SE79_DEMON'S TRILOGY

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Demons Trilogy Gena Showalter

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  • Gena Showalter

    Demons Trilogy

  • Titoli originali delle edizioni in lingua inglese: The Darkest Night The Darkest Kiss

    The Darkest Pleasure HQN Books

    2008 Gena Showalter 2008 Gena Showalter 2008 Gena Showalter

    Traduzioni di Anna Polo ed Elisabetta Humouda

    Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto

    di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione pubblicata per accordo con

    Harlequin Enterprises II B.V. / S..r.l Luxembourg. Questa un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

    persone della vita reale puramente casuale.

    Harmony un marchio registrato di propriet Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved.

    2009 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

    Prima edizione Bluenocturne aprile 2009

    giugno 2009 settembre 2009

    Questa edizione Harmony Special Edition novembre 2010

    HARMONY SPECIAL EDITION

    ISSN 1722 - 067X Periodico trimestrale n. 79 del 27/11/2010 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi

    Registrazione Tribunale di Milano n. 102 del 24/2/2003 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale

    Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione

    Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti

    contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171

    Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano

  • DEMON'S NIGHT

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    Ogni notte la morte arrivava in modo lento e doloroso e ogni mattina Maddox si risvegliava sapendo di dover morire di nuovo. Questa era la sua maledizione e il suo castigo eterno. Si pass la lingua sui denti, desiderando che fosse una lama con cui tagliare la gola al nemico. Era gi trascorsa quasi tutta la giornata: sentiva il tempo scorrere via, un velenoso ticchettio nella sua mente, e ogni sin-golo movimento delle lancette gli ricordava il dolore e la mortalit. Tra poco pi di un'ora il primo colpo gli avrebbe trafitto lo stomaco, senza che lui potesse farci niente: la morte sarebbe arrivata inesorabile. Maledetti dei borbott tra i denti, accelerando la velocit con cui si esercitava con i pesi. S, sono tutti dei bastardi disse una voce familiare alle sue spalle. Maddox non rallent il ritmo all'intrusione di Torin. Aveva sfogato la frustrazione e la rabbia per due ore, colpendo il sacco da pugile, cammi-nando sul tapis roulant e ora sollevando pesi; rivoli di sudore gli colava-no sul petto nudo e le braccia, sottolineando i muscoli possenti. Avreb-be dovuto sentirsi esausto mentalmente come lo era fisicamente e invece le emozioni erano pi intense e cupe che mai. Non dovresti essere qui disse. Non volevo interromperti, ma successa una cosa si giustific To-rin con un sospiro. Occupatene, allora. Non posso. Provaci; io non sono in grado di aiutarti. In quelle ultime settimane bastava poco per suscitare la sua collera assassina a cui nessuno scampava, neanche i suoi amici. Anzi, soprat-tutto i suoi amici. Non era quella la sua intenzione, ma a volte non riu-sciva a controllare l'impulso di colpire e straziare. Maddox...

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    Ho i nervi a fior di pelle, Torin gracchi lui. Farei pi male che be-ne. Maddox conosceva i suoi limiti da migliaia di anni, fin dal giorno ma-ledetto in cui gli dei avevano scelto una donna per un compito che a-vrebbero dovuto affidare a lui. Pandora era la guerriera pi forte del suo tempo, ma lui era migliore e pi capace, eppure era stato considerato troppo debole per vigilare su dimOuniak, un vaso sacro che conteneva demoni cos malvagi e devastanti da non poter restare neanche negli In-feri. Maddox non avrebbe certo permesso che venisse distrutto; si era sen-tito invadere dalla frustrazione per quell'affronto, un sentimento condi-viso da tutti i guerrieri che ora vivevano l. Avevano combattuto e ucciso per il re degli dei, l'avevano protetto con cura e si aspettavano che quel compito venisse affidato a loro. Il fatto che invece fosse stata scelta Pandora costituiva un'intollerabile umiliazione. La notte in cui avevano rubato il vaso a Pandora e liberato nel mondo un'orda di demoni volevano solo dare una lezione agli dei, ma il piano per dimostrare il loro potere era fallito: nel parapiglia il vaso era scompar-so e i guerrieri non erano riusciti a ricatturare gli spiriti maligni. Il mondo era piombato nel caos e nelle tenebre, fino a quando il re degli dei era intervenuto, condannando ogni guerriero a ospitare un de-mone dentro di s. Era stato un castigo esemplare e adeguato: i guerrieri avevano scatenato il male per vendicare il loro orgoglio ferito e ora erano costretti a ospitarlo. Cos erano nati i Signori degli Inferi. A Maddox era stato assegnato il demone della Violenza, che ormai faceva parte di lui come il cuore o i polmoni. L'uomo non poteva vivere senza il demone e il demone non poteva manifestarsi senza l'uomo: e-rano connessi come due met di un insieme. Fin dall'inizio la creatura che viveva dentro di lui lo aveva spinto a commettere azioni odiose e malvagie e Maddox era stato costretto a ob-bedire, perfino quando si trattava di uccidere una donna... come era suc-cesso con Pandora. Maddox strinse cos forte i pesi che le nocche di-vennero bianche: nel corso degli anni era riuscito a controllare gli stimoli pi ignobili del demone, ma era una lotta costante e lui sapeva che a-vrebbe potuto cedere in qualsiasi momento. Che cosa avrebbe dato per un giorno di calma, senza quel desiderio travolgente di fare del male agli altri, senza battaglie interiori, preoccupa-zioni e morte! Un giorno di pace... Non sei al sicuro qui disse all'amico, ancora fermo sulla porta. Devi andartene. Pos la sbarra a cui erano attaccati i pesi e si mise a

