime tra curiosi e musicisti

    Incoerente duoNato dall’incontro di due musicisti che utilizzano strumentilontanissimi tra loro per storia, caratteristiche e repertorio,l’Incoerente Duo si propone di riunire in un discorso musicaleorganico lo strumento più antico e ancora in uso della culturamusicale europea (il violino, nella sua veste originale, seicentesca) equello più recente (la fisarmonica classica).L’utilizzo di un linguaggio musicale consapevole della prassiesecutiva sei-settecentesca, applicato ad un ensemble cosìeterogeneo, assume una connotazione nuova e assolutamentespiazzante.Il violino barocco, montato con corde di budello, trova nella musicaantica la sua modalità di espressione ideale, mentre la fisarmonica,strumento collocabile sulla linea evolutiva degli organi ma dalleprofonde radici popolari, con la sua peculiarità timbrica e dinamicaoffre un nuovo punto d’ascolto per la musica del sei-settecento.Le molteplici esperienze musicali dei due esecutori e la profondaconoscenza dei rispettivi strumenti danno ulteriore vivacità alprogramma, rendendo l’Incoerente Duo un ensemble unico nelpanorama concertistico internazionale.

    con il violinista Alessandro Tampierie il fisarmoncista Giorgio Dellarole

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    Sabato 4 Febbraio 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Incoerente duoGiorgio Dellarole fisarmonicaAlessandro Tampieri violino barocco

    Dario Castello Sonata Seconda a violino e(1590-1644) basso continuo

    Girolamo Frescobaldi Toccata per Spinettina eViolino

    Francesco Rognoni Passeggio sopra “Vestiva i(c1585-c1626) Colli” di Palestrina

    Giovanni Antonio Sonata per violino e bassoPandolfi Mealli detta “La Castella”(c1660 - ?)

    Johann Sebastian Bach Sonata BWV 1019 in solmaggiore per violino e cembalo

    AllegroLargoAllegroCantabile, ma un poco AdagioAllegro

    Antonio Vivaldi Sonata per violino e Bassocontinuo

    Aria. AndanteAllegroLargo e cantabilePrestoSarabanda. Allegro

    PALESTRINA E I POLLI ARROSTO

    Parodia significa, in riferimento al periodo musicale dalMedioevo al Rinascimento, trasformazione o rielaborazionedi un brano musicale preesistente rispettando diverse regole.Nulla di comico rispetto al comune significato checonosciamo, semmai un atto di alto omaggio: parodiare unbrano di qualche compositore significava consolidarne lafama e riconoscere l’alto valore artistico della suaproduzione. Attraverso l’assegnazione di un testo a un branostrumentale oppure attraverso la libera ripresa di materialemusicale inserito, tutto o in parte, in una nuovacomposizione si costruivano parodie. È questo il caso delbrano di Francesco Rognoni Passeggio sopra “Vestiva icolli” di Palestrina - Vestiva i colli e le campagne intorno /la primavera di novelli onori / e spirava soave Arabi odori /cinta d’erbe e di fior il crine adorno / quando Licoriall’apparir del giorno / cogliendo di sua man purpurei fiori /mi disse: “In guiderdon di tanto onori / a te li colgo edecco io te ne adorno” - è questo il testo del madrigale diPalestrina (1525 – 1594) che Rognoni utilizza per la suacomposizione che intitola “Passeggio”. Sopra strati diaccordi consonanti, piccoli e calcolati cromatismi screzianola linea strumentale. Per chi conosce il madrigale diPalestrina sarà una passeggiata riconoscere i profilimelodici, per chi non lo ha mai sentito uno stimolo allaricerca ed al confronto con la versione originale. Cercandotra le varie parodie subite da Vestiva i colli se ne trova unaseicentesca che inizia con “Rostiva i polli e le castagne alforno”…il resto ai più curiosi.

    bibliografia essenziale:Claudio Gallico, Monteverdi, edizioni Einaudi

    discografia essenziale:ottimo il cd Viaggio Musicale, Teldec, contenente propriola parodia di Rognoni ed altre perle di Uccellini, Merula,Rossi.

    p.c.

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    Sabato 11 Febbraio 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Trio CalliopeGian Marco Solarolo oboeAlfredo Pedretti cornoCristina Monti pianoforte

    Carl Reinecke Trio op. 188 per oboe, cornoe pianoforte (1886)

    Allegro moderatoScherzo (Molto vivace)AdagioFinale (Allegro ma non troppo)

    Henrich von Herzogenberg Trio op.61 per oboe, corno epianoforte

    AllegrettoPrestoAndante con motoAllegro

    Il “Trio Calliope” è una formazione cameristica di recentecostituzione, nata con l’intento di valorizzare il repertorio di autorivissuti durante il Classicismo Viennese.I componenti del quintetto, dopo i relativi diplomi, hanno frequentatocorsi di perfezionamento a Fiesole, a Vienna, all’Accademia Perosi diBiella, al Conservatorio Reale di Musica di Bruxelles e presso ilConservatorio della Svizzera Italiana di Lugano. Da anni svolgonointensa attività artistica in tutta Italia e all’Estero, collaborando anchecon formazioni orchestrali quali l’Orchestra del Teatro alla Scala, delTeatro “La Fenice”, l’Orchestra Sinfonica della RAI e I Pomeriggi diMilano.

