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IL VANGELO SECONDO GIOVANNI

Commento esegetico e teologico

a cura di Giovanni Lonardi

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IL VANGELO SECONDO GIOVANNI

Questioni Introduttive

Affrontare il Vangelo di Giovanni senza passare attraverso un previo chiarimento su alcuni suoi aspetti principali significa precludersi la possibilit di una seria esegesi, rendendo difficile al lettore un'adeguata comprensione della stessa, costringendo il suo autore a continue note chiarificatrici, che certamente non agevolano la lettura, interrompendola di continuo. Ci si impone, dunque, l'obbligo di affrontare in un capitolo a parte alcune questioni preliminari, che aiutino sia l'esegeta che il suo paziente lettore a comprendere correttamente un vangelo molto complesso e difficile sia per la sua particolare natura meditativa, dai ritmi molto lenti e ripetitivi, espressi in uno stile che si distacca dall'intero patrimonio letterario neotestamentario; sia per la sua lunghissima gestazione, che certamente ha complicato non poco la sua formazione, dando alla luce, da un lato, una stupenda e irripetibile contemplazione del Verbo incarnato; ma dall'altro, da un punto di vista meramente letterario, si presenta come un guazzabuglio talvolta indistricabile, che non ha paragoni in tutto il N.T.

Le questioni, che sinteticamente affronteremo in questa Parte Introduttiva, hanno il compito di orientare il lettore all'interno del complesso mondo giovanneo, cercando di rendergli pi agevole l'approccio a questa stupenda lirica intonata al Verbo incarnato, che affascina il credente di ogni tempo. Affronteremo le questioni in ordine concentrico, dall'esterno verso l'interno, cercando di capire in quale modo il Verbo incarnato si sia reso storicamente raggiungibile anche da noi attraverso la testimonianza scritta di Giovanni e della sua comunit.

I temi che affronteremo, pertanto, in questo capitolo sono cos raggruppati:

Il contesto storico e culturale in cui si formato il vangelo; L'Autore; La comunit giovannea; Luogo e data di composizione; La formazione del Vangelo e la sua unit letteraria; La finalit del Vangelo; Lo stile letterario; Il vocabolario giovanneo; I Segni, i Discorsi e le Festivit; La geografia del Quarto Vangelo (QV) e i movimenti di Ges. Il Vangelo di Giovanni e i Sinottici.

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Il contesto storico e culturale in cui si formato il vangelo

Gli elementi essenziali, sui quali accentreremo la nostra attenzione e che incorniciano storicamente, socialmente e culturalmente il Quarto Vangelo (QV), sono i seguenti:

a) il periodo storico entro cui si colloca la gestazione e la nascita del QV quello delimitato dalle due grandi guerre giudaiche: 66-73 e 132-135; periodo in cui il giudaismo cambia radicalmente volto: dal culto al Tempio a quello della Torah; mentre al sacerdozio si sostituisce una nuova classe dirigente: i rabbini, provenienti dalle fila degli scribi e farisei;

b) Il giudaismo nella sua formazione, nella sua evoluzione e nel suo riflettersi all'interno del QV. Il pensiero della comunit di Qumran nel QV;

c) l'ellenismo e i suoi influssi sulla formazione del QV;

d) lo gnosticismo e i suoi riflessi nel QV;

Il periodo storico 1

Il vangelo di Giovanni storicamente si forma tra il 60 e il 100/110 d.C.2, in un periodo, quindi, che si pone tra la prima guerra giudaica (66-73) e la seconda (132-135). L'importanza del suo collocarsi in questo periodo sta nel fatto che esso risente delle forti tensioni spirituali, delle attese messianiche ed escatologiche, che animarono questo periodo. Le due guerre, infatti, non vanno lette semplicemente come una lotta di liberazione contro l'invasore romano, anche se questo elemento politico e sociale non era assente. Esse furono prevalentemente guerre sante, finalizzate ad aprire la strada al Regno di Dio, che aveva in Israele il suo caposaldo3. Il clima in cui esse maturarono e in cui vissero gli autori del QV fu di forti tensioni politico-sociali, le cui motivazioni furono essenzialmente religiose, dominate tutte da attese messianiche, da visioni escatologiche ed apocalittiche, che permeavano il vivere religioso e civile del giudaismo. Lo spirito che scaten e anim le rivolte maccabaiche (167-164 a.C.), innescate da una sconsiderata e offensiva ellenizzazione del mondo giudaico da parte di Antioco IV Epifane4 (175-164 a.C.), era ancora molto vivo in mezzo al

1 Sul tema del periodo storico cfr. G. Floramo e D. Menozzi, Storia del Cristianesimo, l'Antichit, Editori Laterza, Bari 1997; Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica; e per le singole voci il Nuovo Dizionario Enciclopedico Illustrato della Bibbia, Edizioni Piemme Spa, Casale Monferrato, 2005.