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    sedere. Solo Lucien e Reyes possono starmi vicino quando muoio. E solo perch, per quanto riluttanti, avevano un ruolo da svolgere. Erano impotenti nei confronti dei loro demoni come Maddox lo era nei con-fronti del suo. Manca ancora un'ora. Torin gli lanci un asciugamano per tergersi il sudore. Correr il rischio. Maddox lo prese al volo e se lo pass sulla faccia. Acqua. Non aveva ancora finito di chiedere, che una bottiglietta ghiacciata fendette l'aria: l'afferr con destrezza, la scol avido e studi l'amico. Come al solito Torin era tutto vestito di nero e portava i guanti. I ca-pelli chiari gli ricadevano sulle spalle e incorniciavano un viso che le donne mortali consideravano bellissimo. Non sapevano che quell'uomo era un demone dall'aspetto angelico, anche se in realt avrebbero dovu-to capirlo: pareva emanare insolenza e nei suoi occhi verdi brillava una luce inquietante. Sarebbe stato capace di riderti in faccia mentre ti cava-va il cuore, o magari mentre si cavava il cuore. Per sopravvivere erano tutti costretti a trovare un po' di umorismo dove potevano. Come ogni altro abitante della fortezza di Budapest, Torin era un dannato: non moriva tutte le notti come Maddox, ma non poteva tocca-re un essere vivente senza trasmettergli qualche terribile infezione. Torin era posseduto dal demone della Malattia. Non toccava una donna da oltre quattrocento anni: aveva imparato quella dura lezione quando, cedendo al desiderio, aveva accarezzato il viso di una donna e scatenato un'epidemia che aveva decimato un vil-laggio dopo l'altro, uccidendo un enorme numero di esseri umani. Cinque minuti del tuo tempo: tutto quello che ti chiedo prosegu Torin risoluto. Pensi che oggi verremo puniti per aver insultato gli dei? chiese Mad-dox, ignorando la sua richiesta. Se non avesse permesso a nessuno di chiedergli un favore, non si sarebbe sentito in colpa al momento di rifiu-tarlo. Ogni nostro respiro una punizione sospir l'amico. Era vero. Maddox arricci le labbra in un sorriso lento e affilato e in-clin la testa verso il soffitto. Bastardi. Punitemi ancora, se osate. Forse allora sarebbe finalmente svanito nel nulla. Comunque dubitava che gli dei lo avrebbero ascoltato: dopo aver sca-gliato su di lui la maledizione di morte, lo avevano ignorato, fingendo di non sentire le sue invocazioni di perdono e assoluzione, le sue promesse e i suoi disperati tentativi di concludere un accordo. E comunque, cos'al-tro potevano fargli?

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    Niente poteva essere peggio di morire ogni notte, di ritrovarsi privato di tutto ci che era buono e giusto e di ospitare nel corpo e nella mente il demone della Violenza. Maddox balz in piedi e lanci in un cesto l'asciugamano umido e la bottiglia dell'acqua vuota, poi attravers la stanza, raggiunse l'alcova semi-circolare di vetro colorato e guard fuori nella notte attraverso l'u-nica parte trasparente. Vide il Paradiso. Vide l'Inferno. Vide la libert, la prigionia, tutto e niente. Vide... la sua casa. La fortezza era situata in cima a una collina affacciata sulla citt: le luci brillavano intense, illuminavano il cielo di velluto e si riflettevano sul Danubio e sugli alberi carichi di neve. Spinti dal vento, i fiocchi candidi danzavano nell'aria. Lass lui e gli altri potevano godere di un po' di in-timit nei confronti del resto del mondo e potevano andare e venire sen-za essere costretti ad affrontare raffiche di domande. Perch non invec-chi? Perch di notte urla disumane scuotono la foresta? Perch talvolta sembri un mostro? Gli abitanti del posto si tenevano a distanza con un atteggiamento di rispetto e reverenza. Durante un raro incontro con un mortale aveva sen-tito sussurrare la parola angeli. Se solo avessero saputo... Maddox serr le dita intorno alla pietra. Budapest era una citt di ma-estosa bellezza, fascino antico e piaceri moderni, ma lui si era sempre sentito ben lontano da tutto questo. Non aveva nulla a che fare n con il quartiere del castello n con quello dei night-club; n con i mercati che vendevano frutta e verdura, n con le strade che of