    IL FASCINODELLA MUSICA DIMENTICATA

    Heinrich von Herzogenberg TrioOP. 61 (1889)

    Spesso la critica e la storiografia musicale, a volte percoerenza ed a volte per comodità, valutano i meriti di unartista appellandosi a giudizi forti come “rivoluzionario” e“genio”, lasciando fuori in questo modo o non prendendosul serio tutti quelli che non rientrano in questa descrizione;esistono compositori di grande valore che hanno pagato ilprezzo di non essere al livello dei colleghi a lorocontemporanei, e per questo sono stati completamentedimenticati. Un caso tra questi è proprio quello di Heinrichvon Herzogenberg.Professore di composizione alla celebre Hochschule fürMusik di Berlino, fu uno dei più grandi amici di Brahms,un rapporto che gli fruttò molto dal punto di vista musicale.Questa amicizia però non ha impedito a Brahms diesprimersi spesso in modo crudele nei confronti dellecomposizioni di Heinrich, e questo è uno dei fattori chehanno spinto la storiografia e la critica musicale a liquidarlofacilmente. Oltretutto i motivi di tale atteggiamento nonsono ancora chiari, e ci si chiede se non sia stato in realtàun fatto personale… Brahms fu molto critico anche neiconfronti di Bruckner e di Mahler, ma mentre per questiultimi ha avuto un effetto passeggero, nel caso diHerzogenberg è stato nefasto: è stato sempre liquidato comedilettante, pedante ed accademico e ciò è totalmenteingiustificato; solo ultimamente gli è stato reso onoreriscoprendo la sua musica ed inserendola a tutti gli effettinel repertorio romantico.

    bibliografia essenziale:Charles Rosen La generazione romantica, a cura diGuido Zaccagnini, Milano, Adelphi, 1997.

    discografia essenziale:Goritzi Ingo -oboe, Requejo Ricardo - pianoforte,Tuckwell Barry- corno, etichetta Claves - Svizzera,anno di pubblicazione 1987.

    f.s.

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    Sabato 18 Febbraio 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Erin McMahon sopranoAlessandro Misciasci pianoforte

    Franz Joseph Haydn A pastoral songFidelityShe never told her loveO tuneful voiceThe Mermaids Song

    Wolfgang Amadeus Mozart Abendempfindung

    Das VeilchenDas Lied der TrennungDas KinderspielDer Zauberer

    Richard Strauss Der SternEinerleiSchlechtes WetterRote RosenDie erwachte RoseBegegnungFreundliche VisionIch schwebeKlingMorgen

    Erin McMahon americana, si è diplomata a pieni voti alla Universitydello Iowa. Finalista al concorso Friedrich Schorr Memorial Prize diNew York nel 2002, ha partecipato a corsi tenuti da cantanti quali JanetPerry, Thomas Hampson, Alexander Malta e Fedora Barbieri. Nel 2003ha effettuato una tournée in Giappone con il Salzburger MozartEnsemble. Dall’autunno 2004 è solista al teatro di Salisburgo.

    Alessandro Misciasci,nato a Catania, si è diplomato al Conservatoriodi Castelfranco Veneto. Vincitore del terzo premio al concorso peraccompagnatori liederisti all’Aia nel 1986, lavora dallo stesso annocome assistente delle classi di canto e di Lied al “Mozarteum” diSalisburgo. Negli ultimi anni ha collaborato con il Festival diSalisburgo nelle produzioni del Flauto Magico (2002), La clemenza diTito (2003) e Cosí fan tutte (2004).

    LE VIOLETTE DI MOZARTCosì si muove e s’atteggia,

    rivelandosi fin da fanciullo,futuro Maestro d’ogni cosa bella,colui nelle cui membra palpitano,

    le eterne melodie.Così l’udrete, così lo vedrete,

    con ineffabile meraviglia.

    Goethe, Faust, parte II

    1756-2006: son già passati 250 anni dalla nascita del geniosalisburghese. Il mondo intero sta glorificando uno dei suoicittadini migliori con centinaia di esecuzioni del DonGiovanni, della Jupiter, del Requiem. Qualcuno potrebbescordarsi che la grandezza di Mozart sta anche nellaperfezione di minuscoli brani, Das Veilchen (la violetta) peresempio: una miniatura di pochi minuti pensata per voce epianoforte, utilizzando un testo di Goethe, datata 8 giugno1785 e catalogata K476.Qui Mozart si avvale di tutti i mezzi espressivi, anche delrecitativo, per dar vita a una scenetta pastorale racchiusanella forma di un lied. Grande sciagura per due tipi comeGoethe e Zelter impegnati a dimostrare come “rinchiudersinella semplicità e nell’imitazione” fosse l’unico compito perla musica in un lied. Da qui nasce l’aspetto più affascinantescaturito dal genio di Mozart: la piena compenetrazione tral’elemento lirico e quello drammatico, senza nessunaprevalenza. Mozart ricrea la poesia con la propria fantasiamusicale, infrangendo l’indiscussa priorità che avevano itesti nei lieder. Probabilmente a Goethe non piacquel’affronto. Tuttavia è da questo piccolo atto di presunzioneche nasce la gloriosa storia del lied viennese che, passandodall’Adelaide di Beethoven, arriverà a quel prodigiosofiorire per mano di Schubert. Questa violetta può davveroconsiderarsi come l’annuncio di una nuova primavera, allesoglie della grande arte liederistica ottocentesca. Peccatorimanga l’unica opera d’arte che veda uniti i nomi di Mozarte Goethe.

    bibliografia essenziale:Mozart di Maynard Solomon, Mondadori

    discografia essenziale:Registrazione pregevole quella con Richard Goode eDawn Upshaw edita per Nonesuch.

    p.c.

