Bella Ciao Belgio n. 2

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    02-Aug-2016

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<ul><li><p>Stato d emergenza </p><p>I terribili attentati di Parigi hanno portato la guerra nelle nostre vite, nei nostri bar, nei nostri quartieri. Per alcune ore i cittadini di Parigi hanno vissuto quello che quotidianamente vivono migliaia e migliaia di persone in Paesi lontani, in guerre di cui ormai sentiamo parlare distrattamente nei telegiornali senza sentirci coinvolti pi di tanto. Ma ora che l'orrore ha bussato alle porte di casa nostra provocando la morte di 129 persone, in una citt che cos vicina, culturalmente e geograficamente, l'indignazione e la paura si sono diffuse a macchia d'olio. Ancor pi qui in Belgio, Paese di cui sono originari alcuni dei responsabili di quegli attentati, e che stato messo in stato di massima allerta.Il giorno prima dell'attacco a Parigi un'altra tremenda carneficina era stata portata a termine a Beirut dove l'Isis ha colpito il quartiere sciita di Borj el Barajneh, provocando 43 morti e 239 feriti, nell'attentato pi cruento commesso nella capitale libanese da oltre ventanni. La notizia stata riportata nei media con minore risalto, cos come minore stata l'indignazione sui social network. Cos come passato quasi completamente inosservato l'attentato del 31 ottobre scorso contro un aereo della russa Metrojet, che stato fatto saltare con 224 persone a bordo mentre sorvolava in Egitto la penisola del Sinai. Una strage sempre a opera di integralisti collegati allo Stato islamico in Siria. Morti lontani, che valgono qualche articolo di giornale e niente pi. Niente minuti di silenzio negli stadi e niente interventi commossi dei leader mondiali. E invece ora dopo le terribili morti di Parigi si sprecano gli interventi sui media di intellettuali ed esperti di ogni risma, che ci spiegano quanto sia importante la lotta contro lo Stato islamico, parlando di guerra e, gettando benzina sul fuoco, approfittando di </p><p>In questo numero: </p><p>Pag. 2 Poverta in Belgio </p><p>Pag. 4 Molenbeek, frontiera del dialogo </p><p>Pag. 8 Poverta e crimine organizzato </p><p>Pag. 10 Riforma Costituzionale in Italia </p><p>Pag. 12 Il comites, per servirvi </p><p>Pag. 13 Senza Parole </p><p>Pag. 14 URCA </p><p>Pag. 16 Ritmo e Consapevolezza </p><p>Pag. 18 Dalla torta allUniverso </p><p>Pag. 20 TTIP &amp; Co </p><p>Numero 2 </p><p>Dicembre 2015 0,50 </p><p>Segue a pag 24 ... </p></li><li><p>Povert in Belgio. 2 bambini su 5 poveri a Bruxelles </p><p>di Roberto Galtieri </p><p>1.652.000 persone in Belgio vivono sotto la soglia di povert, il 15,1% del totale. Questi i dati del rapporto annuale federale 2015 in materia di lotta alla povert e lesclusione sociale. </p><p>La soglia di povert stata fissata a 1.704 al mese per un single e a 2.256 per una coppia con 2 bambini. Questi dati, bench drammatici, non danno che unimmagine parziale del problema. Considerato il salario </p><p>minimo sotto il quale stata considerata la soglia di povert, lo studio governativo afferma che delloltre un milione e mezzo di poveri, 561.000 persone sono in condizione di privazione materiale, il 5% degli abitanti il Belgio; ovvero queste persone non possono pagarsi n riscaldamento, luce e gas, n laffitto. Nel complesso alcune categorie soffrono maggiormente della gestione governativa della crisi volta solo a salvaguardare i profitti e le banche: i bambini, i giovani, le persone con pi di 55 anni, e, ovviamente, le persone meno istruite e i disoccupati. 