2 Circa la datazione cfr. il titolo Luogo e data di composizione3 Gli Zeloti, un gruppo politico-religioso integralista, sorto nel I sec. d.C., che potremmo considerare come il braccio

armato dei Farisei, alla cui dottrina erano particolarmente legati, erano convinti che non si dovesse aspettare passivamente l'avvento del Regno di Dio, ma che si dovesse intervenire attivamente nella storia per provocare il cambiamento messianico. Alla base delle loro convinzioni stava un ideale teocratico: solo Dio doveva regnare su Israele. L'avvento del Regno di Dio, secondo la loro concezione teologica, era ritardato, se non impedito, per la presenza dei pagani sulla terra di Israele. Scacciare l'invasore romano, quindi, pi che un atto politico e di liberazione, aveva finalit prevalentemente teologiche. - Sulla questione cfr. la voce Zeloti in Nuovo Dizionario Enciclopedico Illustrato della Bibbia, Edizioni Piemme Spa, Casale Monferrato (AL), 2005

4 Dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) il suo immenso impero venne diviso tra i suoi generali (diadochi). La Palestina, punto strategico nel medioriente, era contesa dai Lagidi di Egitto e i Seleucidi della Siria, finch sotto il seleuco Antioco III, vincitore degli egiziani, pass definitivamente sotto i Seleucidi. Ad Antioco III, successe il fratello Antioco IV, detto Epifane, cio manifestazione di Dio. Questi, per dare unit al suo impero, impose una spregiudicata ellenizzazione della Palestina, provocando le reazione del popolo, che capeggiato dalla famiglia dei Maccabei, ingaggi una dura lotta contro Antioco IV, durata dal 167 al 164 a.C., al termine della quale egli venne cacciato, Gerusalemme riconquistata e il Tempio purificato dalla profanazione. A ricordo di questo evento venne

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radicalismo giudaico. La riconquistata libert religiosa, il ritorno alla religione dei Padri e la riconsacrazione del Tempio profanato venivano annualmente celebrati con la festa dell'Hannukah o della Dedicazione, cadente nel mese di dicembre; una festivit questa che Giovanni ricorder nel suo vangelo (Gv 10,22). Le rivolte che si susseguirono nel tempo erano sostenute tutte dall'idea che il potere avverso, nel nostro caso quello romano, succeduto nel 63 a.C. a quello greco, era in definitiva un potere contro Dio. Queste rivolte erano sostanzialmente dei movimenti popolari spontanei, capeggiati da sedicenti profeti o sedicenti messia, che, non di rado si autoproclamavano re di Israele, sfidando le ire dell'impero romano, che non poco temeva e mal tollerava queste rivolte, che si risolvevano normalmente in un bagno di sangue. La facilit, tuttavia, con cui questi personaggi trovavano ampio seguito all'interno del popolo dice come le attese messianiche fossero vivamente presenti in mezzo ad esso e come questo viveva escatologicamente i suoi tempi, tutto proteso verso l'avvento del Regno di Dio, che riteneva ormai imminente. Significativi, in proposito, gli interventi di Luca, che lasciano intravvedere lo spirito di attesa che albergava nell'animo di ogni israelita: Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele (Lc 2,25); cos similmente, parlando di Anna, la profetessa, sottolinea come essa Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme (Lc 2,38). Anche Giovanni, da parte sua, lascia trapelare dalla bocca della Samaritana questa attesa del Messia: So che deve venire il Messia [cio il Cristo]: quando egli verr, ci annunzier ogni cosa (Gv 4,25). I discepoli di Giovanni si rivolgono a Ges chiedendogli se fosse lui colui che doveva venire o se dovevano aspettarne un altro (Mt 11,3). In quest'ottica escatologica ed apocalittica viveva la comunit di Qumran5, tutta protesa a preparare l'avvento del Regno di Dio, che sarebbe stato preceduto da una grande guerra tra le forze del bene e quelle del male. Il contenuto di questa conflagrazione finale era stato minuziosamente codificato nel testo qumranico convenzionalmente denominato Regola della Guerra6.

Alcuni episodi, che sinteticamente riportiamo di seguito, sono emblematici di questa forte tensione messianica ed escatologica, che pervadeva la comunit giudaica dell'epoca. Essi danno l'idea del clima in cui la comunit giovannea visse ed elabor la sua riflessione sul Verbo Incarnato.

Nel 47 a.C per volere di Cesare, venne nominato vicer della Giudea l'idumeo7 Antipatro, feroce ministro di Ircano II8, e padre di Erode il Grande, contro il quale si svilupp il movimento

istituita la festivit della Hannukah o Dedicazione, cadente nel mese di dicembre.5 La comunit di Qumran sorse tra il 150 e il 130 a.C. ad opera di un ignoto sacerdote, chiamato negli scritti qumranici

Maestro di Giustizia. Questi, seguendo le indicazioni di Is 40,3ss, si ritir nel deserto a preparare l'avvento del Signore e del suo Regno. La comunit conduceva una vit