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    Lunedì 20 Febbraio 2006

    Maison Musique ore 21,00prenotazioni per i posti disponibilida Lunedì 13 Febbraio

    Markus Stockhausen trombaFerenc Snetberger chitarra

    Ferenc Snétberger/ LandcapesMarkus Stockhausen Hajnal

    AlkonySong To The East

    Ferenc Snétberger/ VáltozatokMarkus Stockhausen

    Ferenc Snétberger Obsession

    Ferenc Snétberger/ SuaveMarkus Stockhausen

    Ferenc Snétberger Fantázia

    Ferenc Snétberger/ HangolásMarkus Stockhausen Xenos

    Markus Stockhausen Phönix

    Ferenc Snétberger/ LandcapesMarkus Stockhausen Gond nélkül

    Ferenc Snétberger nato nel 1957 a Salgotarjan in Ungheria, ottiene nel1988 la cittadinanza tedesca. Di etnia Sinti/Rom, ha iniziato a suonarela chitarra prestissimo; da adolescente ha studiato chitarra classica epiù tardi ha frequentato l’Accademia Ferenc Liszt di BudapestNaturale complemento della band “Great Guitars” negli ultimi anni diCharlie Byrd e ospite sempre benvenuto all’Accademia Musicale diBudapest, Snétberger appare spesso anche in contesti musicali disapore etnico. Ha registrato una serie di album e ha suonato inUngheria, Jugoslavia, Finlandia, Francia, Italia, Spagna, Germania,India ed altri paesi. Sul palcoscenico ha collaborato con artisti qualiDidier Lockwood, Anthony Jackson, James Moody, David Friedman,Dhafer Youssef e Pat Metheny.

    Markus Stockhausen, nato nel 1957 a Colonia. Nel 1974 ha iniziato astudiare pianoforte e tromba all’Accademia musicale di Colonia. Dal1975 al 2001 ha lavorato intensamente con il padre, che gli ha scritto

    numerose grosse partiture; è stato membro o direttore di diverseformazioni jazz e con il fratello Simon ha realizzato diversi importantiprogetti musicali (con la Filarmonica di Colonia), nonché musiche dafilm e per il teatro.Nel 1981 ha vinto il premio del Deutscher Musikwettbewerb e da allorasi esibisce come solista con un repertorio sia classico checontemporaneo, spesso in prime esecuzioni assolute.

    COLORI PRIMARI E SUONICOMPLEMENTARI

    Ferenc Snétberger è ungherese, di etnia Sinti/Rom, nato aSalgotarjan nel 1957. Markus Pirol Stockhausen è tedesco,nato a Köln, anch’egli nel 1957. Il primo suona la chitarra,il secondo la tromba. Il chitarrista si è formato alla scuoladel jazz, dei classici, del tango e della musica indianariassumendo le varie esperienze in un’arte che è dialogo esintesi tra musiche distanti. Il trombettista studia a fondo ilrepertorio classico e poi si da’ al jazz. Anche lui sintetizza efa conversare le diverse linfe musicali che ha assorbito. Undato in più, fondamentale: i due sono compositori e amanoimprovvisare. Su questo terreno si sono incontrati, ed inquesto concerto proveranno alchimie dettate dal momento.Hanno inciso qualche loro improvvisazione, pubblico ecritica li hanno coperti di apprezzamenti, effettivamente ilconnubio è vincente. Il soffio leggero e dorato diStockhausen (a volte ricorda la tromba di Chet Baker) èideale con il morbido tocco di Snétberger. Una musicacolorata con pastelli, tono su tono, portata avanti con unaprosodia simile ad una poesia della Merini, e luminosaquanto una guache di Mirò.Tromba e chitarra: un connubio poco frequentato ma riccodi possibilità timbriche se accostate con intelligenza.Snétberger e Stockhausen sembrano fatti l’uno per l’altro,dove il pizzicato dell’uno tace si inserisce il fiato dell’altro,basta poi un cenno e i due strumentisti uniscono le loro vociper creare un timbro sconosciuto quanto affascinante. Inutileclassificare la musica che fanno, utilizzano il jazz come falsariga, poi vanno oltre, suonano le loro esperienze, ricordano iviaggi che hanno fatto, raccontano come vivono oggi edognuno può ritrovare qualche cosa che gli appartiene.

    discografia essenziale:Ferenc Snétberger, For my people (commovente omaggiomusicale in ricordo delle vittime del campo diconcentramento di Buchenwald), Nomad, Balance,Signature, Budapest Concert, album editi dalla casadiscografica ENJA;

    Markus Stockhausen: New colours of piccolo trumpet,Stockhausen plays Stockhausen, per la EMI Classics,Karta, per la ECM,Joyosa, per la ENJA.

    p.c.

