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Nero su Bianco 54 - marzo 2015

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Text of Nero su Bianco 54 - marzo 2015

  • Editoriale Il deserto interiore di Francesca Grosso Pag. 3 Langolo del Don Il distacco nella vita spirituale di Don Roberto Bianchini Pag. 4 Parole Benedette Verso la Pasqua di Fabio Fiorino Pag. 5 Cappellania Distacchi e altri addii di Francesco Giardini, Francesco La Commare, Rossella Tinti Pag. 6 Riscoprire il desiderio di Dio di Veronica Navobi Porrello Pag. 7 La riscoperta della realt nellarte italiana di Luca Mansueto Pag. 8 Sulle orme di SantIgnazio di Decoroso Verrengia Pag. 9 Quarantore alla sua presenza di Francesca Grosso Pag. 10 Esperienze Siena, le SS. Particole e lAnno Eucaristico di Alice Pappelli Pag. 11 Condividere la musica, una passione di gruppo di Martina Medori, Alessandro Turci, Marta Marini Pag. 12 CO.MI.GI. 2015: Formazione per la missione di Alessia Ruggeri Pag. 13 Fotografando di Angelo Donzello Pagg. 14-15

    Personaggio Nino, latleta di Dio di Cecilia Aprile Pag. 16 Riflettendo Camminatori o pantofolai? di Maria Grazia Virone Pag. 17 E vissero felici e contenti.. di Rosaria Paciello Pag. 18 Bambini raminghi di Mariella Di Pumpo Pag. 19 Nihil amori Christi Praeponere di Claudio Mullaliu Pag. 20 Sergio Mattarella: il presidente della speranza di Giuseppe Vazzana Pag. 21 Consigli di lettura Le imprevedibili conseguenze di una banale ca-duta.. di Alessia Giannola Pag. 22 Ciak si gira Amici per caso di Mickey Scarcella Pag. 23 Arte a parte San Francesco: un disegno popolato di segni di Francesco Mori Pag. 24 Tradizioni Arancini o arancine? di Roberta Pipitone Pag. 25 Passatempo Cruciverba di Filippo Bardelli Pag. 26 Bacheca di Angelo Donzello Pag. 27

    2

    In questo numero vi augurano buona lettura...

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    Tardi ti amai []. S, perch tu eri dentro di me e io fuori. L ti cercavo. Deforme, mi get-tavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te (Le confessioni, 10, 27-38). Quando il nostro ego non desidera altro che imporsi alla realt che vive e di indirizzarla, ad ogni costo, verso i suoi desideri profondi, la nostra smania di appagarli inizia una ricerca spa-smodica verso lesterno. Grazie al nostro cammino di fede, abbiamo un fuoco di speranza pi ardente che ci rende meno arrendevoli di fronte a ci che vorremmo e che la vita sembra

    negarci: preghiamo, chiediamo, ci adoperiamo per fare umanamente tutto il possibile affinch la nostra per-cezione di Dio non diventi mera pretesa di vederci esauditi. Ma spesso la sete sembra non abbandonarci e la fiducia lascia spazio alla frustrazione: iniziamo quasi a chiederci perch Dio sembra proprio non ascoltarci, ritrovandoci a tentare di decifrare le sue aspettative su di noi. Proprio quando iniziamo a sostituirci a Dio con i nostri ragionamenti scopriamo che questi stabiliscono tempi, modi e luoghi per appagare quella sete, disperdendo la nostra e la sua vera forma: quellio, credendo con convinzione di padroneggiarsi, proietta la sua mancanza allesterno, attribuendola allinvolucro e non alla sostanza di ci che incontra. Quella volont di ottenere amore, amicizia, realizzazione, si tramuta in oggetto principale della mente: pensiero ossessivo che scava dentro di noi e senza il quale sembra di non poter fare pi a meno. Lascia inquietudine, tristezza, debolezza, ma sembra abbia donato un nuovo sapore a quella vita che era ormai stanca di aspettare. Ogni giorno ci lasciamo autoconvincere, logorare, continuando ad invocare Dio perch ci indirizzi e ci riveli se ci che viviamo la strada giusta, mentre ci ritroviamo gi a batterla con decisione. E in fondo, dentro di noi, ad ogni passo, ci che avvertiamo piuttosto la voce della nostra mente, la solitudine dellarido raziocinio. In tante Quaresime ci ritroviamo in queste strettoie che ci attanagliano col filo del nostro stesso pensiero, spingendoci oltre, pur di non fermarci, e iniettandoci un veleno di tristezza costante. Abbiamo paura di fer-marci davvero, perch questo significherebbe tornare a perdere anche la parvenza dellesaudimento; ad esse-re soli con le proprie mancanze; a rompere quellillusione e a scoprire amaramente di esserne stati i soli co-struttori, non aiutati n da Dio n dalla realt. La tentazione che gioca sulle nostre debolezze vuole farci evitare il trapasso nel deserto e credere di poterne utilizzare la sabbia come fondamento per una casa resi-stente tanto quella sulla roccia. Il deserto quel luogo necessario alla nostra anima in cui, sprofondando nella sabbia ad ogni faticoso passo, impariamo a discernere quale desi-derio del cuore ha dirottato la sua ricerca verso la cieca imposizione della nostra volont. A una settima-na dalla gioia del mattino pasquale, benediciamo questo tempo di Qua-resima e tutte le prove che ci ha posto dinanzi, perch ci conduce ad accettare lidea del deserto, a vivere spogliandoci, nellintimo, di qualcosa di noi per lasciare spazio alla voce di Dio, insegnandoci il vero abbandono dei figli quando pronunciamo sia fatta la tua volont.

