Caro lettore, la via del Dharma, passa 2019-12-09آ  Caro lettore, la via del Dharma, passa (anche) di

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    MARZO 2008

    28

    EDITORIALE 4 Ricordo di un sorriso

    TESTI CANONICI 6 Spegnere la rabbia

    LA VIA DELLA PRATICA 10 Una pratica felice e duratura DI THICH NHAT HANH 22 Il prezioso dilemma DI AJAHN MUNINDO 30 Etica e buddhismo zen nel pensiero

    di Gudo Wafu Nishijima DI MICHEL PROULX 40 Koan di oggi (per problemi di sempre) DI ENGAKU TAINO

    DOSSIER 46 Proposte di vita per il terzo millennio

    Viaggio in Italia di S.S. Tenzin Gyatso, XIV il Dalai Lama.

    48 Pace interiore e non violenza Milano: conferenza pubblica di sua Santità Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama.

    61 La mia felicità è la tua felicità Roma: Meeting dei Premi Nobel per la Pace Intervento dell’on. Giovanna Melandri

    63 Intervento di Walter Veltroni 64 Intervento di Mikail Gorbaciov. 65 Intervento di S.S. Tenzin Gyasto XIV Dalai Lama

    69 Spiritualità religiosa e laica DI JEAN FRANÇOIS REVEL E MATTHIEU RICARD Dal libro Il monaco e il filosofo (Ed. Neri Pozza 1997)

    LA VIA DEL DIALOGO 80 Alla ricerca del maestro DI MARIANA CAPLAN 88 Prepararsi a morire DI SANGYE KHADRO 96 Un’esperienza buddhista sull’accompagnamento

    a chi muore DI PATRIZIA MICOLI 98 Il mito dell’Hînayâna DI KAARE ALBERT LIE 104 Emanuel Swedenborg, un Buddha del Nord

    DI BRUNO LAENG

    RECENSIONI 110 Letti e riletti per voi

    IL RACCONTO 112 Guardare le zucche per trasformare il mondo

    DI GIANPIETRO SONO FAZION

    SOMMARIO

    IN COPERTINA: Thich Nhat Hanh, fondatore e Maestro spirituale della comunità di Plum Village, guarda con affetto un suo pronipote.

    COLOPHON Dharma Anno VII numero 28 - marzo 2008

    ■ Redazione: Via Euripide n.137 00125 Roma ■ Direttore responsabile: M. Angela Falà ■ In redazione: Flavio Pelliconi. ■ Progetto grafico: Daniela Lotti danielal@fastwebnet.it ■ Stampa: Grafiche Editoriali srl ■ Registrazione: presso il tribunale di Roma n. 436/99 del 19/10/1999 ■ Questo numero è stato chiuso in tipografia a inizio marzo 2008. ■ Tutti gli articoli firmati rispecchiano le idee e le opinioni personali degli autori.

    28 DH - PRATICA (pg 1-45.qxp 10/03/2008 10.05 Pagina 2

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  • N el corso della trasmis-sione del buddhismo in Italia negli ultimi trenta anni – quanto giovani siamo nella storia del Dharma! – si sono avvicendati nel nostro paese maestri, insegnanti, monaci, lama di diverse scuole e prove- nienti da diversi paesi. Alcuni mesi fa uno di questi, uno dei primi a venire in Italia agli inizi degli anni ottanta, per far conoscere l’insegnamento del Buddha e testimoniarne con la vita e il sorriso la sua ricchezza, ci ha lasciato. Geshe Ciampa Gyatso, lama re- sidente dell’istituto Lama Tsong Khapa di Pomaia, è scomparso alla fine di novem- bre 2007, dopo una lunga ma- lattia che ha vissuto con grande dignità e come un grande inse- gnamento. Gli insegnamenti del Buddha aiutano in questi momenti, anche se è sempre molto difficile salutare chi per noi è stato importante e ha sa- puto con la sua gentilezza e la sua pazienza aiutarci in altri momenti difficili, sostenerci nel lavoro e sorridere sempre. Ci fa piacere ricordare Geshe-la passeggiare tra i viottoli dell’i- stituto, tranquillo e in medita- zione, ma sempre pronto a ri-

    spondere con un sorriso o una parola a chiunque si rivolgesse a lui. Ci fa piacere ricordare la sua profonda conoscenza del Dharma e la sua capacità di mettere semplicemente in atto ciò che insegnava, come se fosse così naturale e alla portata di tutti. Ci fa piacere avere avuto l’onore di conoscerlo, di averlo ascoltato e di aver avuto la pos- sibilità di incontrarlo, al di là di ogni appartenenza a diverse tradizioni di pratica.

