Manuale d’uso - osser .Manuale d’uso. 1 Carlo Nachtmann vicedirettore Caritas Torino CASA MANGROVIA:

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Manuale duso

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Carlo Nachtmannvicedirettore Caritas Torino

CASA MANGROVIA: LA METAFORA E LA PAROLA

Gli aspetti della crisi e delle sue soluzioni, nonch di un fu-turo nuovo possibile sviluppo, sono sempre pi interconnessi,si implicano a vicenda, richiedono nuovi sforzi di comprensioneunitaria e una nuova sintesi umanistica. La complessit e gra-vit dell'attuale situazione economica giustamente ci preoc-cupa, ma dobbiamo assumere con realismo, fiducia e speranzale nuove responsabilit a cui ci chiama lo scenario di unmondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturalee della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuromigliore. La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino,a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, apuntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative.La crisi diventa cos occasione di discernimento e di nuovaprogettualit. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rasse-gnata, conviene affrontare le difficolt del momento presente(Caritas in veritate n 21).

Con queste parole profetiche, gi nel 2009, Benedetto XVI intravve-deva nel discernimento e nella rinnovata progettualit la via di uscitadalla crisi che incide sulla intima interiorit delle persone, oltre chesugli aspetti economici. Molti si interrogano sulla sostenibilit dellattualearchitettura economica, sociale, familiare, individuale e da pi parti ini-zia a profilarsi la ricerca dellessenziale verso cui la mentalit dellhomoconsumptor, delluomo abituato allagiatezza, era poco avvezza. Molti,troppi si impegnano, pur disponendo di esigue risorse, ad apparirequelli di sempre per non essere classificati come coloro che mai avreb-bero voluto diventare, dei poveri. Molti vivono la disperazione della per-dita del lavoro, della casa, della difficolt di una progettazione futura,subiscono il peso della percezione di un incolpevole fallimento: Finoa quando nellanima mia addenser pensieri, tristezza nel mio cuoretutto il giorno? (Salmo 13,3). In una societ in cui la corresponsabilit frammentata e la relazione di aiuto sovente trascurata, la difficoltaggredisce nel profondo la persona ferita e questa si ripara nella so-litudine del cuore: Ecco le lacrime degli oppressi e non c chi li con-soli (Qoelet 4,1). Sebbene lodierna societ civile sia stimolata allasolidariet, valore quanto mai opportuno e condivisibile, la societ cri-

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stiana, famiglia di famiglie, da sempre stata sollecitata alla fraternitil cui mandato si concretizza nellesercizio della prossimit e della con-solazione. Risuonano dense di significato le parole di San Paolo (2Cor1,4) che ci sollecitano a consolare quelli che si trovano in ogni generedi afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati daDio. La consolazione passa certamente attraverso un impegno rela-zionale, ma si esprime in modo particolare nellindividuare questi fratelliafflitti con la stessa attenzione con cui un cercatore doro si china sulsetaccio per individuare tra la terra rimescolata con lacqua la lucen-tezza della preziosa pagliuzza. Questa attenzione nellindividuare diventaconsolazione sociale quando si rende capace di trattenere questi fratellidallo scivolare sul piano inclinato della vulnerabilit, cos come le radicidi una mangrovia trattengono per il suo vivere i nutrienti presenti nellapalude. Una mangrovia, un sistema di vegetazione che trova dimora inun terreno non sabbioso n roccioso, ma costituito da una fanghiglianerastra che miriadi di crostacei ripuliscono e rimaneggiano comefanno i lombrichi nei nostri campi. Una mangrovia, vegetazione le cuiradici si sviluppano verso laria a guisa di paletti verticali. Una mangro-via, il cui tronco si risolve in un apparato di trampoli su cui si regge,al di sopra delle maree, una chioma sempreverde i cui frutti, cadendodirettamente nel fango, danno vita a nuove piante, una rete di piante,una rete inestricabile, robusta e avvolgente, in cui i pesci trovano riparodai predatori. Casa Mangrovia quindi un luogo di riparo per le famiglie, le persone

in difficolt, vulnerate nella loro dignit, da ripescare dalla fanghigliadella disperazione, da trattenere nella rete delle rela-zioni, da consolare dalla solitudine del cuore. Nonuna casa di mattoni, ma un edificio di fra-ternit dove impegnativa stata la ricercadegli itinerari di ascolto e di accompa-gnamento a favore di chi vive lefragilit delloggi. Le strade battutenon sempre conducono ai risultati at-tesi ma lintraprendere con prospettivaecclesiale questi percorsi comportanecessariamente la conoscenza delleparole di Pietro rivolte a Ges che,

sulla riva del lago di Genezareth, chiedeva a lui e ai suoi compagni digettare le reti per la pesca: Maestro, abbiamo faticato tutta la nottee non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getter le reti (Lc5,5). Proprio la Parola del Signore il fondamento su cui piantare que-sta mangrovia, Parola mescolata con la fanghiglia, Parola i cui nutrientine vivificano le radici, Parola che accoglie i frutti della pianta per farligermogliare in intrecci sempre pi capaci di diventare riparo e soste-gno. Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i co-struttori. Se il Signore non vigila sulla citt, invano veglia la sentinella(Salmo 127,1). Proprio come costruttore e sentinella ognuno chiamato ad agire,