    IL DESERTO INTERIORE

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    IL DISTACCO NELLA

    VITA SPIRITUALE

    Come tutti i valori cristiani quel-lo del distacco si presenta sotto una luce paradossale. Il cristiano deve e vuole vivere tutto con in-tensit: si impegna, lotta, soffre, gioisce cos che il suo ideale quello di una vita in pienezza.

    Lamore che la cifra della fede cristiana dinami-smo trasformante e non certo fredda immobilit. Dove allora si situa lo spazio per latteggiamento spirituale del distacco? La base di esso nella visione delluomo e della sua relazione con Dio. Solo Dio un assoluto e luomo qualcosa che si concepisce in relazione prima di tut-to col suo creatore, e poi coi suoi simili. Tutte le realt create sono relative e attraversate dal male nelluna o nellaltra forma. Perci luomo non pu risolversi nel-la relazione con esse. Anzi, quando le assolutizza ne re-sta deluso e il suo desiderio di pienezza e felicit rimane frustrato. Dunque, nel di-stacco si crea uno spazio di libert dove Dio interviene e luomo si decentra da se stes-so e dalle realt create. La tradizione spirituale cri-stiana suggerisce che latteggiamento del distacco si esercita su tre ambiti prin-cipali: distacco dalle cose, dalle creature e da se stessi. Il distacco dalle cose si basa sulla persuasione che luomo non vive di solo pane, che la sua ansia esistenziale non si placa col possesso delle cose. La terapia per costruire in noi latteggiamento spirituale corretto quella di evitare laccumulo di ci che non serve, di essere pronti alla condivisione, di praticare lelemosina, di non rattri-starsi se le cose vengono meno per qualsiasi motivo.

    Passo ulteriore il distacco dalle creature. In que-sto ambito si riorientano tutte le relazioni. Ogni le-game pu diventare malato o idolatrico, pu allonta-nare da Dio anzich condurre a lui. Spesso rimania-mo delusi nelle relazioni perch ci aspettiamo trop-po o pretendiamo da esse quello che non possibile. La terapia spirituale che facilita il distacco dalle creature consiste principalmente nel considerare gli altri per quello che sono accettandoli ed avendo misericordia: i loro limiti sono lo specchio dei nostri. I maestri della vita spirituale ci insegnano che il di-stacco pi arduo da conquistare quello da se stes-si, dalla volont propria. Nullaltro infatti come il nostro ego ci tiene in schiavit ed difficile da sconfiggere a motivo dellorgoglio. La terapia per crescere in tale ambito della vita spirituale acco-

    gliere quelli che Benedetto chiama gli obbrobria, cio le umiliazioni che la vita ci of-fre senza andarle a cercare e che depotenziano il nostro ego, ci ridimensionano e mortificano la nostra pre-sunzione. Concludendo dobbiamo dire che il distacco non il pun-to di arrivo del cammino spi-rituale, quanto piuttosto un suo strumento. Il punto a cui deve approdare piutto-sto labbandono in Dio. Man mano che progrediamo nella vita spirituale il distacco sar principalmente dal no-stro progetto per accogliere quello di Dio e lasciarci con-durre davvero da lui nella vita, indifferenti al fatto se si stia realizzando o no quel-lo che volevamo in partenza. In questa fase rinunciamo non tanto a cambiare il mon-do, ma ci persuadiamo che

    per cambiarlo davvero possiamo solo cercare di cambiare noi stessi.

    Quando per grazia di Cristo, ti sarai abituato a recidere la tua volont non vorrai pi che le cose avvengano secondo la tua volont, ma vorrai ci che accade e cos sarai in pace con tutti (Doroteo di Gaza).

  • 5 Per approfondire: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2015/index.html#angelus

    VERSO LA PASQUA

    Camminiamo nel mondo come Ges e facciamo di tutta la nostra esistenza un segno del suo amore per i no-stri fratelli, specialmente i pi deboli e i pi poveri. Cos lo rendiamo incontrabile per tante persone che tro-viamo sul nostro cammino. Se noi siamo testimoni di questo Cristo vivo, tante gente incontrer Ges in noi, nella nostra testimonianza. Ma il Signore si sente veramente a casa nella mia vita? Gli permettiamo di fare pulizia nel nostro cuore e di scacciare gli idoli, cio quegli atteggiamenti di cupidigia, gelosia, mondanit, invidia, odio, quellabitudine di chiacchierare e spellare gli altri? Ognuno pu rispondere a s stesso, in silen-zio, nel suo cuore. Ges far pulizia con tenerezza, con misericordia, con amore. La misericordia il suo mo-do di fare pulizia. Apriamogli la porta perch faccia un po di pulizia. (8 mar 2015)

    La consegna per i discepoli e per noi questa: Ascoltatelo!. Ascoltate Ges. E Lui il Salvatore: seguitelo. Ascoltare Cristo, infatti, comporta assumere la logica del suo mistero pasquale, mettersi in cammino con Lui per fare della propria esistenza un dono di amore agli altri, in docile obbedienza alla volont di Dio, con un atteggiamento di distacco dalle cose mondane e di interiore libert. Occor

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