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    Sabato 25 Febbraio 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Concerto premio offerto

    dall’Istituto Musicale Città di Rivoliai vincitori del Concorso Internazionale

    “Città di Valentino”che si è tenuto nel 2004 a Castellaneta

    Noritaka Ito pianoforte

    Ludwig Van Beethoven Sonata op.109Vivace, ma non troppoPrestissimoAndante molto cantabile edespressivo

    Leos Janacek Im Nebel (1914)AndanteMolto adagioAndantinoPresto

    Franz Schubert Sonata in si bemolle maggioreD. 960

    Molto moderatoAndante sostenutoScherzo Allegro vivaceAllegro, ma non troppo

    Noritaka Ito incomincia lo studio del pianoforte a 3 anni con NagakoShimada.Successivamente ha studiato in Giappone all’Elizabeth University ofMusic vincendo il premio Yimiuri Newspaper Company’s ediplomandosi con lode nel 2002.Si è perfezionato al Conservatorio di Amsterdam ed all’ Hochshule fuerMusik “Hanns Eisle” di Berlino con il Professor Michael Endres.Svolge intensa attività concertistica come solista e camerista, tenendoconcerti in Giappone, Germania, Austria, Italia e Olanda.

    “NON SCAMBIATEMI PER DEBUSSY!”

    Se a qualcuno dovesse mai venire in mente, leggendo iltitolo Im Nebel (Nella nebbia), una qualche vagareminescenza delle nebbie di Debussy, fermi subito lapropria immaginazione e rifletta su questa frase dello stessoJanácek: “La libertà degli accordi è stata pronunciata primadi me da Debussy. Io non ho nulla a che fare conl’impressionismo francese”. Non sarebbe certo insensato,per una composizione nata nel 1914, vale a dire solo quattroanni dopo la pubblicazione del primo libro dei Préludes diDebussy, individuare qualche legame con il musicistafrancese. Ma il no di Janácek è secchissimo, forse fintroppo; una fermezza eccessivamente ostentata sembranascondersi dietro quell’affermazione, con una durezza cosìforzata da far pensare ad un tipico caso di excusatio nonpetita. L’uso timbrico degli accordi, difatti, manifesta delleaffinità indiscutibili con la scrittura debussysta; ma se lanebbia impressionista può essere considerata l’occasioneper alludere ad atmosfere evanescenti e sfumate, la nebbiadi Janáèek diviene il simbolo di un mondo interiore semprepiù invisibile a se stesso.Im Nebel è la rappresentazione della distanza incolmabiledal mondo dei sentimenti, alla ricerca di un’emozioneperduta, sepolta nel passato. Janácek lavorò a questaraccolta pianistica a Brno, negli anni immediatamenteprecedenti la prima guerra mondiale, tra le mura serene dellasua piccola casetta, proprio a fianco della “Scuola perorganisti”. Quel clima disteso lo spinse a riflettere conintimità sulla tastiera del pianoforte, alla ricerca dipotenzialità espressive rimaste ancora inesplorate. Im Nebelè lo specchio degli studi di quel periodo: le forme sonolibere, l’atmosfera rifugge da ogni sorta di esibizionismo,e il pianoforte sembra muoversi nell’ombra, come se tentassedi arginare un’angoscia latente, rimasta rabbiosamenterepressa.

    bibliografia essenziale:- Franco Pulcini, Janácek: vita, opere, scritti, FirenzePassigli, 1993.Leoš Janácek, raccolta iconografica a cura di FrancoPulcini, Torino, De Sono, 1993.

    discografia essenziale:- Leos Janáèek Piano Works, Rudolf Firkusny, CD,Deutsche Grammophon, 1997.- Leos Janácek: a Recollection, Andras Schiff, CD, ECMRecords, 2001.

    a.m.

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    Sabato 4 Marzo 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Giuseppe MassagliaJunko Watanabe pianoforte a 4 mani

    Gioacchino Rossini Ouverture daIl Barbiere Di Siviglia

    Franz Schubert Duo Lebenssturme

    Felix Mendelssohn Allegro Brillante op.92

    Moritz Moszkowsky 4 Danze Spagnoledall’op. 12 e 65

    Maurice Ravel Pavane

    Emmanuel Chabrier España

    Giuseppe Massimo Massaglia , torinese, si è formato artisticamentecon Maria Golia. vincendo tredici primi premi in concorsi nazionalied internazionali.Ha suonato come solista con la Symphonia of Manchester, laSinfonica Nazionale della Rai e del Teatro Comunale di Bologna.Ha collaborato come camerista con celebri solisti quali AlainDaboncourt,ì Nuccia Focile, Rodolfo Bonucci e Silvana Silbano.Ha effettuato registrazioni per Radio e Televisioni italiane e straniereed ha ricevuto riconoscimenti per la sua attività, tra cui il premio“Carlo Vittorio Stura” dal Conservatorio di Torino.

    Junko Watanabe è nata a Kanagawa (Giappone). Nel 1989 ha studiatoall’Università Musicale di Senzoku vincendo nel 1991 il concorsopianistico nazionale “Japan”.Ha lavorato presso lo studio l’opera di Tokyo Nikikai come docente diaccompagnamento vocale e maestro sostituto. Nel 1995 ha debuttato inRomania con la Targu-Mures State Philarmonic Orchestra, dovequest’anno è stata nuovamente invitata ad eseguire il concerto n. 1 diCajkovskij.Dal 1999 al 2003 si è esibita come solista con l’orchestra da cameraPetrassi di Roma, l’orchestra Filarmonica “Mihail Jora” di Bacau el’orchestra Sinfonica di Yokohama, eseguendo concerti di Beethoven,Chopin, Saint-Saens, Turina e Rachmaninov.Da questo anno fa parte dell’Accademia della Scala di Milano inqualità di Tutor per i corsi cameristici.