ognuno e tutti a essere mangrovia del vivere quotidiano, rete dapesca secondo il mandato di Cristo: Non temere, dora in poisarai pescatore di uomini (Lc 5,10). Come non uscire allora dallap-prodo per una pesca miracolosa? Duc in altum (Lc 5,4): prendi illargo! Pietro e i primi compagni si fidarono della Parola di Cristo,gettarono le reti e presero una quantit enorme di pesci e le lororeti quasi si rompevano (Lc 5,6).

Tiziana CiampoliniOsservatorio Caritas Torino, Progettazione Cei 8x1000 Fondo Italia

RAGIONI E RADICI DI UN NUOVOINTERVENTO

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Luisa: una storia comune Luisa ha due genitori che stanno perdendo lautonomia, lei non ce la

fa ad assolvere i compiti del loro accompagnamento: sola, non hanessuno che la pu aiutare; vuole capire, cerca informazioni, cerca ser-vizi, cerca qualcuno disposto a darle una mano. Luisa ci racconta lasua storia: Ho contattato lassociazione perch sapevo che svolgevaun servizio di accompagnamento.Ho spiegato il problema continua Luisa e la persona al di l del

telefono non mi ha fatto finire di parlare dicendomi che aveva gi ca-pito tutto e che avrei dovuto chiamare le assistenti sociali.Ho fatto presente che avevo appena chiamato i Servizi sociali, i

quali mi avevano detto di rivolgermi direttamente allassociazione conla quale stavo parlando, perch il servizio in questione non era pi inconvenzione. La persona al di l del telefono mi ha risposto che nonsapeva cosa dirmi.

Luisa racconta, poi, di avere chiamato unaltra organizzazione chesvolgeva analogo servizio da cui si sentita chiedere: Come mai si-gnora lei cos informata, sta per caso cercando lavoro?.Ovviamente Luisa non stava cercando lavoro, solo una risposta a una

sua necessit e, prima di contattare interlocutori, si era informata sulleconcrete possibilit di vedere soddisfatto il suo bisogno. Per sua fortuna Luisa simpatica, come le dice il suo secondo in-

terlocutore telefonico, che quindi aggiunge: Le do un altro numero ditelefono a cui chiamare, ma non dica che glielho dato io. L potrebberoaiutarla e poi, detto tra noi, se non le rispondono neanche l, vada inParrocchia, l qualcuno lascolter. Luisa una cittadina che non sa a chi rivolgersi per risolvere un pro-

blema e che deve muoversi nella frammentazione delle risorse, in uncontesto in cui non si capisce pi chi deve fare che cosa e quali sianoo debbano essere i rapporti tra servizi pubblici e servizi del privato so-ciale, tra volontari e operatori professionali.Loperatore che premia la simpatia di Luisa con un altro numero

di telefono, non solo usa questa ulteriore informazione di cui solo lui in possesso per esercitare un potere ma compie, certamente inmaniera inconsapevole, uno scivolamento dal piano dei diritti a quello

delle concessioni che si accompagnano agli atti di benevolenza. Se si legge questa storia con senso di responsabilit non si pu non

essere solidali con chi ne stata protagonista, con la sua solitudinee con il suo smarrimento, ma occorre essere capaci di andare oltre. Molteplici potrebbero essere le analisi proposte. In questa piccola sto-

ria comune troviamo i temi:

della diseguaglianza tra chi possiede informazioni e chi non lepossiede;

del funzionamento di Welfare;

della frammentazione dei servizi;

della differenza tra esigibilit dei diritti e benevolenza;

del rapporto tra servizi pubblici e privati, tra i servizi professionalie quelli di volontariato.

Noi per siamo Caritas. Come questa storia interpella il nostro spe-cifico mandato? Cosa ci dice? Cosa possiamo fare?Noi Caritas abbiamo il compito di lavorare perch, attraverso la pe-

dagogia dei fatti, possa crescere il riconoscimento di essere indisso-lubilmente legati gli uni agli altri. Questo , a nostro parere, il sensodella nostra storia di uomini sociali. Senza il riconoscimento di questopassaggio non pu esserci sviluppo individuale e sociale, non pu es-serci la costruzione del bene comune la cui legge fondamentale lareciprocit. negli scambi del quotidiano in cui facciamo transitaremerci e informazioni che possiamo esprimere appieno la reciprocit,la mutua assistenza per la costruzione del capitale sociale che in-tessuto di fiducia, e che deve andare a braccetto con il capitaleeconomico perch si possa pensare allo sviluppo della nostra uma-nit.Perch questa reciprocit sia feconda serve un po di eccedenza, un

surplus di buono, vero, giusto che sblocchi il regime statico dello scam-bio delle equivalenze, della funzionalit e della s