    ❖ ❖ ❖

    Geshe-la è stato un uomogentile, un “gentiluomo” nel senso più profondo del ter- mine, che ha sempre saputo con un sorriso, con una parola se- vera quando necessaria, ma con grande compassione, ascoltare gli altri e mettere qualche goc- cia di saggezza per oliare gli in- granaggi mentali bloccati e un po’ arrugginiti e permettere di andare oltre. Lo si ascoltava durante i suoi insegnamenti, precisi, accurati ma soprattutto dati con il cuo- re, lo si vedeva passeggiare nei giardini dell’Istituto acco- gliendo tutti con un sorriso, ricordandosi di tutti coloro che

    gli si avvicinavano anche se lo avevano incontrato solo una volta. Era questa una delle sue grandi qualità: l’attenzione che offriva a tutti e il non la- sciar correre i discepoli dietro alle proiezioni, alle illusioni ri- chiamandoli sempre con poche ed efficaci parole al presente, all’impegno che ognuno di noi nella Via del Dharma ha preso e deve prendere in ogni mo- mento. La sua risata era contagiosa, rompeva gli schemi delle volte troppo seriosi che noi occiden- tali utilizziamo quando ci av- viciniamo al Dharma e rende- va il Dharma qualche cosa di vivo, non un libro scritto a cui ci si deve conformare con la

    Ricordo di un sorriso

    ■ L ’ E D I T O R I A L E D I M A R I A A N G E L A F A L À ■

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    mente, ma un libro della vita scritto con l’esperienza di una vita a cui ci si deve avvicinare non prendendolo seriosamente ma sul “serio”. Il suo è stato infatti l’impegno di tutta una vita con intensità, serenità e apertura e ha permesso a mi- gliaia di persone di iniziare a percorrere la via del Buddha, di approfondirne la conoscenza e di trovare in essa la risposta al- la propria ricerca spirituale.

    ❖ ❖ ❖

    Geshe-la, cittadino italia-no, da poco nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente GiorgioNapolitano, ha reso possibile il fiorire di di- versi centri in tutta Italia che ha seguito sempre con amore- vole attenzione, ha ordinato monaci, ha preparato inse- gnanti con il Master Program e anche morendo ha dato un ul- timo insegnamento. Con la sua scomparsa in Italia, dove è rimasto fino alla fine , senza pensare di tornare al pro- prio paese di origine, perché or- mai riteneva che l’Italia fosse il suo paese, ha fatto mettere in moto una serie di attività, di procedure, di impegni che han-

    no reso possibile all’interno dell’Istituto Lama Tsong Khapa di Pomaia di celebrare per la prima volta in Italia un degno rituale funebre, secondo la tradizione che il Vajrayana riserva ai Lama. Questo è avve- nuto grazie all’impegno di mol- ti, corale, difficile, a volte senza alcuna prospettiva di riuscita, tra speranze e disillusioni, ma sempre sostenuto dalla gratitu- dine nei confronti di questo piccolo grande uomo, che meri- tava un funerale degno di lui e secondo quanto lui stesso e la sua tradizione insegnano.

    ❖ ❖ ❖

    Geshe-la è stato cremato inmodo ufficiale all’interno di quell’istituto, in cui era vis- suto e che ha guidato per quasi trenta anni, con i permessi del- la regione Toscana, della pro- vincia di Pisa e del Comune di Santa Luce, che devono essere ringraziati per la loro lungimi- ranza e fattiva azione. Di fron- te a lama, monaci e monache, praticanti si è compiuto il rito secondo la tradizione. É stato costruito il forno per cremare il corpo, sono state predisposte le offerte, il recinto consacrato e

    tra i canti e le preghiere è stato acceso il fuoco. É stato un mo- mento di grande intensità, ma anche di grande serenità e pa- ce, le fascine sono state accese e il fumo si è levato verso l’alto in una giornata dall’aria cri- sta