Titus Burckhardt - Alchimia

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Titus Burckhardt . Alchimia ITA

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  • Titolo o r ~ ~ i n a l e : A/cb/w~e, ro ~ I ~ ~ ~ , I / I L . U I I O I I .JOI/ IVIU,P,F Y Y I ~ > I ~ ~ < J

    TITUS BURCKHARDT ALCHIMIA

    Significato e visione del mondo A curu d i Ferdl'rzundo Brziilo

    UGO GUANDA EDI'I'ORE IN I'ARhlA

  • Notizia sull'autore

    Nato a 1:irenzc nel 1908 cla una taiiiiglia di Uasilea di illusti-i tradizioni artistiche C ciiltiir;ili - i l padre era scultore di 1;irga lania c ira i congiunti 6 da ricordiirc i l litiioso storico dcll';irte - l'itus B~irckhardt senihr da))- pririia clestiiiato a segliire lc ornie p:itcrnc. bla gi nel periodo del su apprendist;ito di s c ~ ~ l t o r c coiriincii) a iiianilctarc vivo iritercssc per I'et- nologin c I'islrmi~ticii, discii)linc q i io tc clic io ri)niircino a d aliar .ari il canipo dcllc proprie ricerche alle Soiiti e ai iiioc clli clellc forme rcfipiose dcll'artc aiitic:~ e incdievalc nella civilt sia occidentale sia oricnt;ile. A questo scopo. nc.1 1 9 3 5 , si ti-askr ;i I'e/ (Marocco), clovc I'requcntO la lo- calt. universit e iiiip:iri) 1'ar:ibo. In seguito, ;i 13asile;i, studi lingue e stci- ria delle arti asiiiticlic. Ncl i942 divenne di rc~iorc editciriale dcll'llrs Graf Vcrl:ig, L I ~ : I casii cclitrice specializzata nella riproduzione in fac- siniilc di :iiitictli maiiobcritti ~~~cd icva l i . Ira cui i l 1.rbro Ji Kells e il \'unRr.- lo (11 l,irrJ:\/irrirc~. Dopo la linc cfell'iiltini~ guerra mondiale comp nurne- rosi viaggi di stuclio in hlcdio Oriente e in Noi-claSrica. dcivc approlondi la conoscenza clell';irti ~i;innio e della tradizioiie popolare. Nel 1972 si rrabicri di nuovo pci- ;ik-iini anni a Fez conic esperto cIell'LlNESCO per la s;rl\~aguardia (icl patririioiii ciilturale del hlarocco. Si trasfci-i poi a Losanna, dove 6 rnorto rivi 1984.

    hlacstro indiscusso dcI1:i tra(1izionc spii-ituiilista (il siio noriic va acco- stato a quelli (li E1i:ide c (;iii.non). scrittore t>ilinguc. collabor;itore da Iungii ctata ( l i Etiidcb traditivnnellcs n. ha piibblicato f;o l'altro: .Ychu~c~i- zcr l'olX-~iutrst - Art 1)oprilcir r ~ . Suisst'. I3asilea, 1941 ; Clt; piii~uc,//e. Je 1'As.- tro/o,qie i2lsrsuk~/otrc, Parigi, rygo e Milano. Arclit., 1974; \'o>>/ Sufttul Eii?/?thru~rg in Jre r~b iu i r t . h~~ iZl>.\trX~, h1on;ico-l'lanncgg, 1953; 1irtroJuc.- ( / ~ I I uzix L)o

  • ghieri, 1961) e, in francese, Alchimie, sa signification et son image du monde, Milano, Arch, 1974; Chartres und die Geburt der Kathedrale, Olten-Losanna, 1962; Fs, Stadt des Islam, Olten-Losanna, 1962; V o n wunderbaren Buchern, Olten-Losanna-Friburgo, 1964.

    Ha tradotto dall'arabo: 'Abd al-Karim al-Jil?, De I'Homme Universel (Al-Insn al-Kzmil), Algeri-Lione, 1953; Muhyid-Din Ibn Arabi, Li Sa- gesse des Prophtes ( F u t e al-Hikam), Parigi, Albin Michel, 1955 e 1974 ed estratti deile Lettere dello Sheikh Darqiwi.

    In traduzione italiana, oltre ai testi gi citati, sono apparse le seguenti raccolte di saggi: Scienza moderna e saggezza tradizionale, .Torino, Borla, 1968 e L'Arte sacra in Oriente e in Occidente, Milano, Rusconi, 1976.

    Alchimia

    Significato e visione del mondo

  • Introduzione

    dall'Illuminismo in poi che si tende pi o meno gene- ralmente a considerare l'alchimia come una delle forme primitive della chimica moderna. In questo senso, la mag- gior parte degli studiosi che si sono interessati alla sua letteratura non vi ha voluto vedere che le primissime tappe delle scoperte chimiche successive. Questa letteratura, vero, non manca di trasmettere un certo numero di esperien- ze artigianali che attengono alla preparazione dei metalli, dei colori o del vetro e che la tecnologia moderna ci permette a volte di ricostruire; tuttavia, l'alchimia propriamente detta (la Grande Opera descritta dagli autori ermetici) si muove su tutt'altro terreno: nonostante le espressioni metallurgiche di cui questi autori si servono spesso, la na- tura delle operazioni in questione non pu in alcun caso essere definita chimicamente. Dal punto di vista della scien- za moderna, tali operazioni o procedimenti rappresentano un assurdo prima ancora che un'aberrazione. La conclusione che se n' voluta trarre che un insaziabile desiderio di ricavare l'oro abbia finito con l'affossare gli stessi alchi- misti, un tempo mastri orefici, vetrai o tintori perfetta- mente