1 bambino su 5 (420.000) vive sotto la soglia di povert, ma il dato ancora pi drammatico se consideriamo che in Vallonia il dato 1 </p><p>2 Dal Belgio </p></li><li><p>bambino su 4 e a Bruxelles 2 bambini su 5. Questultimo dato stato anche confermato dallUNICEF, il fondo dellOnu per linfanzia, specificando che i bambini che sopravvivono sotto il livello di povert sono 4 su 10: il 40%: la povert colpisce i bambini in tutti gli aspetti dello loro esistenza con conseguenze dirette sulla salute, le possibilit di riuscita scolastica, sicurezza e conforto. Lagenzia dellOnu ha inoltre deplorato il ruolo del sistema educativo belga che rafforza le differenze invece di livellarle. Per questo centinaia di migliaia di bambini non beneficiano delle medesime opportunit dallinizio della propria vita. Il rapporto federale sottolinea, inoltre, come le decisioni del precedente governo Di Rupo in merito alla riforma delle indennit di disoccupazione non hanno migliorato la situazione. Infatti il rischio di povert per un disoccupato single aumentato di 6 volte. Lo stesso vale per la sostituzione delle indennit di inserimento che hanno privato di reddito </p><p>Dal Belgio 3 </p><p>ledessindulundi.net </p><p>"Come diminuire le cifre relative all'indennit di disoccupazione...e della </p><p>povert in Belgio" "ONEM = ufficio nazionale dell'impiego" </p></li><li><p>Molenbeek, frontiera del dialogo. </p><p>di Edoardo Luppari </p><p>Devo dire che la prima volta che misi piede a Molenbeek, in pieno mercato settimanale, mi sentii come consegnato alle fauci di un suk di Marrakesch. Piuttosto spiazzante. Poco pi in l, fresco di lettura di Houellebecq, scambiai persino la cattedrale di Simonis per un immensa moschea. Cosa non fa la suggestione. Pi di qualcuno, al mio arrivo a Bruxelles, mi aveva caldamente sconsigliato di attraversare il canale. Salvo scoprire, ben presto, che la maggior parte di loro non ci era nemmeno mai stata. Col tempo e un po di caparbiet affrontai le mie perplessit e i pregiudizi collettivi, che portano i nostri occhi a vedere cose che non esistono. Oggi considero il fatto di vivere qui come una grande opportunit. In questi giorni Molenbeek tristemente alla ribalta dellinformazione: quello che per tutti un caso di terrorismo internazionale, qui anche una storia di quartiere. Marted sera la piazza comunale era insolitamente illuminata dai riflettori delle videocamere. Il circo mediatico ha decretato il grande momento di Molenbeek: telecamere in spalla, tutti a raccontare la fucina del terrorismo internazionale </p><p>4 Vita di Quartiere </p></li><li><p>Ammetto che, dopo aver appreso degli episodi di Parigi, ho evitato accuratamente di frequentare linformazione. E lho fatto deliberatamente: per poter riflettere pi liberamente. In casi come questo stato scientificamente studiato i media diventano ossessivi e monomaniaci, tendono a recitare il proprio mantra in una sorta di ipnosi collettiva. A volte ancor peggio, si veda il caso dellarticolo del Messaggero del 15 novembre, dal titolo: Belgio, c' un quartiere di Bruxelles dove l'unica legge la Sharia. Me lha inviato un amico e lho letto con un occhio per non tradire il mio intendimento. Questa cosiddetta informazione insinua in maniera subdola stereotipi solo per la causa del sensazionalismo. Limmagine di un quartiere sottoposto alla Sharia non corrisponde alla realt. Ho ricevuto diverse chiamate da parte di amici di tutta Europa e dallItalia. Evidentemente avevano letto i giornali. Mi chiedevano se stessi bene a </p><p>Molenbeek, se fossi sano e salvo. Ho cercato di spiegar loro che la situazione ben diversa e pi complessa delle facili etichette affibbiate dai media. In questi giorni, camminando per le strade del quartiere, ho osservato soprattutto una cosa, che difficilmente si misura ma si sente: gli occhi della gente. Ed ho letto una cosa, oltre alla paura: la sconfitta. Questa gente sconfitta due volte, perch sar per sempre bollata come abitante del ghetto </p><p>terrorista. Da quando abito qui, quasi un anno, ho conosciuto decine di persone, di associazioni e di amici attivi nel quartiere. Costoro, tra di loro molte donne, lottano per restituire di Molenbeek