    HI-FI NELL’OTTOCENTO

    Nell’Ottocento ogni famiglia di media estrazione aveva incasa un pianoforte. Era l’impianto stereo di un tempo, cheogni signorina in età da marito doveva saper suonare, solao in compagnia. L’onnipresenza dello strumento nella vitaquotidiana della borghesia ottocentesca faceva muovere ungiro d’affari impressionante: costruttori di pianoforti,editori specializzati, trascrittori, in molti trovavano davivere tra il bianco e il nero di una tastiera. Oggi, lettorimp3 e impianti hi-fi hanno ridimensionato l’universopianoforte, e se prima c’era bisogno di 4 mani per ascoltareun’ouverture di Rossini in formato domestico oggi possiamoavere Sir Neville Marriner imprigionato in tre compact disc(Philips 473 967-2) pronto a dirigere tutte le ouvertures.Questo concerto ci ripropone l’ambiente sonoro di unsalottino romantico. Che strano ascoltare la nervosa frasedei violini o lo spensierato tema del flauto nell’ouverturedel Barbiere di Siviglia appiattiti da scattanti martelletti.Rispetto ad un’esecuzione orchestrale il sound ci risultaestraneo: è la nostra memoria uditiva che contaminal’ascolto. Di fatto su un pianoforte non si possono rendere icantabili tal quali come in partitura, i tempi sarannoleggermente più mossi e i colori ridimensionati, ciònonostante è Rossini e rimane Rossini. Con la trascrizionesi va al nocciolo della composizione, la si scheletrifica macontemporaneamente si affronta un procedimento diricreazione nel doppio significato del termine: si crea ilbrano una seconda volta ed in più si fa ricreazione, ci sidiverte sia nell’ascoltarlo che nel suonarlo. Stessa cosaquando mettiamo un cd nel nostro stereo: ricreiamo incasa la tal sinfonia o il tal concerto e ne godiamo.

    bibliografia essenziale: I libretti di Rossini, (a cura diVittorio Viviani), Rizzoli, Milano, 1965

    discografia essenziale:tutte le ouvertures, Sir Neville Marriner (tre compact discPhilips 473 967-2)

    p.c

    ˆ

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    Venerdì 10 Marzo 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 11,00

    RI-soundincontri possibili tra giovani e musicisti

    Casa del Conte Verde ore 22,30

    I concertini dell’antireplicaconfidenze quasi intime tra curiosi e musicisti

    Alborada String QuartetNato nel 1996, il Quartetto d’archi Alborada ha un repertorio cheprivilegia la musica barocca e quella del novecento con particolareattenzione agli autori minimalisti ed alle composizioni originalidell’ensemble.Fin dall’inizio l’attività del quartetto si è sviluppata in due direzionidistinte ma tra loro correlate: da un lato la ricerca e lo studio infunzione del continuo arricchimento del repertorio, dall’altro lecollaborazioni a progetti attivi nel panorama della musica jazz econtemporanea.Attualmente il quartetto collabora con Angelo Adamo, StefanoBattaglia, e Paolo Fresu,Ultime registrazioni:-colonna sonora del film sulla vicenda della giornalista Ilaria Alpidal titolo “Il più crudele dei giorni”, prodotto dalla RAI e dallaLantia per la regia di Ferdinando Vicentini Orgnani e con musichedi Paolo Fresu, di cui è stato prodotto il cd distribuito dalla CAMdal titolo “SCORES!” (2003)-colonna sonora del film “Te lo leggo negli occhi” di Valia Santellaprodotto dalla Sacher Film di Nanni Moretti (2004)-Ethnografie - Dialoghi Da Un’isola, di Paolo Fresu prodottodall’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (2004).Angelo Adamo musicista (strumenti: Armonica Cromatica ediatonica, Piano, Percussioni, Melodica, chitarra ritmica) con lungaattività di concerti in locali, teatri, festival e come turnista innumerose registrazioni e trasmissioni televisive.

    con l’Alborada String Quartete l’armonicista Angelo Adamo

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    Sabato 11 Marzo 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00ArmonicordeAlborada String QuartetAnton Berovski violinoSonia Peana violinoNico Ciricugno violaPiero Salvatori violoncelloAngelo Adamo armonica cromatica

    Gordon Jacob Divertimento per armonica equartetto d’archi

    Ralph Vaughan Williams Romance per armonica equartetto d’archi

    Angelo Adamo Land(ove)scape

    Paolo Fresu CanzoneTratto dalla colonna sonora delfilm “Ilaria Alpi-il più crudeledei giorni”

    Arvo Pärt Fratres

    L’ARMONICA IN SALA DA CONCERTO

    Ralph Vaughan WilliamsRomanza per armonica a bocca e archi (1951)

    L’armonica è uno degli strumenti acustici più giovani:nasce, infatti, in Germania nel 1857, e si è affermatasoprattutto come strumento popolare e infantile (nacquecome giocattolo per avvicinare i bambini alla musica).Man mano si è conquistata uno spazio grande in tutti igeneri musicali: la si può ascoltare insieme al basso, allachitarra ed alla batteria (jazz, pop, blues e musica country)o da sola mentre risuona nei paesaggi dei film western diSergio Leone; ma non tutti sanno che la possiamo trovareanche insieme ad orchestre sinfoniche o in piccoli gruppicameristici (esistono diverse centinaia di lavori scrittiappositamente per questo strumento!).Purtroppo la rarità di questi incontri musicali fa sì che sisappia veramente poco di questo strumento e delle suepossibilità espressive e tecniche, nonostante siano esistitied esistano tuttoggi alcuni virtuosi non solo nella cosidettamusica “d’arte” ma anche nel jazz (Toots Thielemans) e nelpop (Stevie Wonder).Forse può sembrare strana la combinazione armonica-quartetto d’archi: come fa il suono di questo strumentoversatile ma debole di suono ad amalgamarsi o addiritturaemergere come solista all’interno di un’orchestra?È proprio quello in cui Vaughan Williams e Jacob sonoriusciti: è incredibile come una piccola scatola metallica,che trova facilmente posto fra le mani di chi la suona, sisalda e si confonda con gli strumenti, così da competerecon il loro suono come un qualsiasi altro strumento.