  • Se cosl fosse, I'opera alchemica dovrebbe necessariamente denunciare a ogni passo i segni dell'arbitrio e non procedere che per improvvisazioni. Ma cos non : il magistero degli alchimisti comporta evidentemente un notevole principio di unit e , Iungi dal presentarsi come una volubile avven- tura, mostra di possedere tutte le caratteristiche di una vera e propria arte D, cio di una dottrina e di un metodo che si tramandano da maestro a discepolo e i cui tratti pi gene- rali (stando, almeno, al giudizio che se ne pu trarre dalle corrispondenti descrizioni simboliche) si uniformano sensi- bilmente, diffondendosi dai tempi antichi a quelli moderni, dall'occidente all'Estremo Oriente. Un'arte sostanzialmen- te incongrua sarebbe dunque stata in grado di superare infiniti scacchi e infinite disillusioni per conservarsi nella continuit e nella fedelt a se stessa in contesti di civilt peraltro cos diversi: un fatto cosl evidentemente impro- babile non sembra tuttavia aver colpito qualcuno. Dovrem- mo quindi ammettere o che gli alchimisti, nel loro desiderio di autoingannarsi, si siano ostinati a coltivare un mito mille volte smentito dalla natura, o che la loro esperienza effet- tiva si situi su un piano di realt che non ha nulla a che fare con quello di cui si occupa la scienza empirica moderna. Le due alternative si escludono a vicenda.

    Ma non questo il parere della moderna psicologia del profondo, che si propone di trovare nel simbolismo alche- mico una conferma alla propria tesi dell'inconscio collet- tivo.' Secondo la tesi in questione l'alchimista proietta, nella sua ricerca che simile a un sogno, determinati contenuti della sua anima fino a quel momento sconosciuti a lui stesso e in quel modo, pur senza averne l'intenzione cosciente, opera una sorta di riconciliazione fra la propria coscienza quotidiana o superficiale e la potenza latente dell'inconscio collettivo. Una siffatta riconciliazione fra conscio e incon- scio darebbe origine a una esperienza interiore soggetti- vamente omologabile al magistero cui l'alchimista aspirava. Anche questo punto di vista, come gi il precedente, si fonda sull'ipotesi che l'intento originario dell'alchimista fosse quello di fabbricare I'oro. I n tal modo l'alchimista viene considerato o come il prigioniero di una sorta di de- lirio o come la vittima della sua stessa imma-

    t : i r i ; i r iv:i: cliiindi, come un essere pensante e agente in stato t l i sogno. Spiegazione che non manca di essere seducente i 1 1 cl~~:iiito si approssima in qualche modo alla verit - ma 1 1 ~ ~ 1 . ;illoiitrinarseile poi subito e irrimediabilmente! Se vero t . 1 1 ~ I;i icaliii spirituale che l'opera alchemica si propone di i-iv~l:ii.c 6 per lo pi cosa di cui il non iniziato relativa- iiic.iiie iiiconsapevole ( una realt che si cela nel pi pro- Ioii~lo dcll'anima), conviene tuttavia non confondere tale .( sc.gret;i profondita con il caos del cosiddetto inconscio t.ollcttivo - anche ammettendo che un concetto a dir poco (.osi elastico possa avere una validit oggettiva. La

  • I

    Le origini dell'alchimia occidentale

    L'alchimia esiste almeno dalla met del primo millennio prima di Cristo e, probabilmente, dagli inizi dell'et del ferro. Come sia riuscita a resistere cos a lungo, e in civilt cos profondamente diverse, dall'Estremo al Vicino Orien- te, un problema che la maggior parte degli storici risol- verebbe semplicemente ricordando come l'umanit si sia lasciata ben pi di una volta tentare dalla speranza di ar- ricchirsi rapidamente ricavando l'oro o l'argento dai metalli pi volgari: e questo fin quando la chimica sperimentale del XIX secolo non ha dimostrato che un metallo non pu essere trasformato in un altro. La verit comunque un'al- tra e, in un certo senso, addirittura opposta.

    L'oro e l'argento erano gi metalli sacri prima ancora che venissero assunti come misura di tutte le transazioni commerciali. In quanto riflessi terreni del sole e della luna, lo erano anche di tutte le realt dello spirito e dell'anima che si rapportano alla coppia celeste. Almeno fino a tutto il Medio Evo, i valori relativi dei due metalli nobili veni- vano determinati in base ai tempi di rivoluzione dei due corpi celesti. appunto per questo che alcune delle monete pi antiche portano spesso figure e segni che si riferiscono immediatamente al sole e al suo ciclo annuale. Per gli uo- mini delle epoche prerazionnliste. la relazione fra i metalli

  • nobili e i due grandi astri celesti era pi che evidente, ed stato necessario ricorrere a un gran numero di nozioni e di pregiudizi meccanicistici per riuscire a nascondere la realt immediata di tale relazione e farla invece considerare come un puro accidente estetico.

    Non bisogna del resto confondere un simbolo con una semplice allegoria, n volervi vedere a tutti i costi l'espres- sione di un qualche oscuro e irrazionale inconscio collettivo. La vera portata simbolica consiste invece nella possibilit, per cose anche assai diverse in termini di tempo e di spazio o per la loro natura materiale o per caratteristiche di altro tipo, di possedere e manifestare una medesima qualit es- senziale: apparendo insomma come riflessi diversi o diverse manifestazioni o produzioni di una stessa realt, in s in- dipendente dal tempo e dallo spazio. Cosi, non sarebbe del tutto esatto sostenere semplicemente che l'oro rappre- senta il sole e l'argento la luna: conviene piuttosto dire che i due metalli nobili e i due grandi astri sono allo stesso titolo i simboli di