unimmagine pi aperta, pi veritiera e multiculturale. Sono le persone come loro a ricevere lo schiaffo pi grande. E sono marocchini, berberi ma anche francesi, belgi, rumeni, africani, italiani. A proposito di italiani: pochi sanno che prima di essere il ghetto marocchino, Molenbeek fu il punto di arrivo di numerosissimi italiani. Lo </p><p>testimoniano tuttoggi i nomi sui campanelli, basta farsi un giro per il quartiere. Era la seconda onda migratoria, a partire dagli anni 70 e provenivano principalmente dalle miniere. Passare alle fabbriche di Molenbeek era unoccasione di riscatto. Molenbeek ha sempre avuto questa vocazione di quartiere di passaggio, a suo modo trampolino sociale. Da italiano residente a Molenbeek, mi sento partecipe di questa storia, di appartenere a modo mio alla terza o quarta onda migratoria. I miei figli frequentano uno degli asili del centro, un autentico esempio di mixit. Ma ho anche scoperto numerose realt, a partire dal Vaartkapoen, </p><p>Vita di Quartiere 5 </p></li><li><p>nederlandofono, famoso per la sua sala concerti che ospita spesso artisti italiani di calibro, luogo di autentica integrazione e dialogo al di fuori di ogni retorica (con i suoi Caf Quartier e numerose altre iniziative). Poi c la Maison des Cultures, giustamente chiamata casa delle culture e non della cultura. O associazioni come TYN (Talented Youth Network) che operano con un forte radicamento nel quartiere con la missione di lavorare sulle potenzialit dei giovani, sviluppando le loro capacit e il loro engagement di cittadini. Ho frequentato i piacevoli aperitivi del Centre Maritime e di Radio Maritime, dove il quartiere si incontra e si racconta. E vi assicuro che la birra cera. Il panettiere sotto la mia prima residenza, a due passi da Place Saint-Jean Baptiste curdo ma parla almeno 6-7 lingue. Gli ho chiesto dove le ha imparate. Mi ha risposto qui, per vendere il pane ci vuole. Incontrando tutte queste realt ho pensato sempre e solo una cosa: che Molenbeek e di Molenbeek ne esistono certamente altre in tutta Europa un laboratorio, una frontiera. Lungi da me il voler negare quello che stato pi o meno ampiamente dimostrato. Non mi interessa di fare apologia, ma voler etichettare realt come queste non solo condannarle alla segregazione, ma anche condannare se stessi al conflitto. S perch conflitto c e lo si pu cogliere. Nei mesi scorsi ho avuto </p><p>loccasione di lavorare, principalmente per strada, per uninchiesta della Regione di Bruxelles. Ho parlato con centinaia di persone ed ho capito che, a torto o a ragione il conflitto sociale qui pesante, e si aggravato con la crisi economica. Questo certamente un humus non promettente, ancor peggio se lo si irriga di pregiudizi (da entrambe le parti) e di assenza di dialogo. Ci sono numerosi fraintendimenti e, da italiano, mi sono provato a spiegare loro che comunque lo stato belga uno stato che chiede ma che </p><p>d anche molto. Qui delle opportunit ci sono ho invitato chi si lamentava a farsi un giro in Italia: l s la disoccupazione giovanile supera il 30% un po meglio di qua, ma praticamente non esistono i sussidi statali, il CPAS, le allocazioni famigliari, lindennit di disoccupazione fortemente ridotta.Vivere qua, in definitiva, certamente una scelta, significa mettersi nella sfida del confronto. Ma rigorosamente vietato farlo in maniera naif. Essendo un incontro alla frontiera, o la relazione autentica, seppur dura, oppure sfocia nellipocrisia e nella retorica. Il confronto culturale non pu avere posizioni a priori, un lavoro quotidiano e mai scontato. La tolleranza, me lo ripeto </p><p>6 Vita di Quartiere </p></li><li><p>sempre ultimamente, non semplicemente una questione di buonismo, ma il solo modo di poter evitare il conflitto che sempre la sconfitta di tutti. A Molenbeek, nel cuore della capitale dellEuropa, lEuropa si confronta con