    bibliografia essenziale:Luca Delfrati, L’armonica a bocca diatonica e cromatica:la teoria, la pratica, la manutenzione, la discografia, 60brani celebri, Milano, Curci, 1993

    discografia essenziale:Academy of St Martin in the Fields; MARRINER Neville(dir); REILLY Tommy (harmonica), Chandos (CHA8617).

    f.s.

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    Sabato 18 Marzo 2006

    Centro d’incontro Don Puglisi ore 21,00Cantus Comites - Coro Città di RivoliMarco Roncaglia direttoreGigliola Grassi maestro accompagnatorecon la partecipazione della chitarrista Angela Centola

    Filippo Azzaiolo E me levai

    Nino Rota Dimmi per gratia

    Antonio Vivaldi dal Gloria in re magg. RV 589Et in terra pax hominibus

    Johann Sebastian Bach 2 coraliHerzlich lieb hab’ ich dich,o HerrJesu, nimm dich deiner glieder

    Wolfgang Amadeus Mozart dai Vesperae Solemnes deConfessore:

    Laudate pueri

    Robert Schumann Der Schmied

    Anton Bruckner Locus iste

    Johannes Brahms da Ein Deutsches Requiemop. 45:

    Wie lieblich sind DeineWohnungen

    Mario Castelnuovo Tedesco dal Romancero gitanProcesion

    Henry Blake Walking in the Air(realizzazione per coro a 5voci e pianoforte diM. Roncaglia)

    Il coro Città di Rivoli è nato nel 2000 in seno all’Istituto MusicaleCittà di Rivoli. Da allora ha continuato la sua ricerca come laboratoriocorale stabile dell’Istituto e, insieme alla corale Libera Musica, ha datovita ai Cantus Comites, (2004) che possiamo tradurre come “compagnidi viaggio nel canto”, con cui svolge attività concertistica.

    Marco Roncaglia, diplomato in Organo,Pianoforte e Musica Corale,ha iniziato l’attività concertistica nel 1983,come organista solista edirettore di coro. E’ stato docente del Conservatorio di Novara,dei CorsiSperimentali ad Indirizzo Musicale ed ha insegnato presso il CivicoIstituto Musicale “G. Verdi” di Asti; dal gennaio 2000 è direttore delcoro del Civico Istituto Musicale della Città di Rivoli. Dall’anno2000,con la collaborazione del soprano Antonella Lucio,tiene unlaboratorio corale estivo.

    VITA E CONSOLAZIONE DI BRAHMS

    Nella tradizione musicale sacra di ogni tempo si conosconodue tipologie di Requiem: quelli scritti per i morti, pieni diconsolazione, liricità e speranza (tipo Mozart) e quelliscritti per i vivi, per chi rimane, per chi è costretto ariflettere sulla fine, pieni di angoscia, tristezza, a volterassegnazione (tipo Verdi). Appartiene alla secondacategoria il lavoro di Brahms, eseguito per la prima voltanella cattedrale di Brema il venerdì santo del 1868. Titolo:Ein Deutsches Requiem (Un Requiem tedesco). Fuori daogni contesto liturgico Brahms sceglie liberamente dallaBibbia i passi che decide di intonare costruendosi un testosu misura per veicolare un messaggio di consolazione,fiducia e speranza, da rivolgere ai suoi ascoltatori. Comescrisse Sigfried Kross sembra che una dedica non scrittafiguri nel frontespizio della partitura “Agli uomini afflitti,affinché siano consolati!”.I passi biblici da soli non garantiscono l’unità costruttivadel ciclo, nelle sette parti del Requiem Brahms utilizza finiespedienti musicali per dare coesione. Il quarto episodio,Wie lieblich sind Deine Wohnungen (Salmi, 83: 2-3, 5)ne è un compendio. All’inizio, proponendo una chiaraenunciazione del testo, il coro canta secondo schemi eregole dell’antica tradizione corale protestante, un cantopiano, semplice ma efficace, il testo risulta comprensibile;successivamente parole e versetti vengono ripetuti esovrapposti in un gioco di entrate a metà tra la fuga e uncanto antifonale, il testo si perde, la musica comanda tutto.È un attimo, tutto rientra nella tranquillità dalla quale si erapartiti. Come a dire: polvere siamo e polvere ritorneremoma in mezzo abbiamo il compito di vivere.

    bibliografia essenziale:Claude Rostand Brahms, Rizzoli.

    discografia essenziale:Imprescindibile la registrazione di Abbado con i BerlinerPhilharmoniker, Deutsche Grammophon

    p.c.

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    Sabato 25 Marzo 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Moreno D’OnofrioJAZZ CONCERT TRIOMoreno D’Onofrio chitarraCarlo Milanese batteriaLuciano Milanese contrabbasso

    Moreno D’Onofrio nasce a Torino nel 1961. Dopo i 15 anni partecipaalle prime rassegne dei gruppi di base organizzate dal Comune diTorino. Chitarrista autodidatta, scoprirà la passione per la in musicajazz e classica che lo porterà a dedicarsi allo studio della chitarraclassica, studio poi integrato ed approfondito con quellodell’improvvisazione jazzistica.Insegna chitarra ed armonia presso l’Istituto Musicale Città di Rivoli

    Carlo Milanese Fra i giovani batteristi è considerato fra i piùinteressanti per il suo drumming.Ha suonato con musicisti italiani come Dado Moroni, Riccardo Zegna,Claudio Capurro e Gianni Basso.Fra gli americani ha suonato con Bob Wilber, Kenny Davern e conGeorge Coleman.

    Luciano Milanese Proveniente dal Louisiana Jazz Club di Genova, èstato a lungo bassista del Capolinea di Milano dove ha suonato conquasi tutti i migliori musicisti italiani.Ha fatto parte del quartetto di Tullio De Piscopo con Larry Nocella eRiccardo Zegna, del quartetto di Gianni Basso.

    L’IMPROVVISAZIONE NEL JAZZ

    L’elemento che forse più contraddistingue il linguaggio deljazz è l’improvvisazione. Tuttavia, per parlare di questatecnica, occorre puntualizzare che essa non è unacondizione essenziale del jazz, esistono infatti capolavori digrande complessità in cui la creazione estemporanea quasinon trova spazio.L’improvvisazione ha contribuito allo sviluppo della tecnicastrumentale, consentendo ai primi jazzmen di foggiare stilipersonali e di conquistare un largo consenso, determinandocosì il fondamentale carattere distintivo della musica jazz, incui ogni esecuzione risulta essere una vera e propriacreazione.Improvvisare significa infatti inventare un testo musicale apartire da un tema di base che non rappresenta altro che unospunto, o meglio una progressione di accordi, consideratacome struttura. Dunque improvvisazione, ma su un percorsoarmonico stabilito.Per questo motivo c’è chi ha paragonato il jazz allaCommedia dell’Arte, in cui la libertà dell’attore avvieneentro i limiti del canovaccio che corrisponde alle armoniedel tema nel jazz.Con il finire degli anni cinquanta e soprattutto nel decenniosuccessivo l’improvvisazione si fece più radicale.Nelle formazioni guidate da Charles Mingusl’improvvisazione collettiva acquistò un peso preponderantee alcune registrazioni anticiparono la grande libertàespressiva e l’impegno politico di una buona parte dellamusica jazz del decennio successivo. Su questa scia, chivoltò definitivamente le spalle alle regole armoniche ful’altosassofonista Ornette Coleman, che aprì la strada alfree jazz, in cui l’improvvisazione dei solisti si fececontinua, assoluta, essendo completamente svincolata daogni base armonica e ritmica.Il free jazz, anche conosciuto come New Thing, si caricò disignificati politici e finì per rappresentare, con il suolinguaggio rabbioso e gridante, lo stato d’animo dei neriamericani, in quegli anni in piena lotta contro la società deibianchi.

    bibliografia essenziale:Cane, Giampiero, Canto nero - Il free jazz degli anni ’60,CLUEB, 1982Polillo, Arrigo, Conoscere il jazz, Mondadori, 1967

    discografia essenziale:Louis Armstrong, The complete RCA recording, RCAOrnette Coleman, Free Jazz, 1960Miles Davis, Kind of blue, CBS, 1959Charles Mingus, Ah Hum, CBS, 1959

    f.g.

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    Venerdì 31 Marzo 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 11,00

    RI-soundincontri possibili tra giovani e musicisti

    Centro Don Puglisi ore 22,30

    I concertini dell’antireplicaconfidenze quasi intime tra curiosi e musicisti

    Brass EnFer, i componenti del quintetto collaborano regolarmentecon: Teatro alla Scala, Teatro G. Verdi di Trieste, OrchestraSinfonica della RAI, G.Verdi di Milano e Santa Cecilia di Roma.Nel 2004 ottengono il 1° premio nella categoria “musica da camera”al Concorso Internazionale di Atri.Tra i diversi concerti si possono citare quello per il Festival degliOttoni Italiano tenutosi a Santa Fiora e quello di chiusura dellaMaster Class di Locarno, trasmesso in diretta radiofonica dalla radiodella Svizzera Italiana.

    con gli strumentisti delQuintetto di ottoni Brass EnFer

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    Sabato 1 Aprile 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Brass EnFer quintetto d’ottoniDavide PortèMarco Tolo trombeAlessandro Denadian cornoFrancesco Parini tromboneGianluca Grosso tuba

    Johann Sebastian Bach da Messa in si minoreBWV 232Kyrie(trascrizione per quintetto d’ottoni)

    Ian MacDonald Sea sketches (1986)Maritime overtureSunset shantyHornpipe

    David Short Polka Miseria (2000 circa)

    Anders Soldh Danses d’ailleurs (1994)

    Davide Sanson Saltimbanchi (2002)AkrobàtesCantastorieMangiafuocoMaliardaGiocoliere

    David Short Tango (2000 circa)

    Claude Debussy Le petit nègre (1909)(trascrizione per quintettod’ottoni)