il suo altro che, giusto o sbagliato lo dir la storia, ha accolto, coltivato e lasciato esprimersi secondo la propria cultura. Questo poteva accadere solo in un paese cos speciale come il Belgio. Il 18 novembre sera, a quasi un anno di distanza dai fatti di Charlie Hebdo, centinaia di persone si sono riunite nella piazza comunale per affermare unidentit del quartiere differente da quella affibbiatagli dai media. Allora si diceva con orgoglio Je suis 1080, oggi lassociazione Vaartkapoen, con altre organizzazioni ha proposto il motto MOLENBEEK donne de la lumire/</p><p>geeft licht/ / gives light. La vera lotta contro il terrorismo qui in Europa ma non solo, si fa con la </p><p>cultura. Se per ipotesi, con un movimento individuale, interiore, e al tempo stesso collettivo, ogni singolo sapesse superare la Paura, che in gran parte paura dellaltro, ogni minaccia terroristica perderebbe la propria forza. </p><p>Vita di Quartiere 7 </p><p>Foto :Yves Herman / Reuters </p></li><li><p>Povert, causa o conseguenza del crimine organizzato? </p><p>di Vania Puttati </p><p>Considerata il lato oscuro della globalizzazione, la criminalit organizzata una delle principali minacce per lo sviluppo e la sicurezza del nuovo millennio. Come spesso dichiarato anche da Antonio Maria Costa, ex-direttore esecutivo dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, sembra infatti che le Mafie internazionali e la povert siano due facce della stessa medaglia. La povert come conseguenza della criminalit Secondo l'Istituto internazionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia c' un collegamento diretto tra il crimine organizzato e il detrimento dello sviluppo. Inoltre i traffici illeciti traggono gran vantaggio dalla diminuzione delle restrizioni imposte dallo Stato e la deregolamentazione dei mercati finanziari rende pi facile il riciclaggio di denaro su scala globale. Il crimine organizzato adotta ogni forma di corruzione per infiltrarsi a livello politico, economico e sociale. Attraverso la corruzione, i gruppi criminali generano povert determinando l'uso improprio dei fondi destinati allo </p><p>8 Dal Mondo </p></li><li><p>sviluppo e deviandoli da settori di vitale importanza come la salute e l'istruzione, privandone cos chi ha bisogno. E mentre i poveri diventano pi poveri, la corruzione alimenta la miseria e la disuguaglianza in un circolo vizioso. Insomma le organizzazioni criminali traggono beneficio dalla povert. Diversi studi e un gran numero di inchieste giornalistiche hanno reso noto che le organizzazioni criminali prediligono e incentivano la povert perch abbassa i costi di produzione. La povert come causa della criminalit La povert... scriveva Aristotele ... madre del crimine. Il dibattito su come la povert porta al crimine complesso. Diversi studi sono stati condotti sulla relazione tra la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e le variazioni del tasso di criminalit, illustrando risultati opposti. Questo si deve al fatto che la povert non un fattore determinante in s e per s, ma se lasciato fuori controllo e, specialmente, combinato ad altri fattori (disoccupazione, densit di popolazione, segregazione, et, localit e livello d'educazione) ha conseguenze dirette sullo sviluppo della criminalit. Povert e disoccupazione, per esempio, lasciano le persone davanti a una scelta: o prendere parte ad attivit criminali o cercare di trovare fonti legali, ma spesso con un reddito molto limitato e non sufficiente per sostentare una famiglia. La maggior parte delle vittime di traffici illegali o gli agricoltori di coltivazioni illecite sono persone poverissime. Accettano le condizioni offerte dalle organizzazioni criminali perch pagate sufficientemente e nessun'altra istituzione riesce a offrirgli un'alternativa sostenib...</p></li></ul>

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