    George Gershwin da Porgy and Bess (1935)Bess, you is my woman now

    IL PÉRIGORD, IL FOIE GRASE I SALTIMBANCHI

    Viene dal Périgord, la culla francese del foie gras,l’ispirazione per la stesura di Saltimbanchi, il brano ideatonel 2002 dal compositore e trombettista aostano DavideSanson. Un gruppo di artisti-funamboli, incontrato duranteun viaggio nel cuore della Francia, costituisce il programmadella composizione, materializzando un umorismo toccante,non lontano da quell’ironia languida ma nello stesso tempopungente, che scorre spiritosa nei Minstrels di ClaudeDebussy. Davide Sanson vuole ricreare cinque identitàdiverse ispirate ai personaggi di quella compagniaitinerante, venando la sua scrittura di influenze radicatenelle esperienze musicali francesi del primo Novecento.Dedicato al quintetto d’ottoni torinese “Pentabrass”,Saltimbanchi riflette un deciso interesse nei confronti delrinnovamento timbrico dell’organico scelto; Sanson cercadi liberare gli ottoni da quella condanna alle sonorità dafanfara, che da sempre ne condiziona la libertà espressiva.cinque colori, cinque timbri diversi si succedono durante ilpercorso della composizione, attraverso impasti mutevoli,che lasciano spazio anche agli strumenti meno noti dellafamiglia (flicorno soprano). Delle personalità vivideemergono dal tessuto della partitura, sfruttando con fantasiale risorse timbriche legate all’uso delle sordine; tra i gustosirichiami alla belle époque risuonano delle curiose allusionia temi arcaici di origine popolare, provenienti dalla culturafranco-provenzale dell’arco alpino occidentale.Quella di Sanson è una piccola composizione a programma,che lascia intravedere soluzioni interessanti perl’arricchimento di un repertorio strumentale ancora povero,che troppo spesso si trova costretto a ricorrere a materialetrascritto da altri organici.

    bibliografia essenziale:Francesco Cardaropoli, La famiglia degli ottoni: origini,evoluzione, tecnologia, programmi, Caserta, Esarmonia,2000.Anthony Baines, Gli ottoni, trad. it. a cura di R. Meucci,Torino, EDT, 1991

    discografia essenziale:Fred Mills & Pentabrass Quintet, CD, Mark Records,New York, 2005.

    a.m.

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    Sabato 8 Aprile 2006

    Auditorium Istituto Musicale ore 21,00Donatella Debolini sopranoGianni Fabbrini pianoforte

    Eric Satie Ludions

    Arthur Honegger Petit cours de morale

    Germaine Tailleferre Six Chansons Françaises (parolesdes XV, XVII et XVIII siècle)

    Darius Milhaud Chansons de Négresse

    Georges Auric Alphabet 7 quatrains deRaymond Radiguet

    Louis Durey da Le Bestiaire ou cortèged’Orphée poème de G. Apollinaire

    Francis Poulenc Cinq Chansons de Max Jacob

    La dame de Montecarlo,monologo su testo di J. Cocteau

    Donatella Debolini, soprano, si è diplomata in canto e musica vocaleda camera al Conservatorio di Firenze, dove ha studiato anchecomposizione e musica da camera.Si è perfezionata nel repertorio cameristico e del Novecento sotto laguida di Liliana Poli, Julia Hamari e Suzanne Danco.Nel 1989 è risultata fra i vincitori del Concorso Internazionale“V.Bucchi” sulla vocalità contemporanea e nel 1991 ha vinto il PrimoPremio Assoluto nel Concorso Nazionale di musica vocale da camera“Città di Conegliano”.Un’attenzione particolare è rivolta al repertorio cameristico e allamusica del XX secolo hanno prodotto numerose interpretazioni, diautori quali Berio, Bussotti, Gentile, Castiglioni, Fellegara, Pennisi,Petrassi, Lombardi.Ha effettuato registrazioni per la R.A.I e per la Bayerischer Rundfunk.Affianca all’attività artistica quella didattica: è docente di Canto pressoil Conservatorio di Bologna e collabora stabilmente con la Scuola diMusica di Fiesole.

    Gianni Fabbrini si è diplomato in pianoforte, Canto e Musica Vocaleda camera presso il Conservatorio di FirenzeHa lavorato per il Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra Regionaledella Toscana, il Festival d’Aix-en-Provence, l’Opera Bastille, ilFestival di Glyndebourne affiancandosi in qualità di esecutore ocollaboratore a direttori quali Claudio Abbado, Zubin Mehta, GianluigiGelmetti, Donato Renzetti, William Christie, Jeffrey Tate.È attivo dagli anni della sua fondazione nella Scuola di Musica diFiesole e docente presso il Conservatorio di Firenze.

    INTORNO AI “SEI”

    Erik Satie ludions (1923)

    Honegger, Milhaud, Tailleferre, Auric, Durey e Poulencformarono il cosiddetto “Gruppo dei Sei”, nato percontinuare e sviluppare il pensiero musicale di quello cheritennero essere il loro padre spirituale, Satie. Inizialmentecondivisero posizioni comuni, ma in seguito ognuno di lorosi dissociò dal gruppo riuscendo a costruirsi uno stilepersonale.Il loro gusto per il folklore, il music-hall ed il jazz ha ridatoalla musica semplicità popolare e chiarezza di stile. Persecoli la musica d’arte era rimasta confinata in una torred’avorio, e per questo nasce il bisogno di avvicinare tuttigli strati d